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Renzi il giardiniere

agosto 16, 2014 – 12:06 pm | Un commento

L’irresistibile ascesa di Matteo Renzi ricorda Oltre il giardino, un film del 1979 con Peter Seller: un giardiniere semidemente esce dal giardino dove è rimasto rinchiuso per anni avendo come unico sguardo sul mondo la televisione; in poco tempo si conquista una posizione in società, fino a diventare consigliere della Casa Bianca – o, forse, Presidente degli Stati Uniti – …

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Attualità e politica »

Europa in fiamme

agosto 7, 2014 – 11:09 am |

Il fine ultimo della gestione della crisi economico-finanziaria sviluppatasi a partire dal 2008 e della gestione dell’austerità con cui, soprattutto in Europa, si è preteso di contrastarla (copiando dagli USA, che però quelle politiche le predicano ma non le applicano) era, ed è, una ulteriore riduzione delle quote di PIL destinate a lavoro, pensioni, sanità e istruzione e, soprattutto, la privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, del territorio e dell’ambiente. Il tutto a beneficio della finanza internazionale, a cui era stato da tempo trasferito non solo una montagna di denaro pubblico, ma il diritto stesso di creare denaro attraverso il cosiddetto “divorzio” tra Governi e Banche centrali. In questo quadro si è sviluppata fino al parossismo una cultura di governo ragionieristica, attenta fino allo spasimo (politico) a centellinare le risorse dedicate al lavoro e al benessere delle popolazioni per proteggere i grandi interessi finanziari che hanno scatenato la crisi e che continuano a beneficiarne.
Quella cultura e quelle politiche da ragionieri, gestite dalle istituzioni dell’Unione Europea di cui i Governi degli Stati membri, soprattutto nella zona euro, sono meri esecutori, hanno aperto una voragine tra l’ideale dell’Europa unita e la difesa, sempre più debole, delle condizioni di vita della maggioranza dell’elettorato. Ma hanno reso anche assai meno attrattivo l’obiettivo di unirsi alla compagine europea per quelle nazioni che ne sono ai margini: vedere come l’Unione Europea strapazza il popolo greco, ma anche quelli italiano, spagnolo, portoghese, irlandese e ora anche francese (ma sempre più anche quelli degli Stati più forti) non è allettante. Sfumata quella della Turchia, le richieste di nuove adesioni, come quella del Governo ucraino, nascono più per non rimanere schiacciati dai conflitti generati dall’espansionismo della Nato (cioè degli Stati Uniti, verso cui l’Unione Europea mostra sempre più la propria sudditanza) che dall’attesa di qualche beneficio. Ma quella sudditanza è la conseguenza della cultura ragionieristica con cui viene governata l’Unione, che la rende muta e impotente di fronte all’esplodere di conflitti sempre più gravi ai suoi confini: Libia, Siria, Ucraina, Iraq, Israele e Palestina. Molti di questi conflitti, compreso uno nella stessa Israele, sono nati da rivolte popolari contro le politiche liberiste dei rispettivi governi, e sono poi stati schiacciati da guerre intestine promosse e alimentati da altri – o assorbiti dalla chiamata alle armi – perché non hanno trovato in Europa una sponda adeguata. Ora, mentre si moltiplicano i vertici sui decimi di punto di sforamento del deficit da concedere ai governi di paesi ormai al collasso per via di vincoli ben più sostanziosi imposti da debiti e trattati insostenibili che non vengono messi in discussione (una riedizione del dibattito sul sesso degli angeli che impegnava i governanti di Bisanzio mentre i Turchi la stavano espugnando), i territori che circondano l’Europa si infiammano. Le conseguenze non tarderanno a farsi sentire. Perché quei paesi in fiamme hanno molto peso nell’approvvigionamento energetico dell’Europa, e la potrebbero portare al collasso. Perché tutto il continente verrà investito sempre più da flussi di profughi di dimensioni bibliche: oggi si trova insostenibile l’arrivo di qualche decina di migliaia di derelitti, che pagano la loro fuga con un pesantissimo tributo di morte, senza rendersi conto che i profughi prodotti dalle guerre che ormai circondano l’Europa sono milioni; che milioni, e non migliaia, ne ospitano i paesi limitrofi: Turchia, Giordania, Iraq, Libano, come già Siria e Giordania ai tempi della guerra in Iraq; che prima o poi anche loro cercheranno un rifugio in Europa; e che i paesi a cui si vorrebbe affidare il compito di fermare quei flussi sono quelli che li alimenteranno sempre di più. Perché una quota crescente della popolazione europea è composta da nativi di paesi sconvolti da conflitti che non tarderanno a ripercuotersi anche qui, anche in forme violente, intrecciando e snaturando conflitti sociali inevitabilmente sempre più aspri. Perché guerra chiama guerra e senza strumenti per promuovere la pace (una politica estera di ampio respiro e risorse consistenti, umane, economiche e culturali) se ne finisce travolti.
La drammaticità del momento, che si somma al collasso degli equilibri economici su cui avrebbe dovuto reggersi il progetto europeo rende evidente che ci troviamo non alla vigilia, ma già nel bel mezzo di una svolta epocale che ci impone di affrontare, dentro la prassi quotidiana e dentro le lotte in difesa delle proprie condizioni di vita, una profonda revisione dell’orizzonte entro cui ci muoviamo: una revisione che riguarda innanzitutto i concetti di democrazia e di lavoro.
Due entità congiunte, come peraltro prevede l’articolo 1 della Costituzione italiana, ancorché discusso e varato in un contesto del tutto differente. Occorre elaborare e poi contrapporre al pensiero unico, che esalta la competitività, l’individualismo proprietario, il consumo come motore dello sviluppo, il merito come sanzione di una presunta superiorità di chi si è affermato (e il servilismo, che ne è la diretta conseguenza) una cultura nuova, che promuova la solidarietà, la condivisione, la sobrietà, la cura del prossimo, della natura e del vivente: tutte cose che costituiscono l’orizzonte di una rifondazione integrale della democrazia. Non è solo una battaglia culturale da affidare all’elaborazione teorica di pochi e all’intelligenza collettiva dei più; deve investire anche gli affetti e il vissuto quotidiano di tutti: là dove il pensiero unico è riuscito spesso a far breccia e ad annidarsi in ciascuno di noi senza che nemmeno ce ne avvedessimo. E’ un lavoro di scavo che richiede un reciproco interrogarsi e rimettersi in gioco, il cui esito non può che essere quella conversione ecologica di cui parlava Alex Langer. Un processo che investe contestualmente il nostro sentire, le nostre convinzioni, i nostri atteggiamenti, i nostri comportamenti soggettivi e le forme della partecipazione e del conflitto sociale per trasformare la strutture del contesto in cui operiamo, a partire da quello economico: che cosa produciamo, per chi, con che cosa, come e dove. Perché o la democrazia riesce a investire anche l’ambiente economico, l’impresa, la sua organizzazione, il suo mercato, il suo rapporto con il territorio e chi lo governa, o, se resta ai margini o al di fuori di queste cose, non ha più modo di esistere.
E’ solo facendosi protagonista di una lotta politica e culturale per queste forme di democrazia integrale che l’Europa, cioè i suoi popoli, possono offrire al resto del mondo, e innanzitutto a chi abita ai suoi confini, una prospettiva di pace e di solidarietà che ne faccia un modello. E che prospetti una strada per sottrarsi a quello stato di guerra permanente in cui si traduce ormai da tempo la convinzione che dall’Europa così com’è, dai suoi modelli di vita e dalla ferocia che esercita verso i suoi stessi cittadini non c’è niente da attendere e niente da riprendere.
Ma democrazia e lavoro si intrecciano inestricabilmente. Non il lavoro nelle forme coatte in cui esso si esercita oggi in tutto il mondo; cioè emarginando e deprimendo salute, vita, desideri, capacità e creatività di chi lo svolge – così come si devasta la natura e il vivente per ricavarne solo la millesima parte, e la peggiore, di quello che potrebbero dare – ma potenziando al massimo, attraverso conflitti, con cui recuperarla gradualmente per tutti, una capacità di autogoverno: sia sul territorio che all’interno delle imprese che sulle grandi questioni di indirizzo; in modo da rendere la creatività di ciascuno il vero motore di uno “sviluppo” radicalmente diverso. In questa dimensione un reddito di cittadinanza universale è oggi non solo un obiettivo unificante per le lotte dei precari e dei disoccupati, giovani e anziani, come dei lavoratori non più protetti dall’articolo 18, ma una condizione per poter imporre scelte progressivamente sempre più libere su come e dove lavorare, e per quanto tempo, e se sotto padrone o per proprio conto, e per fare che cosa; cioè per trasformare il lavoro in un’attività più libera. Che è ciò che approssima maggiormente, in un contesto in cui partecipazione e conflitto si intrecciano senza soluzione di continuità, la società che vogliamo e che abbiamo il compito di proporre a tutti.

Lavoro, democrazia, reddito. Una nuova visione

agosto 7, 2014 – 11:06 am |

In queste materie così complesse e interrelate, partiamo dal lavoro, che è quello che interessa di più tutti i nostri potenziali interlocutori.
Ci sono tante realtà organizzate con obiettivi simili o analoghi ai nostri che non sono state coinvolte – o lo sono state solo marginalmente – nella nostra campagna elettorale. Solo per fare alcuni esempi: le Fiom locali (con quella …

“Lo spettro di un altro soggetto politico”

luglio 11, 2014 – 3:52 pm |

Scambio di corrispondenza pubblicato dal manifesto martedì 7 luglio tra Luigi Fasce e Guido Viale
LUIGI FASCE
Secondo Viale, lo spettro in questione deve inquietare noi suffragette/i “del “nuovo soggetto politico” nuovo” o “costituente della sinistra” invece che il neoliberismo egemone.
Per evitare il terrificante spettro, Viale propone un modello di “cosa” politica di sinistra, sulla base delle ottime esperienze di “Comitato Beni …

Quale Europa?

luglio 1, 2014 – 10:03 am | Un commento

Quale Europa vogliamo noi della lista L’altra Europa con Tsipras? L’abbiamo detto e scritto molte volte: vogliamo un’Europa democratica, federalista, solidale, ecologica, inclusiva, pacifica. Ora – ma in parte abbiamo già cominciato a farlo nei mesi scorsi – dobbiamo articolare questo programma.
Democratica: vogliamo una vera costituzione dell’Unione europea, con un governo a base parlamentare, autonomo dai poteri dell’alta finanza e …

La prima vera riforma di Renzi

giugno 19, 2014 – 12:01 pm |

Come tutte le altre, anche la riforma della Pubblica Amministrazione promossa da Renzi consiste di grandi annunci e di pochi provvedimenti immediati che bastonano alcuni per far contenti altri, rimandando il “sodo” al dopo. Si dimezzano i permessi sindacali; si impone una mobilità anche territoriale (fino a 50 chilometri, che non sono pochi) e si allarga l’area dello spoil system …

SOMOZA CONTRO IL MOSTRO

giugno 12, 2014 – 4:01 pm | 3 Comments

Ragionando, come sempre – Pubblicato: 10 giugno 2014
Al microfono aperto di Radio Popolare di lunedì 9 giugno non ha partecipato il Dr. Viale, ma Mr Hyde. Non poteva essere Guido Viale, Garante della Lista Tsipras, che per giustificare la scelta da lui rivendicata, e cioè di avere consigliato a Barbara Spinelli di rifugiarsi a Parigi e decidere senza confrontarsi con …

Dopo le elezioni, l’altra Europa da costruire (considerazioni)

giugno 10, 2014 – 8:25 am | 3 Comments

Buon giorno. Benvenuti
Questo è un incontro di ascolto, come quello dei candidati della scorsa settimana e si inserisce in un percorso generale che dobbiamo definire oggi.  Vogliamo consolidare il nostro risicato ma importante successo elettorale con un impegno a continuare insieme a impegnarsi e a lottare per gli obiettivi e le ragioni contenute nei dieci punti della nostra lista.
La nostra …

Lettera di Guido Viale ai candidati e ai comitati della lista L’altra Europa per Tsipras

giugno 10, 2014 – 7:47 am | 31 Comments

Milano, 9.06.2014
Carco di riportare sul piano dell’argomentazione un tema affrontato troppo male. Che la decisione di Barbara Spinelli di accettare un seggio nel Parlamento europeo – dopo aver dichiarato all’inizio e nel corso della campagna elettorale che non lo avrebbe fatto – possa suscitare critiche non solo legittime, ma anche comprensibili, è ovvio. Ma dovrebbero rimanere nell’ambito della buona educazione …

Barbara Spinelli e il gruppo parlamentare della lista Tsipras

giugno 3, 2014 – 4:53 pm | 8 Comments

Abbiamo promosso e sostenuto la lista L’altra Europa con Tsipras con due obiettivi di fondo: 1. restituire una rappresentanza parlamentare a un popolo che non lo aveva più da anni; che non è solo quello che resta della sinistra tradizionale, ma, potenzialmente, quello di milioni di cittadine e cittadini che non votano più, o votano per disperazione partiti e liste …

L’alternativa è Tsipras

maggio 28, 2014 – 5:47 pm |

La riduzione della competizione per le elezioni europee a un match frontale, tutto italiano, tra due icone vuote di contenuti quanto piene di invadente presenzialismo ha premiato Renzi e punito Grillo. Ma a perdere sono stati gli italiani o, meglio, ha perso la democrazia. Perché la riforma elettorale, quella del Senato o l’abolizione delle Province volute da Renzi non fanno …

Expò, Milano e Pisapia. Alcune considerazioni sul “grande evento”

maggio 26, 2014 – 8:44 pm |

Ma Pisapia sarebbe stato eletto sindaco di Milano se in campagna elettorale avesse detto che non avrebbe fatto l’Expò? Questa domanda, fondamentale per discriminare due culture contrapposte, è stata posta da Gad Lerner verso la fine dell’incontro su Expò e corruzione promosso dalla lista L’altra Europa con Tsipras, che si è svolto a Milano giovedì 15 maggio, alla presenza dello …