Titoli tossici, noi come la Grecia (“il manifesto”, 27 giugno 2013)

Chi o che cosa ha autorizzato i nostri governi a giocare al casinò dei derivati con il denaro degli italiani? Quale regolamento interno, quale legge, quale norma della Costituzione? E perché non se ne può sapere niente? Secondo quanto riferito da la Repubblica (e dal Financial Times) del 26.6, il Tesoro italiano è esposto per 160 miliardi di euro (più di un decimo del PIL italiano) con operazioni sui derivati la cui data di stipulazione non è nota; il governo Monti ne ha rinegoziati nel corso dell’anno scorso per un importo di 31 miliardi, registrando su queste operazioni una perdita potenziale, non ancora giunta a scadenza, di circa 8 miliardi (poco meno dell’importo con cui la ministra Gelmini e, dopo di lei, il ministro Profumo sono riusciti a distruggere sia la scuola che l’Università italiane). Naturalmente il Ministro del Tesoro ha subito smentito ogni rischio, ma quella smentita vale quanto il Ministro: cioè zero. Infatti solo un anno fa, su un’altra partita di derivati del Tesoro si era già registrata una perdita di 3 miliardi, saldata dal governo Monti. Su di essa c’era stata una interrogazione parlamentare dell’IdV e una elusiva risposta – “si tratta di un caso unico e irripetibile” – del sottosegretario Rossi Doria; designato a rispondere non si sa perché, dato che Rossi Doria si occupa di scuola e non di finanza, materia sui cui è lecito supporre una sua totale incompetenza. Ma se tanto dà tanto, sui 160 miliardi di derivati in essere, le perdite “a futura memoria”, che verranno cioè caricate sul bilancio dello Stato nel corso degli anni, per poi dire che gli italiani sono vissuti “al di sopra delle loro possibilità”, potrebbero ammontare a parecchie decine di miliardi di euro. Leggi tutto “Titoli tossici, noi come la Grecia (“il manifesto”, 27 giugno 2013)”

Il secondo default della Grecia (“il manifesto”, 13 dicembre 2012)

Concentrata sulle dimissioni di Monti e sulla arridiscesa in camposanto (ovviamente in senso metaforico) di Berlusconi, la stampa nazionale ha dato poco rilievo a una notizia che invece ne meritava assai di più. Per la seconda volta nel giro di un anno o poco più lo Stato greco è fallito: cioè ha ristrutturato il suo debito con una manovra che altrove si chiama default, e che consiste nella decisione di rimborsare solo in minima parte un debito in scadenza; una specie di “concordato preventivo”. Tutto su indicazione della Troika (BCE, FMI e Commissione europea), del Governo tedesco e di tutti gli altri Stati che in questi tre anni hanno imposto alla Grecia, alla sua economia e alla sua popolazione, di andare i malora. Se quella ristrutturazione fosse stata fatta tre anni fa, allo stesso costo, l’economia greca sarebbe ancora in piedi e l’euro e l’Unione europea non ne avrebbero subito i contraccolpi che hanno spinto l’intero continente (Germania compresa: anche lì la crisi è alle porte) verso il cosiddetto double dip: cioè una ricaduta nella crisi molto peggiore della prima. Ma chi sono i responsabili di questa situazione? Sapientoni come Trichet, Draghi e Monti che vivono solo di spread e denaro e non sanno niente del sangue che scorre nelle vene e nei corpi della gente che governano; o, meglio, che amministrano. Nessuno di loro aveva previsto la crisi: né la prima né la seconda. E Monti, dopo il primo memorandum della Troika che aveva messo la Grecia alle corde, sosteneva che quel paese aveva finalmente imboccato la strada della ripresa. Così, diventato Presidente del Consiglio, ha lavorato e ancora lavora per fare imboccare all’Italia la stessa strada; sostenendo, naturalmente, che sta salvando il paese. Leggi tutto “Il secondo default della Grecia (“il manifesto”, 13 dicembre 2012)”

Euro, da sogno a incubo (“il manifesto”, 27 novembre 2012)

I veri europeisti sono coloro che sostengono che non si può procedere verso un’Europa dei popoli se non si ha innanzitutto il coraggio, e poi la forza, di imporre una revisione radicale di tutto l’assetto finanziario su cui si è retta finora la sua costruzione. Ma bisogna che le forze sociali che lo vogliono veramente si uniscano in un movimento comune. Leggi tutto “Euro, da sogno a incubo (“il manifesto”, 27 novembre 2012)”

Affamare la bestia (“il manifesto”, 19 ottobre 2012)

“Affama la bestia” è lo slogan con cui Ronald Reagan aveva inaugurato il trentennio di liberismo di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. La “bestia” per Reagan era il governo: che – è un altro suo celebre detto – “non è la soluzione ma il problema”. La bestia da affamare è in realtà la democrazia, l’autogoverno, la possibilità per i cittadini e i lavoratori di decidere il proprio destino. Il programma è di mettere tutto in mano ai privati, che si appropriano così delle funzioni di governo e le gestiscono in base alle leggi del profitto. Quel programma è stato ora tradotto dall’UE e dai governi dell’eurozona in due strumenti micidiali: il pareggio di bilancio e il fiscal compact. Con queste due misure in Italia verranno prelevati ogni anno dalle tasse, cioè dai bilanci di chi le paga, quasi 100 miliardi di interessi e altri 45-50 di ratei, per versarli ai detentori del debito: in larga parte banche e assicurazioni sull’orlo del fallimento per operazioni avventate e altri grandi speculatori nazionali ed esteri, e solo in minima parte singoli risparmiatori. Leggi tutto “Affamare la bestia (“il manifesto”, 19 ottobre 2012)”

Una nuova economia per una nuova Europa (“il manifesto”, 25 luglio 2012)

Una classe dirigente inetta, incolta, arrogante, asservita sta portando alla rovina l’Europa e con essa le principali conquiste che il movimento operaio e la cultura democratica avevano realizzato nel corso di un secolo di lotte: contrattazione collettiva, “pieno impiego”, diritti sindacali, sanità, pensione, istruzione, ricerca e cultura come diritti universali: promossi per il bene di tutti e non nel solo interesse di chi li paga o ne beneficia. La combinazione e l’emersione contemporanea di tante manchevolezze nelle nostre classi dirigenti è riconducibile all’adesione di tutte, per molti esplicita e per gli altri sottintesa (in base all’assunto che “non c’è alternativa”) alla teoria liberista che affida il governo della società al mercato; anzi, ai “mercati”: sempre meno identificati come un sistema di relazioni tra soggetti indipendenti e sempre più come un insieme di potenze imperscrutabili nelle cui mani è riposto il destino del mondo.  Leggi tutto “Una nuova economia per una nuova Europa (“il manifesto”, 25 luglio 2012)”

La Grecia siamo noi (“il manifesto”, 17 febbraio 2012)

 A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla BCE, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura impostale dalla cosiddetta Troika (BCE, Commissione europea e FMI) presenta l’aspetto di un paese bombardato: un’economia in dissesto; aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell’interesse della finanza internazionale. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c’è in vista alcuna “ricostruzione”, o “rinascita”, “ripresa”; ma solo un fallimento ormai certo – e dato per certo da tutti gli economisti che l’avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa – procrastinato solo per portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c’entrano eccome. All’origine di quel debito, oltre alla corruzione e all’evasione fiscale, ci sono le Olimpiadi del 2004 (costate oltre un decimo del PIL) e l’acquisto di armi, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della “benevolenza” europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del PIL. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), evasione fiscale e corruzione che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo. Leggi tutto “La Grecia siamo noi (“il manifesto”, 17 febbraio 2012)”

Sulla probabilità del default dei titoli di stato italiani (il manifesto, 13 settembre 2011)

Ora si comincia a parlare di default (fallimento) come esito – o come soluzione – del problema del debito pubblico italiano. La discussione assume spesso aspetti molto tecnici, ma il problema è politico e merita maggiori approfondimenti su entrambi i versanti. Se si dichiara fallimento imboscando dei fondi, è truffa. Ma è truffa anche se una condizione insostenibile viene protratta oltre ogni ragionevole possibilità di recupero; in particolare, per spremere tutti quelli che si riesce a spennare con la scusa di rimettersi in sesto, prima di dichiarare che “tanto non c’è più niente da fare”. Proprio quello che l’Unione Europea e i suoi governi (e non solo la BCE) stanno chiedendo a Grecia, Portogallo e Irlanda, ma forse anche all’Italia. Leggi tutto “Sulla probabilità del default dei titoli di stato italiani (il manifesto, 13 settembre 2011)”