La mia posizione sul dibattito all’interno dei Movimenti (13 ottobre 2010)

CONVERSIONE AMBIENTALE: QUALE RUOLO PER IL GOVERNO LOCALE?

Per chi guarda alla crisi in corso dal punto di vista di un mondo diverso alcune questioni già ampiamente dibattute in altre sedi possono essere date per scontate. Innanzitutto, se c’è o ci sarà una “ripresa” dalla crisi – il che è ancora da vedere – non sarà gran che; dei tre principali indicatori con cui si misura l’andamento economico (PIL, profitti e occupazione), la ripresa potrà riguardare il Pil di alcuni paesi, i profitti di una parte, e una parte soltanto, delle imprese; ma sicuramente non riguarderà l’occupazione e i redditi da lavoro. Meno che mai possiamo pensare di andare incontro a una nuova fase di espansione economica, come quella dei cosiddetti “Trenta gloriosi” (1945-1975); per lo meno nella parte del mondo che ci riguarda. Investimenti e profitti sono ormai irreversibilmente disgiunti da occupazione e migliori condizioni di lavoro. Leggi tutto “La mia posizione sul dibattito all’interno dei Movimenti (13 ottobre 2010)”

Il miracolo campagno di Berlusconi si chiama discarica (“la Repubblica”, 24 ottobre 2010)

I principi di una corretta gestione dei rifiuti sono stati fissati dall’OCSE e da una direttiva dell’allora Comunità europea quasi cinquant’anni fa: primo, ridurre (soprattutto imballaggi e articoli usa e getta; ma anche – con il compostaggio in giardino o sul balcone, che li trasforma in terriccio – gli avanzi di cucina); secondo, riciclare, cioè recuperare in nuovi cicli produttivi i material di cui sono composti i rifiuti: si fa con la raccolta differenziata e le “piattaforme” di recupero, ma anche con una separazione meccanica della frazione indifferenziata e con il compostaggio dei rifiuti organici; terzo, recuperare energia da ciò che non si può riciclare: bruciando le frazioni combustibili residue, in impianti che possono anche non essere inceneritori; e gassificando la frazione organica); quarto, portare in discarica solo ciò che avanza.
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Un articolo (a richiesta) sulle dichiarazioni di Marchionne a “Che tempo che fa” (26 ottobre 2010)

Per oltre quattro anni Sergio Marchionne è stato uno dei manager più discreti d’Italia: comunicava con il resto del paese attraverso i bilanci dell’azienda, gli interventi in consiglio di amministrazione e i suoi maglioncini. Da qualche tempo ha cominciato a fare delle clamorose uscite in pubblico.
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In risposta a una domanda spiritosa di Rossana Rossanda (28 ottobre 2010)

“Perché – chiede Rossana Rossanda sul manifesto di venerdì scorso – Guido Viale non propone di chiudere la Fiat?”

Perché la Fiat, quella di Termini Imerese, l’ha già chiusa Marchionne; e quella di Pomigliano la chiuderà presto, se gli operai, senza diritti, senza pause e senza giornate libere da passare in famiglia, non gli produrranno 240mila veicoli all’anno invece dei poco più di mille attuali (cosa altamente probabile); o anche se non riuscirà a venderli tutti (cosa ancora più probabile).
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Sulla riterritorializzazione del processo economico (“il manifesto”, 24 ottobre 2010)

La riconversione ecologica del sistema produttivo e del modello di consumo dominanti è un’utopia, come sostiene Asor Rosa in un articolo sul manifesto del 14.10 Sì, è un’utopia concreta; nel senso che aveva dato a questo termine Alex Langer. E’ cioè un progetto praticabile, ma al tempo stesso radicalmente alternativo allo stato di cose esistente. E’ praticabile per due motivi. Il primo è che non ci sono alternative: prima o poi – più prima che poi: pochi decenni e, in alcuni casi, pochi anni – il pianeta Terra entrerà in uno stato di sofferenza irreversibile, dove continuare con l’attuale regime produttivo sarà comunque impossibile.
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Il fallimento della “ditta” Berlusconi-Bertolaso nella gestione dei rifiuti in Campania (9 ottobre 2010)

Le mamme vulcaniche hanno vinto. Berlusconi, Bertolaso e la loro corte dei miracoli hanno perso. Ha vinto la lotta dura. Cortei e manifestazioni a ripetizione non avevano ottenuto niente; quando sono bruciati i compattatori, Terzigno è balzata al centro dell’attenzione. Un brutto precedente per il Governo; una indicazione ineludibile per chi ha delle rivendicazioni da portare avanti: sperando che poliziotti, autisti e addetti ai servizi non si prestino più a fare da capri espiatori per colpe altrui.
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Spin-off Fiat (il manifesto, 15 settembre 2010)

“E’ curioso notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20 miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat al governo per raddoppiare la produzione di auto nel paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture”. Così Massimo Mucchetti sul Corriere della sera del 13 settembre, analizzando significato e prospettive del cosiddetto spin-off del gruppo, cioè la separazione del comparto auto e relative componenti da quello dei veicoli industriali e delle macchine per il movimento terra.
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Sulla presunta fne della lotta tra operai e padroni (“il manifesto, 30 agosto 2010)

Per Marchionne, per la Marcegaglia e per molti altri che hanno frequentato il meeting di Comunione e liberazione la lotta di classe è un residuo di un passato da superare, così come lo è la conflittualità sindacale o la lotta “tra operai e padroni”.
Così si capisce meglio dove mirassero le tante polemiche fuori tempo massimo contro il ’68 e la sua cultura distruttiva. Però, come giustamente ha fatto notare Adriano Sofri sulla sua piccola posta, la frase “basta lotta tra padroni e operai” prende una sfumatura diversa a seconda che a pronunciarla sia un operaio o un padrone.
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Come far fronte alla deflazione salariale (“il manifesto”, 18 ottobre 2010)

Nel corso degli ultimi decenni, in quasi tutto il mondo “sviluppato”, i redditi da lavoro dipendente hanno subito una riduzione di circa dieci punti percentuali di PIL a favore dei redditi da capitale e dei compensi professionali. L’aumento delle differenziazioni salariali e la diffusione del precariato hanno reso questa redistribuzione ancora più iniqua, moltiplicando la schiera dei senza salario e dei working poor, cioè di coloro che pur lavorando non riescono a raggiungere un reddito sufficiente per vivere decentemente. La crisi ha messo in luce – e continuerà a farlo per anni – la profondità di questa trasformazione.
Infatti una parte rilevante dell’impoverimento delle classi lavoratrici era stato a lungo occultato con l’indebitamento (mutui, acquisti a rate, carte di credito, “prestiti d’onore”, usura) sul cui traffico è ingrassata la finanza internazionale con i suoi beneficiari, poi messi in salvo dalle misure anticrisi degli Stati. Leggi tutto “Come far fronte alla deflazione salariale (“il manifesto”, 18 ottobre 2010)”

Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)

Lo scorso dicembre, al COP15 di Copenhagen, tutti i governi del mondo si erano trovati d’accordo nel riconoscere la gravità della minaccia climatica che incombe sul pianeta e la necessità di adottare misure drastiche e urgenti per farvi fronte. Ma quanto a trovare un accordo che ripartisse tra i diversi paesi l’onere delle misure da adottare, o anche solo decidere misure unilaterali che indicassero agli altri la strada da seguire, il fallimento è stato totale. Perché? Leggi tutto “Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)”