in evidenza »

Sulla conversione ecologica

Ottobre 25, 2020 – 2:41 pm |

È sbagliato oltreché impossibile separare ambiente e società; sono due cose inestricabilmente connesse. Per questo, le misure di tutela dell’ambiente sono al tempo stesso misure di tutela della convivenza, in particolare della parte della popolazione maggiormente colpita dalla crisi ambientale: si chiama conversione ecologica.

Il tempo a nostra disposizione prima che la crisi climatica raggiunga il suo tipping point (l’irreversibilità) sta scadendo. …

Leggi l'articolo completo »

Attualità e politica »

Fase 2 per tornare come prima? No grazie. Conversione ecologica

Aprile 16, 2020 – 5:43 pm |

Il compito, la mission, del neonominato “doctor Wolf” Vittorio Colao e del suo team quasi tutto composto da manager e consulenti della grande industria è chiaro: accelerare il ritorno alla “normalità produttiva”: quella che ci conduce, in allegra compagnia con molti altri paesi, alla catastrofe climatica e ambientale prossima ventura. In gran parte la sua sarà mera opera di copertura, perché più di metà delle fabbriche ha già ripreso o non ha mai smesso di produrre. Ma per chi? E perché?

Per fare fronte a ordini già in corso; o per non perdere le commesse future; o per impedire che ce le porti via un altro; o per dimostrare che si è in grado di rispondere a futuri nuovi ordini, rispondono gli imprenditori. Non importa se si tratta di produzioni essenziali o no; se si vuole evitare una recessione, o ridurne la gravità, tutte le fabbriche sono essenziali. Tutto deve riprendere come prima, a costo di sacrificare salute e vita degli operai, delle loro famiglie, dell’intera comunità. Prima gli italiani? No, prima la produzione, il mercato, il profitto.

Ma proprio le imprese e i settori oggi in prima fila nell’imporre che si lavori costi quel che costi saranno anche, tra non molto, le prime a fare ricorso alla cassa integrazione e a mandare a casa gli operai che oggi costringono a lavorare.

Per la produzione di armi – F35, sottomarini e cannoni – forse il problema non si pone, perché i committenti sono lo Stato, che continuerà a indebitarsi per pagarle, e altri governi, che fino a che l’ultima goccia di petrolio sgorgherà dal sottosuolo ne useranno i proventi per armarsi fino ai denti. Poi, forse, si dovrà ridimensionare anche quel mercato di morte.

Ma chi comprerà le auto del 2020 e del 2021, quando gran parte di quelle prodotte nel 2018 e nel 2019 sono ancora nei piazzali in attesa – a prezzi scontati – di un compratore? E chi mai riuscirà a risollevare in pochi mesi o pochi anni un mercato crollato dell’83%? Certo, con la fine dello lock-down ci sarà una corsa a riprendere in mano il volante: è quello che invitano il sindaco di Milano e quelli come lui, perché sui mezzi pubblici si viaggerà distanziati e loro non intendono potenziare il servizio e organizzare uno scaglionamento degli orari di ingresso e di uscita da fabbriche e scuole. Ma tra riprendere a guidare l’auto vecchia e comprarne una nuova il salto è grande; e non alle viste. E dietro al mercato europeo dell’auto entrerà in crisi gran parte dell’industria meccanica e della siderurgia, imponendo, tra l’altro, ai lavoratori e ai cittadini (liberi e pensanti) di Taranto di trovare quello che in dieci e più anni Governo e sindacati non hanno avuto il coraggio o la capacità di cercare: un’alternativa occupazionale a un’impresa comprata – come tutti sanno – solo per chiuderla e accaparrarsene il mercato.

E la moda? Altro pilastro del cosiddetto “made in Italy”, opera per lo più del lavoro di altri paesi. Molti ci penseranno due volte prima di rinnovare il proprio guardaroba: se ne è accorto anche Armani. E senza una “ricaduta” popolare, l’alta moda delle sfilate rischia la fine di tutte le altre forme di turismo di lusso e dei “Grandi eventi”: fiere, expò, grandi mostre, campionati, grandi gare, olimpiadi. Il Giappone ne ha già avuto un assaggio.

De profundis, quindi, anche per l’aeronautica civile. E anche per le crociere, rivelatesi veri focolai di contagio (e per la cantieristica italiana, in gran parte votata a questo mercato). Ma anche per le vacanze esotiche: l’dea di ritrovarsi in mezzo a un contagio, un incendio, un uragano, una guerra, una rivolta di popolo, impossibilitati a tornare a casa, farà scegliere a molti mete più a portata di mano (e non è detto che sia un male). Reggerà forse il turismo religioso: c’è tanto bisogno di miracoli.

Il problema maggiore riguarda però agricoltura e alimentazione e ha poco a che fare con il coronavirus, ma molto con la crisi idrica, i cambiamenti climatici e la mancanza di manodopera schiava (quella fornita dagli immigrati “clandestini”, da sempre sfruttati, ma ora bloccati). Si rischia una vera e propria crisi alimentare (con supermercati semivuoti; e sarà sempre più difficile importare cibo dall’estero

) che farà capire a tutti che times are a-changing.

Insomma, correre ai ripari non vuol dire massacrare lavoratori e comunità per riattivare le vecchie produzioni, ma mettere in cantiere quelle nuove: impianti per le rinnovabili e l’efficienza energetica, ristrutturazione del già costruito, gestione accurata di risorse e rifiuti, mezzi di trasporto collettivi o condivisi, agricoltura biologica e di prossimità, riassetto idrogeologico dei territori e tutto ciò che è legato alla prevenzione: ce n’è abbastanza per impiegare e riqualificare eserciti di disoccupati. Gli operai delle produzioni “non essenziali” sono i primi a sapere che il loro posto è a rischio; per questo, quando possono, scioperano o si oppongono all’inutile apertura delle loro fabbriche. E se non lo sanno, è perché autorità (anche quelle che hanno dichiarato l’emergenza climatica e ambientale) e sindacati non gli hanno mai detto la verità. Gliela hanno nascosta per paura di dover cambiar tutto, a partire da loro stessi e dal loro ruolo. Ma se non lo fanno loro lo devono fare movimenti come Fridays for future ed Extinction Rebellion. Partendo da scuole e università, oltre che dalle piazze, per coinvolgere di lì famiglie, quartieri, istituzioni e sindacati. Senza mai rinunciare però all’azione diretta, e all’appoggio – non solo per denunciare, ma anche per progettare – dei saperi di scienziati ed esperti. Ce ne sono molti in giro, disoccupati o non valorizzati da chi li impiega, ma desiderosi, se gliene si offre l’occasione, di mettersi al servizio di una vera riconversione. Costruiamo insieme un futuro diverso.

L’unica cura è la conversione ecologica

Aprile 7, 2020 – 11:40 am |

E’ ormai chiaro che la pandemia di Covid-19 non è che una manifestazione della crisi climatica e ambientale in cui siamo entrati da tempo. Durerà a lungo, in forme intermittenti o permanenti, forse per reviviscenza dello stesso virus, forse per comparsa di virus nuovi. La “normalità” cui dobbiamo abituarci è questa; e in questa normalità, sia ancora dentro che già …

Salvarsi

Marzo 30, 2020 – 11:25 am |

Numerosi indizi, dal rapporto tra inquinamento e diffusione del virus a quello tra spillover e distruzione di habitat selvatici, fino a quello contagio e insalubrità di molti insediamenti umani, inducono a concludere che la comparsa del coronavirus non è che una manifestazione della crisi ecologica e che questapandemia non è che una manifestazione dell’emergenza climatica e ambientale già da tempo in corso. Cesserà – ce …

Ha ragione papa Francesco

Marzo 30, 2020 – 11:20 am |

Ha ragione papa Francesco: siamo tutti sulla stessa barca. Forse qualche anno fa su quella barca c’erano solo gli sfruttati: a remare; gli sfruttatori stavano a terra, al sicuro. Ma ora, con la crisi climatica e ambientale e la pandemia, in quel mare in burrasca ci siamo tutti. Alcuni continuano a remare, anche più forte di prima, per traghettarci sull’altra …

Rilancio della lettera aperta del 21 Marzo 2020, proposta dall’associazione laudato sì, per bloccare tutte le attività non essenziali.

Marzo 25, 2020 – 3:40 pm |

Sabato 21 marzo ho sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero – costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di …

Il virus viaggia in automobile

Marzo 24, 2020 – 6:43 pm |

Il mercato europeo dell’auto è crollato a febbraio e si è quasi azzerato a marzo, né si sa quando e se si riprenderà. Intanto, una dopo l’altra, le fabbriche del settore fermano l’attività, dopo aver costretto per oltre un mese gli operai a lavorare in condizioni di alto rischio per produrre auto e componenti senza mercato che intaseranno per …

Il tempo è ora

Marzo 18, 2020 – 10:13 am |

Molti si aspettano che, se e quando l’emergenza covid-19 sarà finita, la gente si precipiti nei negozi, dai concessionari e nelle agenzie per un’abbuffata di beni e spese superflue di cui si è dovuta privare per tanto tempo. Ma temono che l’insicurezza creata da questa incursione dell’imprevisto nelle nostre vite la trattenga da quei comportamenti, che sono indispensabili per “sostenere …

Il dopo comincia ora

Marzo 16, 2020 – 10:37 am |

Il covid-19 aggredisce i polmoni, blocca il respiro, uccide soffocando, chiude in casa quelli che non stanno ancora male. I suoi epicentri (la pianura Padana, la provincia dell’Hubei, il NordReno-Westfalia) sembrano essere territori con la massima concentrazione di inquinanti nell’aria, dove la gente ha respirato male per anni. Sono quelli che ora le foto dai satelliti ci mostrano liberati dalla …

Prepariamoci alla normalità

Marzo 9, 2020 – 3:20 pm |

Quando si ritornerà alla normalità? Ma la normalità è questa: quella delle misure dell’emergenza coronavirus. Quella che invece abbiamo conosciuta negli ultimi decenni (e anche prima) non era “normalità”, ma una immane deviazione da come sarebbero dovute andare le cose.

Nell’emergenza coronavirus ci sono cose inaccettabili se dovessero durare, che dobbiamo adoperarci per aggirare o superare al più presto (senza mettere …

Ai confini dell’orrore

Marzo 5, 2020 – 3:06 pm |

L’Europa, scrivono i giornali mainstream, non può reggere l’afflusso di un altro milione di profughi come quello del 2015. Ma nessuno si chiede perché la Turchia (un’economia emergente, ma in piena crisi) dovrebbe invece poter reggere quello di 3,5 milioni? Perché è, e solo perché è – questa è la risposta – una dittatura mascherata da democrazia autoritaria. Una dittatura …

Niente sarà più come prima

Marzo 2, 2020 – 4:24 pm |

La mobilitazione martellante e scomposta di politici e media contro il coronavirus ricorda Pierino e il lupo: che cosa mai si potrà fare per comunicare una vera emergenza, quando la crisi climatica alle porte comincerà a mordere veramente sulle nostre vite (come già sta facendo su quelle di milioni di altri esseri umani), ora che tutti vedono che il lupo …