Crisi del mercato – italiano ed europeo – dell’auto, attacco governativo agli incentivi per le energie rinnovabili, movimenti NoTav, NoTem (Tangenziale esterna milanese) ed altri simili: sono fatti da prendere in considerazione insieme. E insieme, anche, a due altri problemi: chi deve tenere insieme quei fatti? E dove? Di questi tre problemi il più serio è il terzo: perché occorre ricostituire uno spazio pubblico – o molte sedi: una per ciascuno dei territori che sono interessati a quei fatti – dove affrontare la discussione in modo operativo. La soluzione del secondo problema coincide in gran parte con quella del terzo: una volta costituita una sede del genere, la partecipazione di una cittadinanza attiva, e di una schiera di lavoratori che aspettano solo di riprendere in mano il loro destino, è molto più facile: c’è nel paese una spinta alla partecipazione che da anni non si sentiva più (la Valle di Susa insegna). Quanto alla crisi dell’auto, agli incentivi per le rinnovabili e alla resistenza contro le Grandi opere, parlano da sé. Li possiamo riassumere così: Leggi tutto “Dobbiamo muoverci (“il manifesto”, 10 aprile 2012)”
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L’uscita di Fiat da Confindustria (il foglio, 5 ottobre 2011)
La Fiat che esce da Confindustria è come il sorcio che abbandona la nave che affonda. Il sorcio è Marchionne, che pensa di aver trovato un vascello più sicuro in Chrysler, le cui vendite viaggiano a gonfie vele negli Stati uniti, anche se in un mare agitato, dove la più piccola delle big three (che però produce auto smisuratamente grandi e voraci) continua a rischiare la fine del vaso di coccio. In questo trasbordo il sorcio si porta dietro il know how motoristico della Fiat (uno dei più robusti del mondo, costato al contribuente italiano, nel corso degli anni – e ancora ora, con la CI – miliardi di euro). E, mentre chiude tre grandi stabilimenti (CNH di Imola, Termini Imerese e Irisbus) lascia qui, insieme alla patacca del piano “Fabbrica Italia”, la girandola dei prodotti che dovrebbero riempire gli stabilimenti ormai vuoti: un monovolume; anzi, no, due suv da montare con pezzi provenienti da Detroit e da rivendere – su e giù per l’Atlantico – negli Usa; anzi no, una city-car, ovvero la nuova “topolino”; anzi no, un suv targato Jeep, da vendere in Europa (dove Fiat non ha né esperienza né rete per piazzare questo mostro metallico). D’altronde il marchio non va bene né qui né in Brasile (già fiore all’occhiello di Marchionne, quando spiegava che i suoi guai sono solo italiani). Leggi tutto “L’uscita di Fiat da Confindustria (il foglio, 5 ottobre 2011)”
Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)
Ci risiamo. Adesso è il turno delle carrozzerie Bertone. Il ricatto è sempre quello: o fate quel che dico IO – rinunciate alla salute (quel poco che vi resta), ma anche ad ammalarvi; alla famiglia (vi aspettano diciotto turni più gli straordinari); ai diritti (quello di sciopero e quello di scegliere i vostri rappresentanti); ai ricorsi in tribunale (Marchionne è allergico ai giudici come Berlusconi; molto meglio gli “arbitri” introdotti da Sacconi) – o si chiude e me ne vado altrove. Leggi tutto “Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)”
Un articolo (a richiesta) sulle dichiarazioni di Marchionne a “Che tempo che fa” (26 ottobre 2010)
Per oltre quattro anni Sergio Marchionne è stato uno dei manager più discreti d’Italia: comunicava con il resto del paese attraverso i bilanci dell’azienda, gli interventi in consiglio di amministrazione e i suoi maglioncini. Da qualche tempo ha cominciato a fare delle clamorose uscite in pubblico.
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In risposta a una domanda spiritosa di Rossana Rossanda (28 ottobre 2010)
“Perché – chiede Rossana Rossanda sul manifesto di venerdì scorso – Guido Viale non propone di chiudere la Fiat?”
Perché la Fiat, quella di Termini Imerese, l’ha già chiusa Marchionne; e quella di Pomigliano la chiuderà presto, se gli operai, senza diritti, senza pause e senza giornate libere da passare in famiglia, non gli produrranno 240mila veicoli all’anno invece dei poco più di mille attuali (cosa altamente probabile); o anche se non riuscirà a venderli tutti (cosa ancora più probabile).
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Spin-off Fiat (il manifesto, 15 settembre 2010)
“E’ curioso notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20 miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat al governo per raddoppiare la produzione di auto nel paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture”. Così Massimo Mucchetti sul Corriere della sera del 13 settembre, analizzando significato e prospettive del cosiddetto spin-off del gruppo, cioè la separazione del comparto auto e relative componenti da quello dei veicoli industriali e delle macchine per il movimento terra.
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Sulla presunta fne della lotta tra operai e padroni (“il manifesto, 30 agosto 2010)
Per Marchionne, per la Marcegaglia e per molti altri che hanno frequentato il meeting di Comunione e liberazione la lotta di classe è un residuo di un passato da superare, così come lo è la conflittualità sindacale o la lotta “tra operai e padroni”.
Così si capisce meglio dove mirassero le tante polemiche fuori tempo massimo contro il ’68 e la sua cultura distruttiva. Però, come giustamente ha fatto notare Adriano Sofri sulla sua piccola posta, la frase “basta lotta tra padroni e operai” prende una sfumatura diversa a seconda che a pronunciarla sia un operaio o un padrone.
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Marchionne al meeting di Comunione e Liberazione (tratto da “il foglio 27.08.10)
(questa è la versione originaria dell’articolo, prima dei tagli resi necessari dall’impaginazione)
DAL PATTO PER L’ITALIA A FABBRICA ITALIA
Il manager più riservato e internazionale del mondo industriale italiano, tutto Svizzera e lavoro (in Italia e negli Usa, ma anche in Messico, Brasile, Turchia, Serbia, Polonia, India, Cina e altro), rimasto per anni estraneo ai riti confindustriali e paragovernativi, si è sfilato il maglioncino di ordinanza (ma se lo cambierà mai o è sempre lo stesso?) per presentarsi in maniche di camicia a sostenere le ragioni della Fiat, cioè la sue, al meeting di Comunione e Liberazione: la più governativa delle associazioni del paese (basta guardare il parterre degli invitati, e la dose di applausi tributati a questo e a quello); beninteso dopo le “squadre della libertà” di Vittoria Brambilla, sguinzagliate da Berlusconi in vista delle elezioni. Perché?
Perché il Governo Berlusconi è di fatto diventata la “cinghia di trasmissione” tra le pretese del mondo delle imprese italiane, messo alle strette dalla globalizzazione, e i sindacati di stretta osservanza governativa: Cisl e Uil (la Fismic è una nuova edizione di un vecchio sindacato aziendale). Leggi tutto “Marchionne al meeting di Comunione e Liberazione (tratto da “il foglio 27.08.10)”
Un raccolta di articoli sul tema della riconversione a proposito della Fiat di Termini Imerese, Pomigliano, Mirafiori (luglio 2010)
TERMINI IMERESE
Un’”anticipazione” di Repubblica del 21 aprile scorso attribuiva alla Fiat un ambizioso piano industriale Fiat-Chrysler da 5,5 milioni di vetture all’anno per il 2015 (2,7 milioni Fiat e 2,8 milioni Chrysler). Un piano molto vicino, anche senza Opel, ai 6 milioni di auto all’anno che mesi fa Marchionne aveva fissato come obiettivo irrinunciabile per non scomparire in un mercato dell’auto sempre più competitivo. Leggi tutto “Un raccolta di articoli sul tema della riconversione a proposito della Fiat di Termini Imerese, Pomigliano, Mirafiori (luglio 2010)”
Prefazione al libro di Cohn Bendit, “Osare di più” (Edizioni dell’asino)
In questo libretto, che raccoglie alcuni dei suoi più recenti interventi legati al lancio della lista Europe Écologie, come in tutta la sua ormai lunga biografia politica e culturale – a partire dalla sua partecipazione al gruppo 22 marzo, che era stato il fattore di innesco del maggio francese più di 40 anni fa, e passando per la costituzione del gruppo francofortese Revoltionär Kampf e poi alla promozione del partito dei Verdi della Repubblica federale tedesca – Daniel Cohn-Bendit unisce passione, intelligenza e impegno. Leggi tutto “Prefazione al libro di Cohn Bendit, “Osare di più” (Edizioni dell’asino)”
