La Conversione Ecologica della Lombardia: il 24 novembre a Milano

Sabato 24 novembre la nuova ShaKe Libreria Interno4 di Milano ospiterà alle ore 18,00 un incontro sul tema “La Conversione Ecologica della Lombardia”.

A partire dal libro La conversione ecologica (NdA Press) l’autore Guido Viale e Andrea Di Stefano (direttore della rivista Valori, candidato alle primarie del centrosinistra per la Presidenza della Regione Lombardia) discutono di lavoro, sociale e conversione ecologica in vista delle elezioni per la Presidenza della Regione Lombardia.
Modera l’incontro Paolo Hutter (giornalista, direttore di Eco dalle Città).

A seguire buffet a cura di Milanima.

Informazioni:
ShaKe Libreria Interno4
Vicolo Calusca 10/F, Milano
tel. 02-58317306
www.shake.it
www.ndanet.it 

Per l’elaborazione di un documento sul lavoro per il nodo Alba di Milano

Alla luce della crisi ambientale, sociale e poi economica e finanziaria con cui si è aperto il nuovo secolo il lavoro si presenta in una molteplicità di sfaccettature (più che il lavoro, i lavori) che è difficile ridurre ad unità sia nell’analisi che, a maggior ragione, nelle rivendicazioni e nell’elaborazione programmatica. Volendo semplificare, abbiamo di fronte per lo meno cinque grandi categorie di attività e di condizioni esistenziali – e un numero anche maggiore di problematiche – a cui ricondurre il concetto di lavoro.

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Intervista di Maurita Cardone per “Quale Energia”, maggio 2012

Le politiche su energia e mobilità del governo Monti favoriscono i combustibili fossili e non migliorano le condizioni di vita della popolazione. Secondo Guido Viale, economista ed esperto di ecologia, bisogna sostituire l’obiettivo del profitto, implicito nella green economy, con un modello che metta al centro sostenibilità e benessere.
Sono tanti i fronti su cui la politica di Monti delude e la società civile cerca delle alternative. QualEnergia.it ha intervistato l’economista Guido Viale, per fare il punto sulle scelte dell’attuale Governo e immaginare un’altra strategia.

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Dobbiamo muoverci (“il manifesto”, 10 aprile 2012)

Crisi del mercato – italiano ed europeo – dell’auto, attacco governativo agli incentivi per le energie rinnovabili, movimenti NoTav, NoTem (Tangenziale esterna milanese) ed altri simili: sono fatti da prendere in considerazione insieme. E insieme, anche, a due altri problemi: chi deve tenere insieme quei fatti? E dove? Di questi tre problemi il più serio è il terzo: perché occorre ricostituire uno spazio pubblico – o molte sedi: una per ciascuno dei territori che sono interessati a quei fatti – dove affrontare la discussione in modo operativo. La soluzione del secondo problema coincide in gran parte con quella del terzo: una volta costituita una sede del genere, la partecipazione di una cittadinanza attiva, e di una schiera di lavoratori che aspettano solo di riprendere in mano il loro destino, è molto più facile: c’è nel paese una spinta alla partecipazione che da anni non si sentiva più (la Valle di Susa insegna). Quanto alla crisi dell’auto, agli incentivi per le rinnovabili e alla resistenza contro le Grandi opere, parlano da sé. Li possiamo riassumere così: Leggi tutto “Dobbiamo muoverci (“il manifesto”, 10 aprile 2012)”

I beni comuni non sono una categoria merceologica (intervento al Cipax, 12 gennaio 2012)

I beni comuni non sono una categoria merceologica, né si riducono alle risorse naturali indispensabili alla vita, come l’acqua, l’aria, la biodiversità, ecc. Stefano Rodotà, che da tempo si occupa della materia, ha messo in guardia contro una recente tendenza a estendere la categoria di “bene comune” a cose che per loro natura non lo sono. Questa tendenza è riconducibile al tentativo di associare questioni che sono comunque al centro di una mobilitazione o di uno scontro politico a una battaglia che recentemente ha avuto il suo punto di forza nel risultato del referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Tipico da questo punto di vista è la parola d’ordine lanciata dalla Fiom oltre un anno fa secondo cui “il lavoro è un bene comune”. Leggi tutto “I beni comuni non sono una categoria merceologica (intervento al Cipax, 12 gennaio 2012)”

Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)

E l’ambiente? E’ scomparso dai radar, soffocato dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa; e in tutto il mondo. Non solo a livello locale, ma anche a quello globale.

Tra il 28 novembre e il 10 dicembre si terrà a Durban (Sudafrica) la COP 17, l’ultima conferenza sul rinnovo degli accordi di Kyoto per il contenimento delle emissioni che sono all’origine dei cambiamenti climatici. Scienziati di tutto il mondo, riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) insistono nel mettere in guardia i governi che il tempo per evitare una catastrofe irreversibile che cambierà i connotati del pianeta Terra e le condizioni di sopravvivenza della specie umana sta per scadere; e che misure drastiche devono essere adottate per realizzare subito un cambio di rotta. Ma a Durban, come a Cancun (2010) o a Copenhagen (2009) non succederà niente. La delegazione europea, che aveva le posizioni più avanzate, ha ormai rinunciato – a causa della “crisi” – a proporre agli altri governi vincoli più stretti (e quella italiana non ha mai avuto qualcosa da dire). Se stampa e media avessero dedicato alla minaccia di questa catastrofe imminente anche solo la metà dell’attenzione dedicata allo spread, il 99 per cento della popolazione mondiale sarebbe scesa in piazza con i forconi per costringere i rispettivi governanti a prendere provvedimenti immediati. Leggi tutto “Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)”

Cosa farei se fossi ministro dell’ambiente (Micromega, novembre 2011)

La tutela dell’ambiente non è una attività settoriale ma “trasversale”, come era nei principi ispiratori della legge istituiva del Ministero dell’ambiente italiano (1986), al cui vaglio dovrebbero essere sottoposte tutte le iniziative e le attività promosse dagli altri ministeri, da altri organismi dell’ordinamento pubblico come dall’imprenditoria privata.

La tutela dell’ambiente è finalizzata alla sostenibilità dei modelli di consumo e dei sistemi di produzione e richiede la messa in atto di politiche sociali, economiche e industriali sostenibili. Leggi tutto “Cosa farei se fossi ministro dell’ambiente (Micromega, novembre 2011)”

Intervista su “La conversione ecologica” (18 aprile 2011)

Il suo ultimo libro si chiama La conversione ecologica e ha un sottotitolo che colpisce: Non c’è alternativa. Possiamo riassumere in poche parole la tesi centrale del su libro?

La tesi centrale di questo libro, che non è un saggio unitario, ma una raccolta di testi, ovviamente rivisti, pubblicati nel corso del tempo e in occasione e organi di stampa differente può riassumersi in poche parole: la crisi n corso non è solo finanziaria o economica; è soprattutto occupazionale e ambientale e non è possibile rimediare ai guasti crescenti che crea nel tessuto sociale di tutti i paesi del mondo se non imboccando la strada di una radicale trasformazione in senso ecologico, cioè ambientalmente e socialmente compatibile, di tutto l’apparato produttivo e dei modelli di consumo che lo sorreggono. A questa prospettiva non c’è alternativa, se non un esito catastrofico per tutti. Leggi tutto “Intervista su “La conversione ecologica” (18 aprile 2011)”

Intervista sul tema delle problematiche ambientali (Gruppo Abele, 20 febbraio 2011)

Primo piano

Salvare la terra e insieme noi stessi In occasione della settima campagna di Caterpillar – Radio Rai 2 “M’illumino di meno”, abbiamo intervistato l’economista e scrittore Guido Viale sull’importanza del risparmio energetico e della corretta gestione del ciclo dei rifiuti

La salvaguardia dell’ambiente è un tema ricorrente delle agende politiche nazionali ed internazionali, ma gli obiettivi fissati si scontrano con difficoltà di applicazione, ostacoli politici, prevalenza delle ragioni del profitto su quelli della salute del pianeta. Quella ambientale è una causa persa?

Quella ambientale non può essere una battaglia persa, perché la posta in gioco è la nostra presenza sul pianeta. Se falliremo, la Terra continuerà ad esistere (e probabilmente anche la vita su di essa), ma senza di noi, perché stiamo distruggendo le condizioni ambientali che hanno permesso all’uomo di crescervi, prosperarvi e di approfittare delle ricchezze naturali. Leggi tutto “Intervista sul tema delle problematiche ambientali (Gruppo Abele, 20 febbraio 2011)”

Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)

Lo scorso dicembre, al COP15 di Copenhagen, tutti i governi del mondo si erano trovati d’accordo nel riconoscere la gravità della minaccia climatica che incombe sul pianeta e la necessità di adottare misure drastiche e urgenti per farvi fronte. Ma quanto a trovare un accordo che ripartisse tra i diversi paesi l’onere delle misure da adottare, o anche solo decidere misure unilaterali che indicassero agli altri la strada da seguire, il fallimento è stato totale. Perché? Leggi tutto “Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)”