L’estremismo del capitale (“il manifesto”, 27 marzo 2012)

Ferruccio de Bortoli in un suo editoriale sul Corriere della Sera di sabato ritiene che il rischio che le imprese usino la riforma dell’art. 18 per liberarsi anche dei lavoratori scomodi (come ho sostenuto sul manifesto) oltre che di quelli anziani o logorati dal lavoro (come ipotizzato lo stesso giorno dal prof. Mariucci su l’Unità) rispecchi «una visione novecentesca, ideologica e da lotta di classe che non corrisponde più alla realtà della stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro». Poi si chiede se le minacce dei capi a cui facevo riferimento nel mio articolo del giorno prima – «Appena passa l’abolizione dell’art. 18 siete fuori!» – rappresentino effettivamente «il clima che si respira nelle fabbriche, al di là di qualche isolato episodio». Rispondo: forse non in tutte; ma in molte aziende certamente sì. Altrimenti non si capirebbe come mai decine di migliaia di lavoratori abbiano risposto immediatamente, superando spesso anche le divisioni sindacali, alla dichiarazione di sciopero di Fiom e Cgil.
Questo è sicuramente il clima che si respira negli stabilimenti Fiat, dove una sentenza di appello ha sancito che il licenziamento di tre operai, iscritti o delegati della Fiom, è stata una rappresaglia antisindacale. Da mesi poi si ripetono, su giornali e talk show, denunce del fatto che dalle riassunzioni nello stabilimento Fiat di Pomigliano sono stati esclusi completamente gli iscritti alla Fiom. Leggi tutto “L’estremismo del capitale (“il manifesto”, 27 marzo 2012)”

La posta in gioco (“il manifesto”, 23 marzo 2012)

L’azzeramento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è una misura per rendere “flessibile” il mercato del lavoro, ma per rendere “rigidi” (fino al parossismo) il regime di fabbrica e la stretta sui ritmi di lavoro. Certamente nei prossimi mesi e anni ci saranno, uno a uno, o, meglio, quattro a quattro ogni quattro mesi, decine di migliaia di licenziamenti individuali per “motivi economici”. Sappiamo già chi verrà colpito, perché da qualche mese i capi girano nei reparti e minacciano i delegati non allineati e gli operai che resistono all’intensificazione del lavoro, annunciando loro che, “appena passa l’abolizione dell’art. 18, sei fuori!”. Leggi tutto “La posta in gioco (“il manifesto”, 23 marzo 2012)”

“Sbagliato partire dall’articolo 18 per rilanciare l’Italia, cinque i settori su cui puntare” (tratta da “tiscali.it”)

di Michael Pontrelli
Sulla difesa dell’articolo 18 “la Camusso ha ragione”. Ridurre i diritti dei lavoratori in nome della crescita” è una bugia” perché “per almeno un decennio l’Italia è destinata a non crescere”. Per affrontare la nuova fase di stagnazione “bisogna riconvertire l’economia “ puntando sui nuovi settori della green economy. Guido Viale, economista e membro del Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, ribalta i termini della discussione economica in corso e propone per il nostro Paese un modello di sviluppo che nella sola Germania “ha già creato oltre 300.000 mila posti di lavoro”.
Nelle ultime ore al centro del dibattito politico economico è la riforma del mercato del lavoro. La Camusso ha ragione quando afferma che “la difesa dell’articolo 18 è un fatto di civiltà”? 
“Assolutamente sì, senza se e senza ma”. Leggi tutto ““Sbagliato partire dall’articolo 18 per rilanciare l’Italia, cinque i settori su cui puntare” (tratta da “tiscali.it”)”

Tutto il potere ai territori. Intervista (Left, 10 agosto 2011)

Guido Viale è da molto tempo un paladino della battaglia per una nuova economia che tenga conto dell’ambiente e delle relazioni sociali e metta al centro l’obiettivo di una qualità della vita migliore. Un utopista concreto, come si autodefinisce riprendendo una frase di Alex Langer, ha da poco pubblicato La conversione ecologica (NdA press,185 pagine,10 euro) in cui ipotizza una rivoluzione verde nella produzione industriale (dall’automotive alle fonti rinnovabili). Di recente ha lanciato la proposta di risolvere la crisi di Fincantieri attraverso le autostrade del mare, passando cioè dalla costruzione di navi da crociera a navi da trasporto merci. A lui, che, tra l’altro, si è occupato molto di recupero degli scarti e dei rifiuti e di politiche dei beni comuni, abbiamo chiesto di delineare lo scenario in vista dei referendum che toccano temi legati all’ambiente e alla gestione del territorio. Leggi tutto “Tutto il potere ai territori. Intervista (Left, 10 agosto 2011)”

Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)

Anche i quattro milioni di precari italiani, come i due milioni di disoccupati, e i milioni di lavoratori “scoraggiati” di cui le statistiche nemmeno tengono conto, anzi, soprattutto loro – e non solo i lavoratori delle aziende in crisi o votate a entrare in crisi in un prossimo futuro – hanno bisogno di una grande conversione ecologica. Leggi tutto “Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)”

Sul nuovo feudalesio aziendale instaurato dall'”accordo” di Mirafiori (il manifesto, 19 febbraio 2011)

L’accordo sottoscritto a Mirafiori da tutti i sindacati tranne la Fiom e passato al vaglio di un referendum con un ristretto margine di voti, espressi sotto il ricatto di perdere per sempre il lavoro, rischia di ripiombare il paese in un vero e proprio “feudalesimo aziendale”.

Quell’accordo, che ogni lavoratore dovrà poi sottoscrivere individualmente se vuole essere riassunto dalla nuova società (NewCo) che nascerà alle Carrozzerie di Mirafiori, prevede una gravissima limitazione del diritto di sciopero e l’abolizione della rappresentanza elettiva a favore di una gestione dei contenziosi affidata ai sindacati firmatari. Ma senza alcun miglioramento delle condizioni di lavoro o della sicurezza dell’occupazione. Leggi tutto “Sul nuovo feudalesio aziendale instaurato dall’”accordo” di Mirafiori (il manifesto, 19 febbraio 2011)”

Sulla presunta fne della lotta tra operai e padroni (“il manifesto, 30 agosto 2010)

Per Marchionne, per la Marcegaglia e per molti altri che hanno frequentato il meeting di Comunione e liberazione la lotta di classe è un residuo di un passato da superare, così come lo è la conflittualità sindacale o la lotta “tra operai e padroni”.
Così si capisce meglio dove mirassero le tante polemiche fuori tempo massimo contro il ’68 e la sua cultura distruttiva. Però, come giustamente ha fatto notare Adriano Sofri sulla sua piccola posta, la frase “basta lotta tra padroni e operai” prende una sfumatura diversa a seconda che a pronunciarla sia un operaio o un padrone.
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