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Abbandonare il paradigma della crescita a favore di quello della cura

Novembre 23, 2021 – 2:10 pm |

Se una cosa ci insegna la crisi climatica e ambientale è la necessità di abbandonare per sempre l’obiettivo della crescita economica. Ma come? Il contrario della crescita non è la decrescita, che è un effetto collaterale (in gran parte benefico), ma la cura. La crescita è un processo quantitativo – è l’aumento del Pil; di tutti i Pil – e non bada a che cosa, …

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Attualità e politica »

Chi imporrà la conversione?

Agosto 4, 2021 – 5:55 pm |

La lotta dei lavoratori della GKN di Campi Bisenzio contro il loro licenziamento comunicatogli via whatsapp mette non solo loro, ma tutti coloro che hanno subito o stanno subendo un trattamento analogo allo scoccare della fine del blocco dei licenziamenti e, ancor più, tutti coloro, molto più numerosi, che troveranno i cancelli della loro fabbrica chiusi al rientro dalle ferie, di fronte a un dilemma che, da una diversa prospettiva – meno immediata, ma ancora più drammatica – coinvolge in modo radicale tutti i veri ambientalisti (ma vogliamo non chiamarci più tali? Siamo solo persone informate che prendono sul serio il futuro di noi tutti: cosa che il nostro governo, ma anche quello di quasi tutti gli altri paesi e l’insieme delle classi dirigenti – chiamiamoli pure padroni – del pianeta hanno dimostrato di non saper fare).

Il dilemma è questo: ci sono maggiori possibilità di un esito positivo di questa lotta imponendo la riapertura dello stabilimento, la ripresa di una produzione che tutto sommato era in attivo (ancorché a tirare le file ci sia una finanziaria che gli attivi li fa comprando e vendendo, chiudendo e spezzettando aziende, con dentro tutti quelli che ci lavorano, come fossero pezzi del macchinario), oppure prospettando fin d’ora una riconversione dell’impianto ad attività veramente funzionali alla conversione ecologica? Dove quel “veramente” sta a escludere ogni finto Green New Deal, come, per esempio, la motorizzazione elettrica di massa (un’auto elettrica nuova al posto di ogni auto termica vecchia; e una ciascuno per tutti gli abitanti della Terra). E, in attesa che la riconversione dell’impianto sia portata a termine, non occorre forse puntare sul reddito di base per tutti coloro che si trovano nella stessa condizione?

Una cosa va affermata con forza in premessa. E’ solo in mobilitazioni come quella della GKN, tanto più quanto più riescono a raccogliere intorno a sé il consenso, il supporto e l’adesione di una comunità e di una rete di solidarietà che va al di là dei confini territoriali, che si crea la forza necessaria a imporre una riconversione produttiva. Al di fuori dei momenti di lotta e dell’organizzazione che questi contribuiscono a creare (ma spesso, come nel caso della GKN, questa non è che l’emergere di un lavorio quotidiano che ha coinvolto negli anni la parte più attiva dei lavoratori) la “transizione ecologica” è destinata a rimanere un obiettivo astratto, privo delle gambe su cui camminare. Il problema è dunque studiare come una vera conversione ecologica, prospettata sulla base delle urgenze imposte dalle evidenze scientifiche ormai accessibili a tutti, possa integrarsi con le esigenze immediate di un numero crescente di lavoratori che di qui ai prossimi anni vedranno messi in forse il loro posto di lavoro, il loro reddito, la loro vita familiare, la loro dignità, a volte, la loro stessa esistenza dal businness as usual. Insomma, “come arrivare alla fine del mese senza perdere di vista la fine del mondo”.

Ai lavoratori minacciati nelle basi stesse delle loro esistenze spetta l’onere di guardare in faccia il loro futuro con realismo: quante chance reali ci sono che la proprietà riapra le porte dello stabilimento e che le tenga aperte per anni in futuro, o che una nuova proprietà non intervenga con progetti fasulli, per spillare qualche milione allo Stato, per poi non combinare nulla, o per portarsi via knowhow, mercato o anche il macchinario, come è successo in praticamente tutti i progetti di “riconversione” promossi dallo Stato?

Alle persone che si interrogano sulle possibili modalità di una transizione ineludibile e urgente, che comporti il minor costo possibile, in termini di giustizia sociale, per chi ne ha già pagati tanti e le maggiori possibilità possibili di rendere vivibili territori destinati a essere stravolti dalla crisi climatica e ambientale, spetta l’onere di essere seri: di non sedurre e farsi sedurre dalle prospettive di una transizione “indolore”, di una continuità degli stili di vita consolidati in modalità “sostenibili”. E, soprattutto, di non giocare a Napoleone, pensando a che cosa fare una volta al governo o al posto di chi comanda; perché questa eventualità non si presenterà mai nel tempo utile a nostra disposizione e ogni passo verso assetti sostenibili – soprattutto in direzione di un adattamento alle condizioni molto più critiche in cui dovranno vivere le prossime generazioni – dovrà essere strappato con le unghie e con i denti territorio per territorio, settore per settore, comunità per comunità. E sempre in un contesto di continuo conflitto.

La seconda premessa è che la riconversione produttiva non può essere realizzata, né promossa, azienda per azienda, impianto per impianto (molti dovranno essere ridimensionati o soppressi) e la responsabilità di concepirla, progettarla, promuoverla e realizzarla non può ricadere solo sulle spalle delle relative maestranze. Soluzioni come l’autogestione o il controllo operaio dell’azienda metterebbero solo i suoi lavoratori in competizione con quelli di altre aziende dello stesso settore. Occorre la mobilitazione di un’intera comunità territoriale e delle reti di solidarietà e di cooperazione a cui ciascuna può ricorrere. La riconversione, come l’assetto di una comunità più “adattata” alle condizioni critiche del futuro (l’idea che queste possano ancora essere sventate è da abbandonare definitivamente e ogni nuovo giorno ce lo conferma) è una questione che riguarda, volta per volta, ambiti territorialmente circoscritti. Solo la replicabilità delle iniziative adottate ne può garantire la propagazione e la ripresa nel resto del pianeta. Con un movimento reciproco.

Quale transizione?

Luglio 26, 2021 – 11:50 pm |

La crisi climatica e quella ambientale (ma gli incendi e le alluvioni afferiscono all’una o all’altra? O non sono forse manifestazioni dello stesso processo?) hanno trovato finalmente accesso ai giornali e ai servizi radio e TV, anche se vengono tenute alla larga dalle prime pagine e dalle aperture, che continuano a occuparsi soprattutto di covid.

L’Europa – dicono – è …

Quell’uomo è antiquato

Luglio 23, 2021 – 6:26 pm |

Mario Draghi, è il più perfetto rappresentante di una generazione antiquata di banchieri, politici, manager, baroni universitari e giornalisti che non è in grado di fare i conti con la crisi ambientale e climatica ormai in pieno corso. Non ci ha mai veramente pensato; aveva altro da fare. E oggi non ha la minima idea di come affrontarla.

Draghi è abituato …

L’auto, cartina al tornasole di un’economia insostenibile

Luglio 19, 2021 – 12:13 pm |

La mobilità, spostarsi da un posto all’altro, fa parte dell’essenza stessa della specie umana: che si è diffusa in tutti i continenti attraverso le migrazioni originarie, mentre altri spostamenti di massa sono stati effettuati da eserciti invasori, come nelle crociate, o da eserciti con al seguito interi popoli come nelle invasioni barbariche; o con deportazioni verso colonie di popolamento, compresa …

Il ritorno di Greta

Luglio 12, 2021 – 2:47 pm |

Greta Thumberg è tornata a dare il meglio di sé al vertice austriaco sul mondo promosso da Arnold Schwarzenegger, con Frau Merkel, Antonio Guterres ed altri. Rivolgendosi ancora una volta a tutti i potenti del mondo, ma per farsi ascoltare da tutti coloro che potenti non sono, ha spiattellato che nei sei anni che ci separano dal vertice di Parigi, …

Manutenzione e riparazione

Luglio 7, 2021 – 3:29 pm |

Da almeno cento anni l’accumulazione del capitale, quello che ora si chiama “crescita” e che sta al centro delle preoccupazioni di economisti, politici, manager e imprenditori, si regge sui mercati di sostituzione nel campo dei beni cosiddetti “durevoli”: non tanto l’acquisto di cose nuove – si ha già quasi tutto l’essenziale, e anche di più – ma l’acquisto di nuovi …

Il futuro dell’auto (una riflessione)

Maggio 18, 2021 – 1:22 pm |

Il ‘900 è stato il secolo dell’automobile. L’era dell’auto è iniziata con l’invenzione del motore a scoppio, un propulsore che ha permesso di liberarsi dal peso della macchina a vapore e dal vincolo di binari o di linee elettriche dedicate; e trova la sua conclusione negli sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) che grazie alla condivisione del veicolo …

Rieducare, retribuire, risarcire

Maggio 7, 2021 – 5:56 pm |

L’arresto di alcuni latitanti italiani rifugiati in Francia da decenni e protetti dal “lodo Mitterrand” non è che un’applicazione della legge, attribuendo però alla pena una finalità “retributiva” del tutto estranea alla Costituzione, che le attribuisce solo finalità rieducative (quelle che, come ha scritto Adriano Sofri, la permanenza in Francia aveva ampiamente realizzato). Che la pena debba avere anche finalità …

Quale anticapitalismo?

Aprile 9, 2021 – 6:29 pm |

Molte compagne e compagni (di strada?) insistono nel qualificare le loro idee, prassi e lotte come “anticapitaliste” senza mai chiedersi veramente che cosa significhi. Per molti è sottinteso che al di là del capitalismo non può esserci che un esito obbligato: il comunismo o il socialismo; che il capitalismo non sia che un bozzolo entro cui cresce una larva pronta …

Dal lavoro alla cura

Marzo 24, 2021 – 6:22 pm |

La pandemia che ha investito tutto il pianeta e costretto metà dei suoi abitanti – quelli che una casa ce l’hanno – a rinchiudersi nelle proprie abitazioni ha reso evidente la faglia che separa le attività nelle quali sono impegnati tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici: da un lato ci sono attività al servizio del benessere o del miglioramento …

Non si esce dall’era fossile con il metano

Marzo 19, 2021 – 5:41 pm |

L’Italia ha assunto l’impegno di fuoriuscire dal carbone entro il 2025. Ma tutto lascia presumere che il phase-out verrà perseguito spacciando per decarbonizzazione la sostituzione dei fossili più inquinanti con il metano. Il gas è tutt’ora in cima ai piani strategici di ENI, che punta a sostenere il suo business con il sequestro del carbonio (CCS): una tecnologia insicura, contraria …