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Il mondo dei vivi

dicembre 18, 2014 – 4:45 pm | Un commento

Le informazioni che trapelano dall’inchiesta Mafia Capitale hanno la valenza di un carotaggio, nel tempo e nello spazio, degli strati di cui è composta la società italiana. Al di là delle ripartizioni dei suoi abitanti per professione, reddito o classe, infatti, anche la società dell’Italia repubblicana, come il mondo di Mafia Capitale, è da tempo suddivisa in tre strati dagli …

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Attualità e politica »

SCIOGLIERE LA LISTA TSIPRAS?

novembre 25, 2014 – 3:56 pm |

Sciogliere la lista L’altra Europa – insieme a Sel e PRC – per dare vita da subito a un movimento unico a sinistra del PD, come propone Curzio Maltese, parlamentare europeo eletto nella “lista Tsipras”? I nomi sono conseguenza delle cose (nomina sunt consequentia rerum) dicevano gli antichi. E su quella proposta, che è di buon senso, vanno fatte alcune considerazioni. Innanzitutto sui nomi; poi sulle cose.
Abbiamo passato tre mesi di raccolta firme e di campagna elettorale a spiegare che Tsipras non era il nome di un nuovo medicinale, ma una persona: un leader politico che ci aveva prestato un programma (da completare e rielaborare) e una figura di riferimento super partes (in Italia particolarmente necessaria, visto l’alto tasso di litigiosità). Allora nessuno lo conosceva; adesso cominciano a sentirne parlare; presto occuperà tutte le prime pagine e le aperture dei media. Sarebbe sbagliato non utilizzare proprio ora, in qualche modo, il riferimento a un nome che spiega meglio di qualsiasi discorso quello che vogliamo.
L’altra Europa: quello di mettere al centro del nostro programma – ma anche del nostro operare quotidiano nei territori – l’Europa e la necessità di un cambiamento radicale delle sue politiche a cui è legata ogni possibile svolta a livello nazionale e locale è stato e resta il punto di forza di chi ancora si riconosce nel nostro progetto. E ”altra” indica una alternativa radicale che, in tempi di renzismo imperante, si rivela una discriminante irrinunciabile a tutti i livelli. Oggi poi, a dar corpo e parole a quell’”altra Europa” abbiamo i nostri tre parlamentari, il nostro collegamento con le forze che fanno capo al GUE e soprattutto con le più vive tra di esse.
Poi, specie all’inizio del nostro percorso, abbiamo dovuto spendere un mare di parole per rispondere a tutti coloro che, anche e soprattutto dalle nostre file, deploravano o protestavano perché nel logo della lista non era stata inclusa la parola “sinistra”. Io da anni non mi considero più “di sinistra”, anche se ho sempre evitato di impuntarmi (né intendo farlo ora) in una disputa su questo tema: penso che per la stragrande maggioranza degli elettori la parola sinistra significa PD e dintorni e tutte le pratiche, palesi e occulte, con cui ogni riferimento agli interessi e alle aspirazioni delle classi e dei ceti popolari è stato da tempo abbandonato. Tra l’altro, pur essendone uno dei promotori, non avevo partecipato alle riunioni in cui è stata decisa la rosa di nomi da sottoporre a consultazione tra i sottoscrittori dell’appello che ha dato vita alla lista Tsipras; ma capisco benissimo le motivazioni di chi aveva preso la decisione di non inserirvi comunque il termine “sinistra”: per rivolgersi a un pubblico più ampio di quello che fa tradizionalmente capo alla sinistra storica; e anche a chi vede come il fumo negli occhi molte delle sue pratiche; e per non rinchiudersi in un recinto da cui è difficile uscire, ma soprattutto in cui è difficile fare entrare chi non ne vuol sapere. Capisco il disagio di chi si aggrappa alla parola sinistra come a un’ancora identitaria, dopo aver dovuto abbandonare o mettere in sordina parole come comunista, socialista o progressista; spesso, come accade anche a me, non perché non le condivida, ma perché sono diventate fonte di equivoci. Ma sarebbe un passo indietro rinunciare a quella prova di coraggio che abbiamo saputo dare allora per mettere in evidenza il carattere totalmente nuovo del nostro progetto rispetto agli errori e all’inconcludenza che avevano affondato molti di quelli precedenti. E qui passiamo dai nomi alle cose.
La caratteristica della lista L’altra Europa che ci ha permesso di raggiungere il pur modesto risultato che abbiamo conseguito è insopprimibilmente legata a una condizione enunciata a chiare lettere nell’appello iniziale: “Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio”. Su questo punto si è svolta all’epoca con alcuni dei nostri interlocutori una prova di forza, vinta solo in parte (e, per la parte non vinta, pagata a duro prezzo in termini elettorali), che ha dato a gran parte del nostro elettorato la conferma che si stava percorrendo una strada nuova rispetto ai pessimi precedenti delle liste Arcobaleno e Ingroia. Sarebbe fatale abbandonare quella impostazione nelle prossime competizioni elettorali, ma forse essa è già stata ora la fonte delle divisioni con cui ci siamo presentati alle elezioni in Calabria e in Emilia Romagna. La lista L’altra Europa si può anche sciogliere, come propone Curzio Maltese; a condizione però di non essere considerata, e di non comportarsi, come una delle “componenti” di un accordo tra partner, accanto a SEL, a Rifondazione e, magari, ad Azione Civile e al Pdci. Noi siamo un’altra cosa; e abbiamo un’altra storia.
Non so a che cosa alludesse Nichi Vendola quando nel suo intervento al seminario di Transform! di Firenze lamentava di aver subito, lui e il suo partito, dei gravi torti durante la campagna elettorale, come se entrambi venissero trattati dal resto della lista come dei semplici “portatori di consenso”. Vorrei ricordare, fuor di polemica, che l’analisi del voto ha mostrato che questo ruolo, se mai c’è è stato, ha avuto un esito molto parziale: solo un terzo dei voti raccolti da SEL nel 2013 è confluito nella lista l’Altra Europa (e tra questi, molti, come il mio, confluiti allora su SEL non per adesione politica, ma solo per evitare l’astensione o il voto ai cinque stelle o a consolidare il precedente della lista Ingroia). Mentre l’idea di trattare la lista Tsipras come una ”lista di scopo” o un esperimento finito – poco più di un taxi per cercare di portare qualcuno dei “loro” nel Parlamento europeo, ben sapendo che da soli non ce l’avrebbero fatta – ha trovato casa soprattutto tra le file di SEL: da parte di alcuni che poi, coerentemente, sono confluiti nel PD; e di altri che si sono invece candidati (ma perché mai?) a partecipare alla guida di quel taxi, pur considerandolo da rottamare.
Il problema è molto serio e ha a che fare con quella necessità di “cambiare anche le facce, i leader, la generazione alla guida, gli strumenti e gli stili di comunicazione” di cui parla Curzio Maltese. Perché finché i programmi sono solo parole non è difficile mettersi d’accordo; ma poi ci sono pratiche, specie a livello locale (che sono spesso quelle che tengono in vita, attraverso alleanze con il PD, alcuni partiti; e la cosa non riguarda solo SEL) che le sconfessano, a volte platealmente, proclamando una cosa per fare esattamente l’opposto. Come dichiararsi per l’acqua pubblica e poi votarne la privatizzazione, o quella dei servizi pubblici locali (e addirittura insediandosi nelle aziende privatizzate); o come chiamare il Tav Torino Lione un orrendo buco nella montagna per poi sostenere una giunta capofila nel perseguitare il popolo NO-Tav; o come tacere di fronte allo scempio di un’intera città in cambio di qualche incarico e di qualche finanziamento; o appoggiare tutto ciò che rappresenta uno disastro sia per il territorio che per il bilancio di un ente locale sostenendo che solo così lo si può modificare. Viste sotto questa luce, è vero che le elezioni locali sono “le più pericolose”. Sono pratiche che devono finire una volta per sempre perché squalificano qualsiasi aggregazione che non le sappia escludere. Prenderne atto è la strada maestra per ritrovarsi, da militanti e attivisti, tutti insieme. Che è quello che (quasi) tutti vogliamo. Questo è ovviamente, come quello di Curzio Maltese, un contributo del tutto personale a un dibattito già in corso da tempo

L’altra Europa

novembre 10, 2014 – 7:30 pm |

L’Altra Europa è nata e si è sviluppata mettendo in campo alcune idee chiare e coerenti tra loro: la centralità dell’Europa per qualsiasi processo di trasformazione politica, il rifiuto dell’austerità e la necessità di ripudiare il debito, l’inclusione nei confronti di migranti e minoranze di ogni genere, la conversione ecologica come unica prospettiva in grado di affrontare in forme adeguate …

Il discorso del papa

novembre 10, 2014 – 7:26 pm |

Dal discorso del papa nel suo incontro del 28 ottobre con i movimenti popolari possiamo ricavare un programma politico e sociale di respiro planetario dal quale non potremo più prescindere, perché raccoglie in larga parte le istanze che orientano il nostro operato, proiettandole su uno scenario che ingloba l’intero pianeta. Certo, le parole del papa sono un distillato di saperi, …

Occupare le fabbriche?

ottobre 28, 2014 – 12:05 pm |

Occupare le fabbriche, come prospettato giorni fa dal segretario nazionale della FIOM? La manifestazione del 25 ottobre potrebbe essere un punto di partenza. Sarebbe, da un lato, una risposta forte a una politica che non contempla alcuna soluzione credibile per sostenere sia l’occupazione generale che quella delle aziende in via di dismissione. Dall’altro, gli impianti occupati potrebbero diventare un punto …

Ventuno organizzazioni

settembre 21, 2014 – 8:18 am |

Ventun organizzazioni del Nord e del Sud del mondo (in Italia Fairwatch), in rappresentanza di oltre 200 milioni di persone, hanno sottoscritto e un appello in 10 punti che indica le misure per evitare che i cambiamenti climatici in corso raggiungano un punto di non ritorno. E’ un appello alla mobilitazione contro la convocazione da parte del Presidente dell’ONU Ban …

Il mondo in cui ci troviamo

settembre 8, 2014 – 8:30 am |

Molte delle minacce che incombono sul nostro pianeta – e di cui poco si parla – sono già fatti. Innanzitutto la data che renderà irreversibile un cambiamento climatico radicale e devastante si avvicina. A questo vanno aggiunte tutte le altre forme di inquinamento e di devastazione, sia a livello globale che locale, che lasceranno ai nostri figli e nipoti un …

La spending spiana comuni

agosto 29, 2014 – 3:50 pm |

Senza soluzione di continuità nel passaggio da Tremonti a Bondi e da Cottarelli a Gutgeld, e da Prodi e Berlusconi a Monti e da Letta a Renzi, la spending review sta planando come un avvoltoio su coloro che ne potrebbero essere i protagonisti, perché sono gli unici a sapere come stanno veramente le cose, e che invece ne sono le vittime: i dipendenti delle amministrazioni pubbliche. L’obiettivo più immediato sono i Comuni, con …

Renzi il giardiniere

agosto 16, 2014 – 12:06 pm | Un commento

L’irresistibile ascesa di Matteo Renzi ricorda Oltre il giardino, un film del 1979 con Peter Seller: un giardiniere semidemente esce dal giardino dove è rimasto rinchiuso per anni avendo come unico sguardo sul mondo la televisione; in poco tempo si conquista una posizione in società, fino a diventare consigliere della Casa Bianca – o, forse, Presidente degli Stati Uniti – …

Europa in fiamme

agosto 7, 2014 – 11:09 am |

Il fine ultimo della gestione della crisi economico-finanziaria sviluppatasi a partire dal 2008 e della gestione dell’austerità con cui, soprattutto in Europa, si è preteso di contrastarla (copiando dagli USA, che però quelle politiche le predicano ma non le applicano) era, ed è, una ulteriore riduzione delle quote di PIL destinate a lavoro, pensioni, sanità e istruzione e, soprattutto, la …

Lavoro, democrazia, reddito. Una nuova visione

agosto 7, 2014 – 11:06 am |

In queste materie così complesse e interrelate, partiamo dal lavoro, che è quello che interessa di più tutti i nostri potenziali interlocutori.
Ci sono tante realtà organizzate con obiettivi simili o analoghi ai nostri che non sono state coinvolte – o lo sono state solo marginalmente – nella nostra campagna elettorale. Solo per fare alcuni esempi: le Fiom locali (con quella …

“Lo spettro di un altro soggetto politico”

luglio 11, 2014 – 3:52 pm |

Scambio di corrispondenza pubblicato dal manifesto martedì 7 luglio tra Luigi Fasce e Guido Viale
LUIGI FASCE
Secondo Viale, lo spettro in questione deve inquietare noi suffragette/i “del “nuovo soggetto politico” nuovo” o “costituente della sinistra” invece che il neoliberismo egemone.
Per evitare il terrificante spettro, Viale propone un modello di “cosa” politica di sinistra, sulla base delle ottime esperienze di “Comitato Beni …