Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)

E l’ambiente? E’ scomparso dai radar, soffocato dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa; e in tutto il mondo. Non solo a livello locale, ma anche a quello globale.

Tra il 28 novembre e il 10 dicembre si terrà a Durban (Sudafrica) la COP 17, l’ultima conferenza sul rinnovo degli accordi di Kyoto per il contenimento delle emissioni che sono all’origine dei cambiamenti climatici. Scienziati di tutto il mondo, riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) insistono nel mettere in guardia i governi che il tempo per evitare una catastrofe irreversibile che cambierà i connotati del pianeta Terra e le condizioni di sopravvivenza della specie umana sta per scadere; e che misure drastiche devono essere adottate per realizzare subito un cambio di rotta. Ma a Durban, come a Cancun (2010) o a Copenhagen (2009) non succederà niente. La delegazione europea, che aveva le posizioni più avanzate, ha ormai rinunciato – a causa della “crisi” – a proporre agli altri governi vincoli più stretti (e quella italiana non ha mai avuto qualcosa da dire). Se stampa e media avessero dedicato alla minaccia di questa catastrofe imminente anche solo la metà dell’attenzione dedicata allo spread, il 99 per cento della popolazione mondiale sarebbe scesa in piazza con i forconi per costringere i rispettivi governanti a prendere provvedimenti immediati. Leggi tutto “Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)”

Sul default del debito pubblico italiano (il manifesto, 2 novembre 2011)

Prima ancora di esserne la causa – e in gran parte, ovviamente, lo è – Berlusconi è il prodotto del “berlusconismo”: una tabe che affligge non solo il suo entourage politico-affaristico e il suo elettorato, ma larga parte dell’establishment culturale, imprenditoriale e politico del paese (il sindaco di Firenze e il suo seguito ne sono un esempio. E Confindustria che lo ha sostenuto fino all’altro ieri anche; e allora, di che si lamenta?). Leggi tutto “Sul default del debito pubblico italiano (il manifesto, 2 novembre 2011)”

Cosa farei se fossi ministro dell’ambiente (Micromega, novembre 2011)

La tutela dell’ambiente non è una attività settoriale ma “trasversale”, come era nei principi ispiratori della legge istituiva del Ministero dell’ambiente italiano (1986), al cui vaglio dovrebbero essere sottoposte tutte le iniziative e le attività promosse dagli altri ministeri, da altri organismi dell’ordinamento pubblico come dall’imprenditoria privata.

La tutela dell’ambiente è finalizzata alla sostenibilità dei modelli di consumo e dei sistemi di produzione e richiede la messa in atto di politiche sociali, economiche e industriali sostenibili. Leggi tutto “Cosa farei se fossi ministro dell’ambiente (Micromega, novembre 2011)”

Sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre (il manifesto, 21 ottobre 2011)

Il 15 ottobre scorso a Roma la rabbia di chi era deciso a manifestare la propria indignazione puntando ai “Palazzi” e ai simboli del potere è stata assai più facilmente “sfogata” a spese e contro il corteo e gli obiettivi di centinaia di migliaia di altre persone. Facendosene scudo e prendendole in ostaggio; e beneficiando, tra l’altro, di comportamenti delle forze dell’ordine che hanno enormemente facilitato quest’esito. Quelle persone si erano invece convocate e riunite per manifestare in tutt’altro modo: cioè pacificamente; e con tutt’altro obiettivo: quello di dare, innanzitutto a sé stessi, e poi al mondo intero, una immagine circostanziata e “aggiornata” delle forze e delle idee che si contrappongono alle scelte che stanno portando le loro vite, quella del nostro paese e quella dell’intero pianeta a imboccare una deriva senza ritorno. Leggi tutto “Sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre (il manifesto, 21 ottobre 2011)”

Ho mandato questo post al blog di Gad Lerner

Nella puntata dell’infedele del 10 ottobre scorso, a cui ho partecipato, ho sostenuto che per salvare le banche gli Stati Uniti avevano speso 2.000 miliardi di dollari e in Europa erano stati spesi 2000 miliardi di euro, pari a circa 3.000 miliardi di dollari. Leggi tutto “Ho mandato questo post al blog di Gad Lerner”

L’uscita di Fiat da Confindustria (il foglio, 5 ottobre 2011)

La Fiat che esce da Confindustria è come il sorcio che abbandona la nave che affonda. Il sorcio è Marchionne, che pensa di aver trovato un vascello più sicuro in Chrysler, le cui vendite viaggiano a gonfie vele negli Stati uniti, anche se in un mare agitato, dove la più piccola delle big three (che però produce auto smisuratamente grandi e voraci) continua a rischiare la fine del vaso di coccio. In questo trasbordo il sorcio si porta dietro il know how motoristico della Fiat (uno dei più robusti del mondo, costato al contribuente italiano, nel corso degli anni – e ancora ora, con la CI – miliardi di euro). E, mentre chiude tre grandi stabilimenti (CNH di Imola, Termini Imerese e Irisbus) lascia qui, insieme alla patacca del piano “Fabbrica Italia”, la girandola dei prodotti che dovrebbero riempire gli stabilimenti ormai vuoti: un monovolume; anzi, no, due suv da montare con pezzi provenienti da Detroit e da rivendere – su e giù per l’Atlantico – negli Usa; anzi no, una city-car, ovvero la nuova “topolino”; anzi no, un suv targato Jeep, da vendere in Europa (dove Fiat non ha né esperienza né rete per piazzare questo mostro metallico). D’altronde il marchio non va bene né qui né in Brasile (già fiore all’occhiello di Marchionne, quando spiegava che i suoi guai sono solo italiani). Leggi tutto “L’uscita di Fiat da Confindustria (il foglio, 5 ottobre 2011)”

Il default del debito pubblico dell’Italia (il manifesto, 5 ottobre 2011)

Il fallimento di uno Stato (il cosiddetto default) non è un evento puntuale ma un processo. L’evento puntuale è la dichiarazione con cui lo Stato comunica che non intende più o non è più in grado di pagare alcuni dei suoi debiti: cioè di rimborsare alla loro scadenza i titoli (bond) che ha emesso. L’evento può assumere varie forme: se la cosa avviene “inaspettatamente” può gettare nel caos il paese debitore, ma anche alcuni dei paesi creditori (quelli le cui banche o i cui risparmiatori hanno accumulato quei bond) e, poi, il resto del mondo; o quasi. Oggi la cosa sembra impensabile; ma abbiamo di fronte anni di turbolenza finanziaria che renderanno sempre più difficile prepararsi a eventi del genere. Oppure può assumere forme “pilotate”, con accordi che ripartiscano gli oneri del default tra debitore e creditore, cercando di contenere i danni; può avvenire in forma parziale, attraverso la promessa di rimborsare solo una parte del valore nominale dei bond; o in forma “selettiva”, differenziando l’entità del rimborso a seconda della tipologia dei creditori (garantendo un rimborso maggiore ai piccoli risparmiatori, uno minore ai grandi investitori nazionali e uno ancora inferiore o nullo a quelli esteri). Leggi tutto “Il default del debito pubblico dell’Italia (il manifesto, 5 ottobre 2011)”

Tra economia e comprensione della realtà (il manifesto, 14 settembre 2011)

La trasmissione l’Infedele di lunedì 5 settembre condotta da Gad Lerner e dedicata alla manovra economica e al problema del debito pubblico induce ad alcune riflessioni. Tralascio gli interventi di apologia dell’evasore-imprenditore (a cui Arzignano ha dedicato un monumento) e quello sul suo ispiratore – il governo Berlusconi – affidata a un sottosegretario addestrato a schivare le domande. Tralascio anche quello di Maurizio Landini che ha spiegato che se siamo a questo punto è il meccanismo che ci ha portato fin qui a dover essere cambiato. Oltre a loro erano presenti un (ex)banchiere, autore di una proposta sensata di imposta patrimoniale, un giornalista economico che sa radiografare con cura i bilanci aziendali e un economista che è una delle migliori voci nel campo dell’analisi finanziaria a livello internazionale: tutti e tre fortemente critici non solo nei confronti del governo Berlusconi e delle sue manovre, ma anche – in parte – delle politiche dell’Unione Europea. Leggi tutto “Tra economia e comprensione della realtà (il manifesto, 14 settembre 2011)”

Sulla probabilità del default dei titoli di stato italiani (il manifesto, 13 settembre 2011)

Ora si comincia a parlare di default (fallimento) come esito – o come soluzione – del problema del debito pubblico italiano. La discussione assume spesso aspetti molto tecnici, ma il problema è politico e merita maggiori approfondimenti su entrambi i versanti. Se si dichiara fallimento imboscando dei fondi, è truffa. Ma è truffa anche se una condizione insostenibile viene protratta oltre ogni ragionevole possibilità di recupero; in particolare, per spremere tutti quelli che si riesce a spennare con la scusa di rimettersi in sesto, prima di dichiarare che “tanto non c’è più niente da fare”. Proprio quello che l’Unione Europea e i suoi governi (e non solo la BCE) stanno chiedendo a Grecia, Portogallo e Irlanda, ma forse anche all’Italia. Leggi tutto “Sulla probabilità del default dei titoli di stato italiani (il manifesto, 13 settembre 2011)”

Il mito della crescita (il manifesto, 25 settembre 2011)

La “crescita” (che non c’è e, dove c’era, svanisce) è trattata sempre più come un obbligo. Ma quella di cui si parla è solo una crescita contabile (del PIL), finalizzata a riequilibrare i rapporti tra deficit – e debito – e PIL con un aumento del denominatore (PIL) e non solo con una riduzione dei numeratori (deficit e debito). Il tutto soprattutto per “rassicurare i mercati”. Dalla crescita ci si attende anche un aumento dei redditi tassabili (non tutti i redditi lo sono, o lo sono nella stessa misura: alcuni, per legge; altri, per violazione della legge) e, quindi, delle entrate dello Stato, rendendo più facile il pareggio di bilancio (assurto al rango di obbligo costituzionale) e, forse, anche una riduzione del debito (anch’essa resa obbligatoria dal cosiddetto patto euro-plus). Tuttavia meno spesa e più entrate non bastano a garantire il pareggio; non è detto che l’avanzo primario programmato (il surplus delle entrate sulle spese) sia compatibile con l’andamento dei tassi. Così gli interessi si accumulano in nuovo debito, una spirale, in contesti di deflazione come questo, senza fine. Leggi tutto “Il mito della crescita (il manifesto, 25 settembre 2011)”