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Il discorso del papa

novembre 10, 2014 – 7:26 pm |

Dal discorso del papa nel suo incontro del 28 ottobre con i movimenti popolari possiamo ricavare un programma politico e sociale di respiro planetario dal quale non potremo più prescindere, perché raccoglie in larga parte le istanze che orientano il nostro operato, proiettandole su uno scenario che ingloba l’intero pianeta. Certo, le parole del papa sono un distillato di saperi, …

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Attualità e politica »

L’altra Europa

novembre 10, 2014 – 7:30 pm |

L’Altra Europa è nata e si è sviluppata mettendo in campo alcune idee chiare e coerenti tra loro: la centralità dell’Europa per qualsiasi processo di trasformazione politica, il rifiuto dell’austerità e la necessità di ripudiare il debito, l’inclusione nei confronti di migranti e minoranze di ogni genere, la conversione ecologica come unica prospettiva in grado di affrontare in forme adeguate la crisi ambientale e quella economica e occupazionale, il carattere apartitico della lista; poi raccogliendo adesioni intorno a questa piattaforma e immergendosi nella società – nelle piazze, nelle assemblee, nei luoghi di lavoro – per raccogliere le firme e farsi conoscere; infine gestendo senza mezzi una campagna elettorale affidata prevalentemente, se non esclusivamente, agli incontri diretti e al passa parola.
Dopo il 25 maggio, sfruttando il modesto successo ottenuto, occorreva valorizzare i collegamenti messi a disposizione dall’ingresso nel Parlamento europeo e nel GUE e, anche grazie ad essi, mettere quella piattaforma alla prova dei problemi e dei contesti, nazionali e locali, che lo sviluppo degli avvenimenti mette all’ordine del giorno; ma anche dei rapporti con le tante organizzazioni, di base e non, locali e nazionali, che non avevano preso parte, o avevano guardato con diffidenza, a quel percorso. Entrambe queste cose sono state fatte finora poco e male, incagliando spesso l’organizzazione in un’assurda contrapposizione tra l’impegno a mantener vivo l’orizzonte europeo del progetto e la necessità di misurarsi con le emergenze, anche e soprattutto locali, del “fare politica” giorno per giorno. Di questo contrasto la disputa intorno all’opportunità di presentare alle elezioni regionali delle liste che si richiamano esplicitamente all’esperienza dell’Altra Europa è stata forse il centro.
Ma l’Altra Europa non si è presentata in Europa, né si presenterà in Italia, o si presenta in qualche Regione o in qualche Comune, per “amministrare bene” l’austerity: la miseria che politiche decise altrove impongono (questa, peraltro, è l’illusione che ha affondato l’esperienza dei sindaci arancioni); bensì perché i parlamentari, i consiglieri ed eventualmente i sindaci eletti si facciano punto di riferimento e di aggregazione per le mobilitazioni e le lotte contro di essa. Per questo le liste regionali che si rifanno all’Altra Europa sono parte integrante del processo di promozione di un soggetto politico nuovo, indipendentemente dai risultati che conseguiranno e a cui certo occorre lavorare perché siano positivi. Quelle liste sono anch’esse una componente della costruzione di un programma generale; che non è (solo) l’enunciazione di obiettivi astratti e già noti, ma la ricerca e la verifica della loro efficacia nel promuovere mobilitazione, lotte, e con esse il radicamento sociale di un’organizzazione.
L’elemento principale del discrimine tra chi governa e chi ne combatte i modi e gli obiettivi è la connessione tra crisi ambientale e crisi economica: cioè il progetto della conversione ecologica come combinazione irrinunciabile delle risposte a entrambe queste crisi. L’establishment europeo, e di conseguenza quello italiano – ma anche quello della governance globale – si trovano da tempo senza una visione e una strategia di ampio respiro e si limitano a rappezzare giorno per giorno i guasti che essi stessi producono. Certo, puntano a comprimere redditi e diritti della popolazione al limite della sussistenza (e anche oltre), a distruggere lo stato sociale e a privatizzare tutto l’esistente, a partire da quello che resta della natura, del patrimonio storico, dei beni comuni e dei servizi pubblici. Ma questi obiettivi non configurano un orizzonte sociale definito, un assetto sociale coerente, bensì la sommatoria di spinte e interessi discordanti, che si combinano insieme sempre meno, fino a suscitare uno stato di caos e di belligeranza armata permanente, ormai evidenti in Afghanistan come in Medio Oriente, in Libia come in Ucraina. Un caos che, esattamente come la crisi economica europea, è stato provocato sì da soggetti e interessi ben identificati; ma che è sempre di più subito, e non agito. Che cosa hanno mai da promettere alle popolazioni di cui devono comunque ottenere un certo grado di consenso, per lo meno passivo? Niente, se non il ritornello della “crescita” che né arriva né risolverebbe alcunché. E che cosa abbiamo invece da prospettare noi, con la conversione ecologica? Una strada sensata per affrontare i nodi delle due crisi epocali tra loro connesse, da percorrere “passo dopo passo”, combinando in forme diverse partecipazione e conflitto, ma sempre mettendo al centro il sostegno dell’occupazione, del reddito, dell’inclusione, della sostenibilità, della salute, della convivenza pacifica, della salvaguardia del patrimonio professionale e impiantistico del tessuto produttivo. E’ un confronto innanzitutto culturale – ma di una cultura che si misura giorno per giorno con i problemi concreti della vita di ciascuno – che è possibile tradurre in parole semplici, che possono e devono tornare a circolare come buon senso diffuso, premessa irrinunciabile di una autentica egemonia anche in campo sociale e politico. Leggi l’articolo completo »

Occupare le fabbriche?

ottobre 28, 2014 – 12:05 pm |

Occupare le fabbriche, come prospettato giorni fa dal segretario nazionale della FIOM? La manifestazione del 25 ottobre potrebbe essere un punto di partenza. Sarebbe, da un lato, una risposta forte a una politica che non contempla alcuna soluzione credibile per sostenere sia l’occupazione generale che quella delle aziende in via di dismissione. Dall’altro, gli impianti occupati potrebbero diventare un punto …

Ventuno organizzazioni

settembre 21, 2014 – 8:18 am |

Ventun organizzazioni del Nord e del Sud del mondo (in Italia Fairwatch), in rappresentanza di oltre 200 milioni di persone, hanno sottoscritto e un appello in 10 punti che indica le misure per evitare che i cambiamenti climatici in corso raggiungano un punto di non ritorno. E’ un appello alla mobilitazione contro la convocazione da parte del Presidente dell’ONU Ban …

Il mondo in cui ci troviamo

settembre 8, 2014 – 8:30 am |

Molte delle minacce che incombono sul nostro pianeta – e di cui poco si parla – sono già fatti. Innanzitutto la data che renderà irreversibile un cambiamento climatico radicale e devastante si avvicina. A questo vanno aggiunte tutte le altre forme di inquinamento e di devastazione, sia a livello globale che locale, che lasceranno ai nostri figli e nipoti un …

La spending spiana comuni

agosto 29, 2014 – 3:50 pm |

Senza soluzione di continuità nel passaggio da Tremonti a Bondi e da Cottarelli a Gutgeld, e da Prodi e Berlusconi a Monti e da Letta a Renzi, la spending review sta planando come un avvoltoio su coloro che ne potrebbero essere i protagonisti, perché sono gli unici a sapere come stanno veramente le cose, e che invece ne sono le vittime: i dipendenti delle amministrazioni pubbliche. L’obiettivo più immediato sono i Comuni, con …

Renzi il giardiniere

agosto 16, 2014 – 12:06 pm | Un commento

L’irresistibile ascesa di Matteo Renzi ricorda Oltre il giardino, un film del 1979 con Peter Seller: un giardiniere semidemente esce dal giardino dove è rimasto rinchiuso per anni avendo come unico sguardo sul mondo la televisione; in poco tempo si conquista una posizione in società, fino a diventare consigliere della Casa Bianca – o, forse, Presidente degli Stati Uniti – …

Europa in fiamme

agosto 7, 2014 – 11:09 am |

Il fine ultimo della gestione della crisi economico-finanziaria sviluppatasi a partire dal 2008 e della gestione dell’austerità con cui, soprattutto in Europa, si è preteso di contrastarla (copiando dagli USA, che però quelle politiche le predicano ma non le applicano) era, ed è, una ulteriore riduzione delle quote di PIL destinate a lavoro, pensioni, sanità e istruzione e, soprattutto, la …

Lavoro, democrazia, reddito. Una nuova visione

agosto 7, 2014 – 11:06 am |

In queste materie così complesse e interrelate, partiamo dal lavoro, che è quello che interessa di più tutti i nostri potenziali interlocutori.
Ci sono tante realtà organizzate con obiettivi simili o analoghi ai nostri che non sono state coinvolte – o lo sono state solo marginalmente – nella nostra campagna elettorale. Solo per fare alcuni esempi: le Fiom locali (con quella …

“Lo spettro di un altro soggetto politico”

luglio 11, 2014 – 3:52 pm |

Scambio di corrispondenza pubblicato dal manifesto martedì 7 luglio tra Luigi Fasce e Guido Viale
LUIGI FASCE
Secondo Viale, lo spettro in questione deve inquietare noi suffragette/i “del “nuovo soggetto politico” nuovo” o “costituente della sinistra” invece che il neoliberismo egemone.
Per evitare il terrificante spettro, Viale propone un modello di “cosa” politica di sinistra, sulla base delle ottime esperienze di “Comitato Beni …

Quale Europa?

luglio 1, 2014 – 10:03 am | Un commento

Quale Europa vogliamo noi della lista L’altra Europa con Tsipras? L’abbiamo detto e scritto molte volte: vogliamo un’Europa democratica, federalista, solidale, ecologica, inclusiva, pacifica. Ora – ma in parte abbiamo già cominciato a farlo nei mesi scorsi – dobbiamo articolare questo programma.
Democratica: vogliamo una vera costituzione dell’Unione europea, con un governo a base parlamentare, autonomo dai poteri dell’alta finanza e …

La prima vera riforma di Renzi

giugno 19, 2014 – 12:01 pm |

Come tutte le altre, anche la riforma della Pubblica Amministrazione promossa da Renzi consiste di grandi annunci e di pochi provvedimenti immediati che bastonano alcuni per far contenti altri, rimandando il “sodo” al dopo. Si dimezzano i permessi sindacali; si impone una mobilità anche territoriale (fino a 50 chilometri, che non sono pochi) e si allarga l’area dello spoil system …