Crisi dei mercati finanziari (il manifesto, 16 agosto 2011)

Gli alti e bassi, ma sostanzialmente bassi, dei cosiddetti mercati, ci fanno capire che nei prossimi anni, e per molto tempo ancora, non ci sarà alcune “crescita”: né in Italia (dove la “manovra” ha messo una pietra tombale su qualsiasi velleità di rilancio economico), né in Europa, Germania compresa: che sconterà presto il disastro a cui sta condannando metà dei suoi partner commerciali. Meno che mai negli Stati Uniti; di conseguenza soffrirà anche l’economia cinese, dove sostituire la domanda estera con quella interna non è così facile. Nemmeno il Brasile se la passerà più molto bene, mentre l’economia giapponese è scomparsa dai radar. In Italia, e in molti altri paesi senza “crescita”, il pareggio di bilancio diventerà irraggiungibile: anche ridurre la spesa pubblica non basta per colmare i deficit; così gli interessi si accumulano anno dopo anno e il debito cresce, facendo aumentare a sua volta i tassi, e con essi il deficit. Anche se prescritto dalla Costituzione (con una norma che seppellisce tutto il pensiero economico originale del Novecento) il pareggio di bilancio diventa una chimera. Leggi tutto “Crisi dei mercati finanziari (il manifesto, 16 agosto 2011)”

Eurobond (il foglio, 25 agosto 2011)

La crisi continua a riproporsi in forme nuove e sempre più gravi perché è riconducibile a un eccesso di debito che circola per il mondo rimbalzando da un posto all’altro. Con il debito, negli anni del liberismo trionfante, è stato nascosto o mitigato un gigantesco trasferimento di reddito dal lavoro al capitale nei paesi dell’occidente: il 10 per cento dei rispettivi PIL. Dai “consumatori” insolventi quei debiti sono stati trasferiti a banche e assicurazioni; e da queste agli Stati che le hanno “salvate”, indebitandosi a loro volta con l’emissione di nuovi titoli; proprio quelli che oggi mettono in forse la solidità delle banche che ci lucrano sopra. In altri paesi a mitigare quell’esproprio era stato un welfare finanziato a debito: per evitare di far pagare più tasse. Ma in un’economia che non cresce dal debito non si esce. Qualcuno deve rimetterci. Leggi tutto “Eurobond (il foglio, 25 agosto 2011)”

Sulla crisi finanziaria europea (il manifesto, 5 agosto 2011)

Il “contagio greco” non esiste. La Grecia non è che il primo di molti birilli presi di mira nel gioco del bowling che tiene impegnata la finanza internazionale. Che le finanze greche possano salvarsi ormai non lo crede più quasi nessuno. Il gioco è solo quello di tirare per le lunghe perché non si intravvedono misure in grado di raddrizzare la situazione. Portogallo, Spagna, Irlanda o Italia potrebbero essere travolte, proprio come nel gioco del bowling, dalla caduta del birillo greco; ma ciascuno di questi paesi potrebbero anche essere il primo a cadere; ed essere lui, poi, a travolgere tutti gli altri. Leggi tutto “Sulla crisi finanziaria europea (il manifesto, 5 agosto 2011)”

Tutto il potere ai territori. Intervista (Left, 10 agosto 2011)

Guido Viale è da molto tempo un paladino della battaglia per una nuova economia che tenga conto dell’ambiente e delle relazioni sociali e metta al centro l’obiettivo di una qualità della vita migliore. Un utopista concreto, come si autodefinisce riprendendo una frase di Alex Langer, ha da poco pubblicato La conversione ecologica (NdA press,185 pagine,10 euro) in cui ipotizza una rivoluzione verde nella produzione industriale (dall’automotive alle fonti rinnovabili). Di recente ha lanciato la proposta di risolvere la crisi di Fincantieri attraverso le autostrade del mare, passando cioè dalla costruzione di navi da crociera a navi da trasporto merci. A lui, che, tra l’altro, si è occupato molto di recupero degli scarti e dei rifiuti e di politiche dei beni comuni, abbiamo chiesto di delineare lo scenario in vista dei referendum che toccano temi legati all’ambiente e alla gestione del territorio. Leggi tutto “Tutto il potere ai territori. Intervista (Left, 10 agosto 2011)”

Il “manifesto” promosso da Confindustria e sottoscritto da CGIL, CISL, UGL e tutte le organizzazioni datoriali (il foglio, agosto 2011)

Il manifesto promosso da Confindustria e sottoscritto da CGIL, CISL e UGL insieme a tutte la associazioni datoriali italiane segna una ulteriore tappa – probabilmente non sarà l’ultima – nella marcia di asservimento dei sindacati alle logiche di una politica dettata dai cosiddetti “mercati”. Il “manifesto” accenna solo di sfuggita al ruolo dell’Unione Europea, e dei suoi squilibri interni, nel determinare le difficoltà in cui incorrono e incorreranno le politiche di bilancio dell’Italia; ma le “parti sociali” della terza economia dell’eurozona, al gran completo, si guardano bene dall’avanzare qualsiasi rivendicazione, o anche solo proposta, per affrontare di petto un problema che minaccia di travolgere l’intera costruzione europea: il trasferimento della sovranità dai popoli,tramite governi nazionali e governance europea, ai “mercati”, cioè alla finanza internazionale. Le proposte non mancherebbero: dall’assunzione e sterilizzazione di una parte almeno del debito dei paesi membri al finanziamento di un piano di investimenti che offra alle economie la cui crescita è e resterà bloccata per anni, almeno una chance di potersi risollevare, fino all’adozione di criteri di contabilità diversi per calcolare il deficit dei paesi membri, per scomputarne la quota non afferente alla spesa corrente. Ma è cosa che costringerebbe l’Europa a fare i conti con la finanza internazionale che la sta tenendo sotto scacco. E nessuno dei firmatari del “manifesto” ha la minima intenzione anche solo di misurarsi con questo problema. Leggi tutto “Il “manifesto” promosso da Confindustria e sottoscritto da CGIL, CISL, UGL e tutte le organizzazioni datoriali (il foglio, agosto 2011)”

A votare sono stati i mercati. Sul rapporto tra manovra economica e mercati finanziari (il manifesto, 17 luglio 2011)

“A votare sono stati i mercati”. Credo di aver letto per la prima volta questa espressione, o qualcosa di simile, sul quotidiano Repubblica nella prima metà degli anni ’90. Meno di un anno dopo il fallimento della banca d’affari Barings – una delle più antiche e “rispettabili” del Regno Unito – aveva aperto uno squarcio sul mistero dei mercati che “votano”. Lì per lì la colpa era stata data a un giovane e intraprendente impiegato della filiale di Singapore che, all’insaputa dei suoi dirigenti, aveva perso l’equivalente di un miliardo di euro operando allo scoperto sulla borsa di Tokyo. Poi, poco a poco, si era venuto a sapere che di quei “giochi” era al corrente tutto lo staff dirigente della banca. E quelli di molte altre banche, che facevano esattamente la stessa cosa, su altri titoli o su altre piazze. Leggi tutto “A votare sono stati i mercati. Sul rapporto tra manovra economica e mercati finanziari (il manifesto, 17 luglio 2011)”

Crisi finanziaria internazionale. Analisi e possibili rimedi (il manifesto, 12 luglio 2011)

Tanto tuonò che piovve. Messa a confronto con la potenza della finanza internazionale, la situazione dell’Italia si rivela ormai ben poco differente da quella della Grecia. Non importa che i cosiddetti “fondamentali” dell’economia siano differenti; o che lo siano i rispettivi tessuti industriali (o quel che ne resta: venerdì scorso la Fiat si è sbarazzata di un altro impianto: Irisbus, l’unica sua fabbrica italiana di autobus). La finanza internazionale ha ormai la forza e gli strumenti, se lo volesse, per mettere alle corde persino la Germania. E’ da mesi che gli economisti lo sanno (o lo temono). Ma non lo dicono; per scaramanzia. Al massimo lo accennano: ma solo per chiedere più lacrime (le loro: di coccodrillo) e più sangue (quello di chi non ne ha quasi più). Il problema è che non sanno che altro dire. Mario Draghi, per esempio, ha affermato che non ci sono precedenti di fallimento (default) di uno Stato da cui trarre insegnamenti. Intanto non è vero e, vista la posizione che andrà a occupare, sarebbe meglio che anche lui – e non solo lui – studiasse meglio il problema. Perché non c’è solo la Grecia, né solo gli Stati membri più deboli – i cosiddetti PIGS, a cui ora si è aggiunta anche l’Italia: PIIGS – a essere a rischio. Persino Obama teme il default: e non ha solo il problema, anche lui, dei tagli di bilancio: tra un po’ deve rinegoziare una fetta di debito e potrebbe non trovar più sottoscrittori disponibili come un tempo; poi deve confermare l’ultimo stock di moneta creata dal nulla: una cosa (che adesso si chiama quantitave easing) con cui gli Stati Uniti hanno dominato l’economia mondiale per sessant’anni, ma che non è detto gli riesca ancora. Neanche la Francia naviga in buone acque. E la Germania, la locomotiva d’Europa, vive di export verso il resto del continente e verso la Cina. Ma se metà dei paesi membri dell’UE sarà messa alle strette la bonanza tedesca potrebbe finire. E neanche la Cina va più tanto bene: scioperi, rivolte, aumenti salariali vertiginosi, inflazione, “bolle” finanziarie. “Ben scavato vecchia talpa!” direbbe Marx; se sullo sfondo non ci fosse una crisi ambientale di dimensioni planetarie. Insomma: non c’è “aria di crisi”. C’è un urgano in arrivo. Leggi tutto “Crisi finanziaria internazionale. Analisi e possibili rimedi (il manifesto, 12 luglio 2011)”

La classe non è acqua (il manifesto, luglio 2011)

Ho ricevuto, tramite il manifesto, questa critica da alcuni economisti. In calce la mia risposta. Già che ci siamo inserisco anche la risposta che ho dato ad alcune critiche alle mie posizioni relative al problema crescita-decrescita…

di Riccardo Bellofiore, Joseph Halevi, Massimiliano Tomba, Giovanna Vertova

 

Compriamo (o ‘scarichiamo’ on-line) il manifesto tutti i giorni, alcuni di noi ormai da 40 anni. Lo leggiamo però sempre di meno, senza sapere bene il perché. C’è di peggio, però. Ogni tanto lo leggiamo. Come oggi, 8 luglio, attirati da due firme che stimiamo: Guido Viale e Loris Campetti. Leggi tutto “La classe non è acqua (il manifesto, luglio 2011)”

Mobilità urbana (per la rivista “Asilo politico”)

La mobilità di uomini e merci in una città è come la circolazione del sangue nel corpo umano: ciò che li tiene in vita. Se poi aggiungiamo anche i mezzi per la raccolta dei rifiuti e le auto e i bus con cui ciascuno di noi torna a casa dal lavoro, stanco e sfatto, accanto alla circolazione arteriosa avremo anche quella venosa Per il governo di una città il controllo della mobilità é quindi un compito irrinunciabile, non delegabile a un cuore artificiale, esterno, estraneo al corpo urbano, che obbedisce a un’altra logica. Ma lo stesso vale per molti altri servizi pubblici locali, a partire dall’acqua (andata e ritorno: servizio idrico integrato), energia (gas ed elettricità), mercati generali e macelli: tutte cose che sono la linfa e l’alimento della vita urbana. Per non parlare dei circuiti culturali, che sono ciò attraverso cui la città pensa e si mette in grado di autogestirsi. Certo, in tutti questi campi, accanto al necessario c’é anche il superfluo, e non é detto che tutto debba circolare lungo gli stessi canali. Ma se uno, molti, o tutti questi circuiti vengono consegnati a una società commerciale (una SpA, pubblica, privata o mista), la cui logica é, e non può non essere, fare profitti, “fare finanza”, crescere; e per crescere allontanarsi dai destinatari dei servizi erogati, che sono servizi “di prossimità”, il governo della città passa nelle mani di questa società e il sindaco si ritrova con un pugno di mosche in mano. Se la SpA é ancora pubblica o mista, incasserà degli utili, con cui provvedere a qualche necessità non più finanziata dai trasferimenti statali: ma sono denari pagati dai cittadini: dividendi sul loro asservimento. Leggi tutto “Mobilità urbana (per la rivista “Asilo politico”)”

Sull’economia dei beni comuni (il manifesto, 9 luglio 2011)

La Grecia ha imboccato – a precipizio – la strada della decrescita. Lo ha fatto per “imposizione” della cosiddetta Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) di cui Papandreu si è fatto interprete ed esecutore a spese dei cittadini e dei lavoratori del suo paese. Nessun economista al mondo pensa più che l’economia della Grecia possa tornare a “crescere” in un numero ragionevole di anni. Né che possa mai più ripagare il debito che la opprime, neanche mettendo alla fame i propri sudditi e svendendo tutto quello che “possiede” (cioè i servizi pubblici e i “beni comuni” del popolo greco). Per anni ci hanno detto che le privatizzazioni sono necessarie per rendere efficienti i servizi pubblici. Adesso è chiaro che servono soltanto a “far cassa”, per pagare debiti contratti a copertura dei costi della corruzione, dell’evasione fiscale, degli armamenti, delle grandi opere e dei grandi eventi inutili. Dopodiché il diluvio; che l’Europa e mezzo mondo stanno aspettando senza sapere che fare. Leggi tutto “Sull’economia dei beni comuni (il manifesto, 9 luglio 2011)”