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Belém: un elefante nella stanza

Novembre 17, 2025 – 9:39 pm | Commenti disabilitati su Belém: un elefante nella stanza

C’è un elefante nella stanza della COP30 in corso a Belém, un tema escluso dall’ordine del giorno, ma capace di pregiudicarne gli eventuali risultati (comunque scarsi, ma non più che nelle 29 COP che l’hanno preceduta). Quell’elefante è la guerra. Tutti sanno che guerra e lotta per il clima sono incompatibili, ma nessuno osa parlarne. Il tema non è all’ordine del giorno. Nessuno lo …

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Attualità e politica »

Il fallimento delle politiche verdi

Ottobre 8, 2025 – 8:33 am | Commenti disabilitati su Il fallimento delle politiche verdi

L’European Green Deal e gli Accordi di Parigi sul contenimento del riscaldamento climatico sono morti, uccisi dalla guerra e sepolti dalla spesa in armamenti e dalla conseguente militarizzazione della convivenza, mentre la crisi climatica e ambientale accelera la sua corsa. D’ora in poi la priorità spetterà alle misure di adattamento alle condizioni sempre più critiche che investiranno i territori e alle comunità locali che dovranno affrontarle, sperando che si costituiscono in attori capaci di compensare, almeno in parte, la diserzione dei rispettivi governi. La loro azione, se e quando si svilupperà e diffonderà, potrà anche contribuire alla mitigazione, cioè alla riduzione delle emissioni a effetto serra che per ora continuano a crescere.

Non sono stati Trump e il suo abbietto negazionismo climatico a uccidere la lotta ai cambiamenti climatici. L’abbandono degli impegni assunti o promessi dai Paesi dell’Occidente o della Nato (due aree ormai in larga parte coincidenti), ovvero dalle loro élite politiche, finanziarie e industriali, era già iniziato da tempo, con un voltafaccia che non ha riguardato solo i programmi, ma anche e soprattutto una cultura che dava la priorità, almeno a parole, alla pace e alla cura della Terra. Prima di poter seraficamente dichiarare che il Green Deal “è una cavolata” (e forse lo è stato realmente) l’establishment dell’Occidente aveva visto nella guerra, nelle armi e nel “capitalismo della sorveglianza” una prospettiva per tenere in piedi i propri affari più allettante, più sicura e più proficua degli incerti e altalenanti percorsi della transizione energetica. Cingolani che passa dal Ministero dell’Ambiente alla fabbrica di armi Leonardo ne è l’epitome.

Il fatto è che quei programmi di transizione, spesso spacciata per conversione ecologica, erano nati morti fin dal varo dell’Accordo Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC, 1992): sono sempre stati concepiti e gestiti dall’alto, senza mai coinvolgere le popolazioni e le cittadinanze a cui erano destinati, che avrebbero invece dovuto esserne protagoniste. Anzi, tenendole il più possibile all’oscuro dei rischi a cui si andava incontro e delle alternative tecniche e sociali disponibili per affrontarli (in questo campo la “disattenzione” dei media ha giocato la sua parte per oltre trent’anni). E sempre cercando di conciliare profitto e politiche climatiche, per non disturbare industria e finanza, lotta per il clima e stili di vita, per non spaventare “il pubblico”.

Insomma, si poteva e doveva proseguire sulla strada della “crescita” con investimenti “verdi” continuando a fare la vita di sempre, almeno per quelli che potevano esserne bene o male soddisfatti: gli elettori che votano. Magari irridendo e perseguitando i giovani che la crisi la prendono sul serio e vedono, giustamente, nero il loro futuro.

Quelle politiche “verdi” promosse dall’alto non sono mai state precedute né accompagnate da una consultazione popolare sulle scelte da fare. Eppure, il cambiamento di abitudini, lavoro, attività, consumi, produzioni che una vera lotta al cambiamento climatico richiede è radicale: può sì comportare un miglioramento della vita per molti, ma, come ha spiegato Naomi Klein in Shock Economy, comportano anche una perdita di potere per le élite, che infatti ne rifuggono come dalla peste.

Per nascondere questa verità elementare l’attenzione del pubblico, soprattutto in Occidente, è stata focalizzata sull’automobile: una “cosa” entrata da tempo nell’organizzazione della vita quotidiana o nelle aspirazioni di chi ne è privo, rendendo difficile anche solo l’idea di farne a meno. La mobilità fondata sull’auto personale non è fatta solo di veicoli, carburanti ed emissioni, ma anche di infrastrutture devastanti, di sviluppo urbano insostenibile, di consumo di suolo e spazi di vita, di  individualismo,  competizione e ostentazione: tutte cose che concorrono al riscaldamento globale. Ma invece di prevenirne l’inevitabile crisi e promuovere un’alternativa fondata sul trasporto pubblico, sia di massa che flessibile e personalizzato (peraltro facilitato dall’avvento della guida automatica) per liberare in due o tre decenni la Terra, le città e le strade dalla morsa del traffico, sostenendo con esempi concreti le tappe successive di una consultazione popolare, si è puntato tutto sulla sostituzione, uno a uno, dei veicoli termici con veicoli elettrici.

Sembrava una prospettiva promettente per l’industria e per il pubblico perché cambiava poco, ma non funziona: l’auto elettrica personale non elimina nessuno dei maggiori guai dell’auto termica, ossia particolato, consumo di suolo, congestione, competizione, ecc. Alla fine sia il pubblico che i produttori hanno visto che il gioco non valeva la candela: la conversione ecologica, mantenendo inalterati stili di vita e produzioni, non si può fare. E lo stesso vale per tanti altri settori o filiere, dall’agricoltura chimica agli allevamenti intensivi, dall’edilizia alla nautica da diporto, dalla modalità al turismo di massa. O si cambia veramente, con la convinta partecipazione dei più, o non vale la pena neppure provarci. Però l’adattamento, che richiamerà presto tutti all’ordine, richiederà molti più sforzi con meno risultati.

E adesso?

Settembre 22, 2025 – 9:53 pm | Commenti disabilitati su E adesso?

“Due Stati” o “ Un uno Stato unico” restano slogan senza futuro. Un’occasione per imboccare una strada nuova.

Oggi, 22 settembre, all’Assemblea Generale dell‘ONU, alcuni Stati importanti, tra cui Francia, Canada e Regno Unito (ma non l’Italia) hanno riconosciuto ufficialmente la Palestina, aggiungendosi ai 147 che lo hanno già fatto, e aderendo così alla soluzione dei due Stati. Ma è una …

Mezzo mondo come Gaza?

Giugno 29, 2025 – 4:38 pm |

Come sarà il mondo di domani? Gran parte di esso, oltre la metà, sarà come è adesso Gaza e come era stata, ormai quasi un secolo fa e oltre, gran parte della comunità ebraica europea. Si sta avverando la tremenda profezia di Primo Levi: è successo, può succedere ancora.

Intere popolazioni, giudicate superflue o dannose, si ritroveranno rinchiuse entro confini invalicabili, …

Quel deserto chiamato pace

Giugno 8, 2025 – 12:54 pm |

Si vis pacem para bellum: se vuoi la pace prepara la guerra. La pace di chi la persegue in questo modo non è altro che guerra. In questa sequenza: riarmo, guerra, vittoria, imposizione delle proprie condizioni al nemico vinto, oppure sterminio. Anche questo è uno dei tanti modi di chiamare la pace: Solitudinem faciunt, pacem appellant (Tacito), fanno un deserto …

La rivoluzione di Francesco. La cura del creato

Maggio 2, 2025 – 3:27 pm |

Papa Francesco era “reazionario” (come scrive Cinzia Sciuto)? In diversi lo hanno sostenuto durante tutto il corso del suo pontificato, ma ora, proprio mentre nel rendergli omaggio esplode la mobilitazione di popolo e di leader, mondiali e no, questa accusa torna a farsi avanti con più insistenza. Le motivazioni sono sempre le stesse; non aver dato battaglia su questioni cosiddette …

L’erede di Francesco

Aprile 22, 2025 – 5:51 pm |

Forse nessun papa come Francesco ha suscitato il bisogno di una riflessione profonda e sentita su sé stessi e sul mondo non solo in una parte consistente del cattolicesimo, ma anche tra un grande numero di non credenti. Ma difficilmente un papa ha suscitato anche tanta ostilità: non solo tra coloro di cui contrastava apertamente pensiero e azioni su questioni …

Un nuovo manifesto di Ventotene?

Aprile 5, 2025 – 3:05 pm |

Lo sguardo sulla Terra da un satellite artificiale ha lasciato folgorati quasi tutti degli astronauti che lo hanno potuto gettare, tanto da indurre alcuni a cambiare completamente il loro modo di pensare. La Terra, ha dichiarato uno di loro, mi è apparsa un corpo unico, tutto interconnesso, molto fragile, tormentato dagli interventi umani. Quelle prime immagini pervenute dallo spazio avevano …

Fare l’amore e non la guerra

Aprile 5, 2025 – 2:51 pm |

Per un po’ tutti abbiamo voluto o finto di crederci: che da una parte ci fosse solo l’1 per cento (di fatto, lo 0,0001 per cento: i padroni della Terra) e dall’altra tutti gli altri, noi. Non era, non è, così. Intorno a quel pugno di potenti c’è una solidissima struttura: una gerarchia di uomini e donne, ciascuno e ciascuna …

L’europa che non c’è

Marzo 16, 2025 – 4:35 pm |

Quali altre sanzioni contro la Russia potrà mai varare l’Unione Europea, dopo che quelle già in atto hanno dimostrato scarso impatto sul potenziale militare russo, enormi danni per l’economia europea e vantaggi altrettanto grandi, soprattutto con la vendita di gas a prezzi di affezione, per gli Stati Uniti?

Che tipo di “difesa armata” potrà mai costruire l’Unione Europea autorizzando ogni singolo …

Non li hanno visti arrivare (i nuovi padroni)

Febbraio 27, 2025 – 2:58 pm |

Tutti i commentatori che per anni si sono spesi in ogni modo per affermare, ribadire e confermare la “nostra” (cioè la “loro”) fedeltà atlantica adesso si stracciano le vesti perché “l’America” (cioè gli USA; le Americhe sono un’altra cosa) non è più la stessa. Il colpo è stato forte, ma il loro sconcerto durerà poco. Presto li vedremo allineati con …

Automotive, il miraggio della ripresa

Dicembre 18, 2024 – 10:02 am |

Riuscirà una massiccia iniezione di sussidi, quella rivendicata da Confindustria, sindacati e opposizione, i 4,6 miliardi di euro che il governo ha sottratto al settore (per darli al Ponte?), o quella proposta a livello di Unione Europea (100 miliardi, ma forse 500, da finanziare con gli eurobond…) ad arginare o invertire il corso della crisi dell’automotive?

Per fare che cosa? Per …