Che il PD nella fase della sua dissoluzione sarebbe finito, insieme al suo “facilitatore” Napolitano, in bocca a Berlusconi, fino a subirne anche le imposizioni più oscene e umilianti, era prevedibile fin da quando aveva fatto la scelta di sostenere Monti invece di affrontare una verifica elettorale che, prima del logoramento prodotto dal “governo tecnico”, lo vedeva, allora sì, sicuramente vincente. Ciò che gli ultimi due anni hanno messo pienamente in evidenza agli occhi di tutti è che il PD non è un partito di governo. Perché non è, e da tempo, in grado di assumere la responsabilità di governare, se non in compagnia di altre forze che possano essere presentate come “imposte dalle circostanze”. Da quando è scoppiata la crisi il PD sa – lo sa la sua nomenklatura – di non potersi addossare da solo la paternità della “macelleria sociale” imposta dai vincoli del patto di stabilità europeo e, più in generale, dall’assetto economico e sociale di un mondo completamente dominato dalla grande finanza. E non può imboccare scelte alternative a questo vero o presunto “stato di necessità” perché non ha né la cultura né le capacità per farlo. Leggi tutto “Medici e gli altri, il primo passo (“il manifesto”, 25 maggio 2013)”
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Una casa comune (articolo pubblicato su il Manifesto del 26 aprile 2013)
Anche se le modalità hanno lasciato tutti basiti, i passaggi che hanno portato alla formazione del nuovo governo, quale che ne sia poi l’esito (finiranno comunque tutti in bocca a Berlusconi, Napolitano compreso), erano in qualche modo scontati. Il PD non avrebbe mai potuto imboccare una strada diversa dopo più di un anno di sostegno senza se e senza ma a Monti, cioè al definitivo trasferimento del governo del paese dal Parlamento (già sostanzialmente esautorato dal porcellum) alla BCE e, per suo tramite, alla finanza, ben rappresentata da Monti e Draghi. Sono due uomini di Goldman Sachs, che “ragionano” alla maniera di Goldman Sachs: non è necessariamente un legame diretto, ma un dato di cultura e di modus operandi che in Europa sono chiari a tutti, ma che in Italia attirano invece l’accusa di schematismo o complottismo. Leggi tutto “Una casa comune (articolo pubblicato su il Manifesto del 26 aprile 2013)”
Sul default del debito pubblico italiano (il manifesto, 2 novembre 2011)
Prima ancora di esserne la causa – e in gran parte, ovviamente, lo è – Berlusconi è il prodotto del “berlusconismo”: una tabe che affligge non solo il suo entourage politico-affaristico e il suo elettorato, ma larga parte dell’establishment culturale, imprenditoriale e politico del paese (il sindaco di Firenze e il suo seguito ne sono un esempio. E Confindustria che lo ha sostenuto fino all’altro ieri anche; e allora, di che si lamenta?). Leggi tutto “Sul default del debito pubblico italiano (il manifesto, 2 novembre 2011)”
Sull’importanza della difesa e della rivendicazione della dignità (il manifesto, 5 marzo 2011)
(il testo è leggermente diverso da quello comparso sul manifesto, che non ha tenuto conto delle ultime correzioni)
Da molti incontri e dibattiti a cui mi è capitato di partecipare ho ricavato l’impressione che venga sottovalutata la rilevanza di un tema “pre-politico”, che ha avuto un enorme peso nelle mobilitazioni degli ultimi mesi e che può averne uno ancora maggiore nella costruzione di un fronte di lotta unitario. Le manifestazioni delle donne del 13 febbraio sono state indette in nome della dignità del loro genere. Questo ha permesso a molti altri temi più “politici” di emergere e farsi strada dentro questo contenitore generale: la denuncia del precariato, della disoccupazione esplicita e implicita (il cosiddetto “lavoro scoraggiato”), della disparità retributiva, del “soffitto di cristallo” nelle carriere, della mancanza di servizi sociali, della permanenza di un intollerabile squilibrio nella distribuzione dei carichi domestici, della coazione alla clausura serale per evitare violenze e molestie per strada (ne dimentico sicuramente molti altri). Da solo, nessuno di questi temi avrebbe avuto la capacità – e infatti non l’ha avuta – di imporsi all’attenzione pubblica con la forza che ha avuto il 13 febbraio, di guadagnare la piazza, di dare alle donne consapevolezza delle loro possibilità e delle loro ragioni. La rivendicazione della dignità ha aperto a tutte un varco gigantesco. Leggi tutto “Sull’importanza della difesa e della rivendicazione della dignità (il manifesto, 5 marzo 2011)”
Il miracolo campagno di Berlusconi si chiama discarica (“la Repubblica”, 24 ottobre 2010)
I principi di una corretta gestione dei rifiuti sono stati fissati dall’OCSE e da una direttiva dell’allora Comunità europea quasi cinquant’anni fa: primo, ridurre (soprattutto imballaggi e articoli usa e getta; ma anche – con il compostaggio in giardino o sul balcone, che li trasforma in terriccio – gli avanzi di cucina); secondo, riciclare, cioè recuperare in nuovi cicli produttivi i material di cui sono composti i rifiuti: si fa con la raccolta differenziata e le “piattaforme” di recupero, ma anche con una separazione meccanica della frazione indifferenziata e con il compostaggio dei rifiuti organici; terzo, recuperare energia da ciò che non si può riciclare: bruciando le frazioni combustibili residue, in impianti che possono anche non essere inceneritori; e gassificando la frazione organica); quarto, portare in discarica solo ciò che avanza.
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Il fallimento della “ditta” Berlusconi-Bertolaso nella gestione dei rifiuti in Campania (9 ottobre 2010)
Le mamme vulcaniche hanno vinto. Berlusconi, Bertolaso e la loro corte dei miracoli hanno perso. Ha vinto la lotta dura. Cortei e manifestazioni a ripetizione non avevano ottenuto niente; quando sono bruciati i compattatori, Terzigno è balzata al centro dell’attenzione. Un brutto precedente per il Governo; una indicazione ineludibile per chi ha delle rivendicazioni da portare avanti: sperando che poliziotti, autisti e addetti ai servizi non si prestino più a fare da capri espiatori per colpe altrui.
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Emergenza rifiuti in Campania (da “Venerdì” di Repubblica 2010)
Nella gestione dell’emergenza rifiuti in Campania Bertolaso ha messo a punto gli ingredienti che avrebbero caratterizzato la successiva gestione delle emergenze da parte della “cricca. Questi ingredienti sono il sequestro della popolazione “assistita”, la militarizzazione del territorio, la concentrazione del potere e dei fondi nelle mani di una struttura che non risponde a nessuno, la deroga alle leggi vigenti e, soprattutto, la spettacolarizzazione, vantando, con l’aiuto dei media, risultati tanto strabilianti quato fittizi. Leggi tutto “Emergenza rifiuti in Campania (da “Venerdì” di Repubblica 2010)”
