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Crisi climatica, il cambiamento parte dalle scuole

Agosto 12, 2022 – 2:55 pm |

Riusciranno le 100mila firma raccolte da Repubblica in calce alla “lettera-appello degli scienziati alla politica” perché prenda atto della gravità della crisi climatica a spostare in prima pagina, e tutti i giorni, dal ghetto redazionale di Green&Blue, gli articoli sulle cause della scomparsa del Po, dello scioglimento dei ghiacci, degli incendi di metà delle foreste del pianeta, delle ondate di …

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Attualità e politica »

Riarmare l’europa?

Marzo 28, 2022 – 6:58 pm |

Da quasi settant’anni i responsabili dei governi europei ci ripetono che la strada per l’unificazione politica dell’Europa passa attraverso l’integrazione (graduale e progressiva) delle rispettive economie: si è cominciato con la CECA (comunità del carbone e dell’acciaio) e l’Euratom (nucleare civile), si è transitati per il serpente monetario e la moneta unica, per arrivare al fiscal compact, finalizzato a legare le mani ai governi che ne subiscono maggiormente le conseguenze negative: più si integravano le economie e più si allontanava l’unità politica. E’ mancato, ci dicevano, una regia delle politiche fiscali – un ruolo che per un po’ si era pensato di attribuire a Monti – mentre quel regista c’è ormai da parecchio tempo: è la BCE e, per un lungo periodo, Draghi: due personaggi formatisi sotto l’ala della Goldman Sachs. Ed è detto tutto, sia per quanto riguarda la loro consonanza con gli interessi dell’alta finanza, sia per quanto riguarda la loro dipendenza dalla politica degli USA.

Per promuovere una vera unità politica non serve quella loro economia, che anzi è di ostacolo. Ci vuole una politica comune all’altezza del ruolo che si intende ricoprire (o che si ritiene irrinunciabile per non finire “sommersi”). Ma quella politica non c’è: doveva e poteva essere una grande iniziativa di tutela dell’ambiente – e di promozione di una maggiore equità, indissolubilmente legata ad essa – e poi, in modo sempre più pressante, di salvaguardia del clima. Ma è stata sistematicamente disattesa (e per lo più, nemmeno compresa), anche se i responsabili dell’Unione Europea vantavano su di essa un inconsistente “primato”; oggi fragorosamente franato di fronte alla guerra in Ucraina, che li ha fatti precipitosamente ritornare – ma la cosa era già nell’aria – al carbone, al gas da ogni dove, alle nuove trivellazioni, al nucleare di ogni tipo e, consequenzialmente (l’economia fossile chiama alle armi), al potenziamento della spesa in armamenti.

Così adesso ci viene detto che il maggiore e mostruoso impegno finanziario di alcuni Stati membri europei sulle armi (ma anche su gas e nucleare), quello che Il Foglio, ignaro della risonanza che certi termini possono avere, ha chiamato “l’asse Roma-Berlino”, è la strada obbligata verso una “politica di difesa” (leggi un esercito) comune e attraverso di essa verso una politica estera più autonoma dalla Nato e dagli interessi degli Stati Uniti. Niente di più falso: l’aumento della spesa militare fino al 2% del PIL è proprio ciò che gli Usa e la Nato ci stanno chiedendo da anni – insieme ai sempre più numerosi impegni diretti degli Stati membri in tutti i teatri di guerra aperti negli ultimi anni: Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e ora di fatto Ucraina, anche se in modo indiretto. Manca forse un generale comune, come mancherebbe il regista delle politiche fiscali? No. Le forze armate della maggior parte degli Stati europei sono da tempo impegnate in manovre integrate della Nato, in corso anche ora, sotto il comando Usa e ai confini della Federazione Russa: proprio quelle che hanno dato a Putin la possibilità di sostenere che stava aggredendo per tutelarsi. Difficile che se ne sgancino.

Anche in questo caso – anzi, soprattutto in questo caso – una politica estera comune dell’Unione Europea non può nascere sulla punta delle baionette – oggi trasformate in bombe atomiche, o anche “convenzionali”, ma quasi altrettanto micidiali), ma solo da un impegno straordinario – e potenzialmente “trainante” – nella lotta contro la crisi climatica e la devastazione ambientale. Che avrebbe dovuto godere di quella prontezza di decisione messa invece in campo da tanti governi nel trasferire da un giorno all’altro risorse dal welfare alle armi.

Di fronte a questa deriva micidiale c’è da chiedersi se non sia proprio la scelta di sostenere la resistenza dell’Ucraina con un invio massiccio di armi (a integrazione di quelle che Nato e Usa avevano già più o meno segretamente inviato prima che scoppiasse la guerra) ad aver aperto la strada a quell’aumento della spesa in armamenti che anche molti dei fautori della scelta del sostegno armato all’Ucraina deplorano. Tra quelle due scelte non c’è alcuna consequenzialità, sostiene Gad Lerner su Il Fatto. E invece sì. Il papa lo ha capito, Gad no. Perché più si prolunga e si intensifica quella guerra con l’invio di armi – invece di puntare su una vera mediazione, a cui subordinare tutte le eventuali sanzioni messe in atto o in cantiere – e più si scivola verso una situazione irreversibile, che rende non sensato – perché non lo sarà mai – ma giustificato potenziare la barriera contro il possibile sconfinamento di quella guerra.

Gli esperti militari – e molti di coloro che si sono inopinatamente promossi tali – sono divisi tra due scenari alternativi: Putin è alle strette, sta perdendo e perderà la guerra; oppure Putin sta avanzando secondo un piano programmato. Nessuno di noi profani è in grado di pronunciarsi in proposito. Ma immaginare le conseguenze delle scelte fatte dai nostri governi, questo sì, è una responsabilità che tutti dovremmo assumere.

L’Ucraina e noi

Marzo 18, 2022 – 11:35 pm |

La Russia, cioè le forze armate della Repubblica Federale Russa, su ordine di Putin hanno aggredito l’Ucraina, ne hanno invaso buona parte del territorio, hanno bombardato infrastrutture, fabbriche e abitazioni, hanno ucciso diverse migliaia di ucraini, sia militari che civili, hanno costretto a fuggire dal paese più di due milioni di profughi e continuano nella loro avanzata.

L’Ucraina resiste e contrasta …

Pro e contro i no vax

Febbraio 19, 2022 – 4:48 pm |

La pandemia, come la crisi energetica o l’aumento dei prezzi o la scarsità di materie prime e semilavorati sono manifestazioni (nemmeno iniziali) della più generale crisi ambientale e climatica ormai in pieno corso.

Il modo in cui le classi dominanti – espressione di un ristretto establishment finanziario globale – hanno affrontato e stanno rispondendo alla pandemia anticipa e mette in luce …

La comunità, base della conversione ecologica

Gennaio 28, 2022 – 12:34 pm |

L’ECOLOGIA INTEGRALE

Salvare la vita del nostro pianeta e migliorare la condizione umana vuol dire prendersi cura della Terra. Questa prospettiva oggi ha un nome (anche se può averne molti altri): papa Francesco la chiama ecologia integrale. E’ l’unione indissolubile tra la giustizia sociale, che persegue un riequilibrio tra le condizioni di vita di tutti gli esseri umani, e la giustizia …

La conversione ecologica alla prova dei fatti

Gennaio 24, 2022 – 11:11 pm |

Il fallimento delle misure di contenimento del covid, tutte fondate sulle presunte virtù taumaturgiche di un vaccino, senza un vero potenziamento di ospedali, medicina territoriale, staff medico, formazione, aggiornamento, piani di prevenzione, distanziamento – cioè, più aule, insegnanti, trasporti, revisione degli orari urbani e quant’altro, tutte cose necessarie anche in vista dell’avanzare della crisi climatica – mette in luce la …

Covid, una prova generale sprecata

Gennaio 12, 2022 – 4:51 pm |

E’ ormai un’armata Brancaleone quella che dovrebbe traghettarci nella transizione ecologica. Il Governo Draghi? Forse è il peggiore di tutti quelli che l’hanno preceduto, se non altro perché di fronte alle aspettative che ne hanno promosso e accompagnato il varo, il tonfo è ancora più evidente.Come se a due anni dallo scoppio della pandemia che Draghi era stato chiamato a …

Note per un cambio di rotta

Gennaio 11, 2022 – 9:50 am |

La critica sociale, cioè la critica del “sociale”, della struttura dei rapporti tra individui, gruppi, classi e nazioni, si è andata in larga parte sviluppando nel corso del tempo – a partire, forse, dall’avvento della “modernità”, ma soprattutto a partire dal ’68, che ha fatto dei rapporti sociali l’orizzonte e il pilastro teorici e pratici della sua “identità” – come …

A che punto è la notte?

Dicembre 15, 2021 – 11:52 am |

A che punto è la notte? Due notizie, comparse su pagine diverse dei giornali dell’11.12, ma tra loro connesse, ce lo fanno capire. Una serie di uragani ha investito il Kentucky e quattro Stati adiacenti, con venti a 350 km l’ora, polverizzando una fabbrica con dentro i suoi operai e devastando diverse città, mentre a pochi Stati di distanza (Nord …

Quali no vax?

Novembre 29, 2021 – 6:41 pm |

Si moltiplicano in molti paesi le manifestazioni, anche violente, contro le misure di contenimento del covid19: mascherina, distanziamento, lockdown, obbligo vaccinale o Green pass (che di fatto è la stessa cosa). Non se ne può ignorare il significato politico (se lo hanno) o culturale e antropologico, che c’è e meno che mai trattarle con sufficienza.

Sono in tanti; poche altre manifestazioni arrivano a quei …

Abbandonare il paradigma della crescita a favore di quello della cura

Novembre 23, 2021 – 2:10 pm |

Se una cosa ci insegna la crisi climatica e ambientale è la necessità di abbandonare per sempre l’obiettivo della crescita economica. Ma come? Il contrario della crescita non è la decrescita, che è un effetto collaterale (in gran parte benefico), ma la cura. La crescita è un processo quantitativo – è l’aumento del Pil; di tutti i Pil – e non bada a che cosa, …

A Civitavecchia nasce una nuova coalizione sociale

Novembre 17, 2021 – 2:22 pm |

La mobilitazione in corso a Civitavecchia a favore di una transizione integrale da un impianto di termogenerazione alimentato a carbone, che deve comunque essere dismesso, a un impianto interamente alimentato da fonti rinnovabili – in particolare, da generatori eolici flottanti ancorati a diversi chilometri dalla costa, è ormai nota a molti, ma merita alcune considerazioni per inquadrarne meglio il significato.

La …