Abolizione delle Province (LEFT 13.7.2013)

Tutti, dal Corriere della Sera a Grillo, da la Repubblica al PD, invocano l’abolizione delle Province, come se dalla loro abolizione dipendesse il risanamento dei conti dello Stato. Probabilmente nessuno di coloro che la invocano sa veramente di che cosa sta parlando. L’abolizione delle Province, se e quando verrà realizzata, riguarderà solo gli organi rappresentativi: consigli, giunte, assessori e presidenti, che costano al bilancio pubblico non più di 3-400 milioni all’anno: quanto si può risparmiare dimezzando stipendi e diarie dei parlamentari come ha fatto il movimento cinque stelle. Il personale, invece, dovrà essere trasferito ad altri enti: se passerà alle Regioni il suo costo aumenterà perché là, a parità di qualifica, le remunerazioni sono maggiori; ma dovranno essere ripartite, tra Regioni e Comuni, anche le funzioni attuali delle Province, come strade, scuole, vigilanza ambientale, servizi per l’impiego, ecc., e le risorse per farvi fronte (con il personale, circa 17 miliardi l’anno). Il risparmio sarà quindi insignificante. Ma le conseguenze saranno disastrose. Perché la Provincia risponde alla logica di collegare in una sola entità amministrativa decine o centinaia di comuni minori con una città media o grande (i famosi “cento Comuni” d’Italia) che ne è il capoluogo. Se a farsi carico delle funzioni delle Province dovranno essere i Comuni, su quelli piccoli graveranno oneri per loro insostenibili; ma se a farlo saranno le Regioni, soprattutto quelle con milioni di abitanti, il rapporto tra amministrazione e territori si allenterà ulteriormente. E si moltiplicherà il caos normativo, perché le Regioni, a differenza delle Province, legiferano su tutto. E aumenteranno gli sprechi. L’idiozia è mettere mano alle Province senza rivedere nel suo complesso tutto l’ordinamento delle autonomie locali, il che imporrebbe un dibattito pubblico che oggi non c’è. Quali funzioni delle Province possono essere addossate a un Comune di 2-300 o anche 3-5mila abitanti? E’ vero che dal prossimo anno i Comuni di quelle dimensioni sono tenuti a unirsi con quelli vicini per gestire congiuntamente gran parte delle funzioni di loro competenza. Ma ben pochi si stanno organizzando per farlo; e anche unendosi i nuovi organismi non avranno mai le strutture tecniche e amministrative per farsi carico di funzioni che hanno come loro bacino di riferimento aree molto più vaste dei loro territori: aree che sono appunto – grosso modo, e con alcune eccezioni – quelle delle Province, e non quelle della maggior parte delle Regioni. Ma l’obiettivo sotteso è chiaro: mettere i Comuni, gli organi elettivi più prossimi alla cittadinanza e più esposti alle istanze di base, nell’impossibilità di governare; e giustificare così il loro esautoramento, già in corso da anni, e l’ulteriore privatizzazione dei servizi pubblici. Un altro passo verso la distruzione del nostro ordinamento democratico.

Il Brasile in rivolta (“Left”, giugno 2013)

Qualcosa sta veramente cambiando nel mondo se persino il Brasile si rivolta contro il calcio, che in quel paese, come in Italia, è quasi una religione, anche se meno trucida e senza manifestazioni di nazismo e razzismo. Naturalmente non è una rivolta contro il gioco del calcio, che in Brasile gode ottima salute; ma contro l’uso che di questa passiona nazionale cercava di fare la Presidente Dilma Rousseff: usarlo per giustificare un aumento del biglietto dei bus esteso a tutto il territorio nazionale, e contando sul fatto che la passione per il calcio avrebbe fatto ingoiare a tutti un balzello su un consumo sociale ed ecologico – il trasporto pubblico – che colpisce soprattutto i ceti urbani più poveri. Leggi tutto “Il Brasile in rivolta (“Left”, giugno 2013)”

Ristrutturare il debito (“il manifesto”, 25 giugno 2013)

Ci siamo assuefatti a convivere con un meccanismo economico e finanziario che ci conduce inesorabilmente a una progressiva distruzione del tessuto produttivo del paese e delle istituzioni fondanti della democrazia: in questo quadro la perdita di imprese, posti di lavoro, know-how e mercati in corso è irreversibile, come lo è la progressiva abolizione dei poteri degli elettori, del Parlamento e, soprattutto, degli Enti locali: cioè dei Comuni, che sono le istituzioni del nostro ordinamento giuridico più vicine ai cittadini. Leggi tutto “Ristrutturare il debito (“il manifesto”, 25 giugno 2013)”

I No Tav di Gezi Park (“Left”, 15 giugno 2013)

Non era passato un giorno dalla trasmissione, a Ballarò, di un filmato sul rinnovamento urbanistico di Istanbul (un terzo ponte sul Bosforo, un tunnel che lo attraversa sotto il mare, un nuovo canale che lo duplica, case di lusso, alberghi a cinque stelle, immensi centri commerciali) e di un duetto tra Giovanni Floris e Alessandro Sallusti che deprecavano che in Turchia le cose si potessero fare “in sei mesi” mentre in Italia non si riesce a fare una galleria tra Torino e Lione da ventitré anni per l’ideologia retrograda degli abitanti della valle di Susa, quando è scoppiata la rivolta di Gezi Park: tantissima gente, soprattutto giovani, abitanti della nuova Istanbul, che al grido “No a una città come Dubai”‘, si oppongono al taglio degli alberi del parco e alla demolizione del vecchio bazar per costruire al suo posto un immenso centro commerciale e un grande hotel. Sembra che le Grandi Opere non siano più popolari neanche là. Leggi tutto “I No Tav di Gezi Park (“Left”, 15 giugno 2013)”

Dell’acciao e del pane (sull’Ilva di Taranto)

5 giugno 2013 – ore 03:04
Dell’acciaio e del pane
Nella redazione del Foglio si sono visti, per discutere di Ilva e non solo, Guido Viale, editorialista del manifesto, Umberto Minopoli, membro dell’Assemblea parlamentare del Pd, e il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. Ecco cosa ne è venuto fuori. Leggi tutto “Dell’acciao e del pane (sull’Ilva di Taranto)”

Medici e gli altri, il primo passo (“il manifesto”, 25 maggio 2013)

Che il PD nella fase della sua dissoluzione sarebbe finito, insieme al suo “facilitatore” Napolitano, in bocca a Berlusconi, fino a subirne anche le imposizioni più oscene e umilianti, era prevedibile fin da quando aveva fatto la scelta di sostenere Monti invece di affrontare una verifica elettorale che, prima del logoramento prodotto dal “governo tecnico”, lo vedeva, allora sì, sicuramente vincente. Ciò che gli ultimi due anni hanno messo pienamente in evidenza agli occhi di tutti è che il PD non è un partito di governo. Perché non è, e da tempo, in grado di assumere la responsabilità di governare, se non in compagnia di altre forze che possano essere presentate come “imposte dalle circostanze”. Da quando è scoppiata la crisi il PD sa – lo sa la sua nomenklatura – di non potersi addossare da solo la paternità della “macelleria sociale” imposta dai vincoli del patto di stabilità europeo e, più in generale, dall’assetto economico e sociale di un mondo completamente dominato dalla grande finanza. E non può imboccare scelte alternative a questo vero o presunto “stato di necessità” perché non ha né la cultura né le capacità per farlo. Leggi tutto “Medici e gli altri, il primo passo (“il manifesto”, 25 maggio 2013)”

Una casa comune (articolo pubblicato su il Manifesto del 26 aprile 2013)

Anche se le modalità hanno lasciato tutti basiti, i passaggi che hanno portato alla formazione del nuovo governo, quale che ne sia poi l’esito (finiranno comunque tutti in bocca a Berlusconi, Napolitano compreso), erano in qualche modo scontati. Il PD non avrebbe mai potuto imboccare una strada diversa dopo più di un anno di sostegno senza se e senza ma a Monti, cioè al definitivo trasferimento del governo del paese dal Parlamento (già sostanzialmente esautorato dal porcellum) alla BCE e, per suo tramite, alla finanza, ben rappresentata da Monti e Draghi. Sono due uomini di Goldman Sachs, che “ragionano” alla maniera di Goldman Sachs: non è necessariamente un legame diretto, ma un dato di cultura e di modus operandi che in Europa sono chiari a tutti, ma che in Italia attirano invece l’accusa di schematismo o complottismo. Leggi tutto “Una casa comune (articolo pubblicato su il Manifesto del 26 aprile 2013)”

“Le catene del debito che uccidono i Comuni” pubblicato su il Manifesto del 20 aprile 2013

Oggi, se non si mette al centro di ogni ragionamento, discorso o iniziativa l’ampiezza, la profondità e la gravità della crisi che stiamo attraversando in Italia, in Europa e nel mondo, si rischia di essere assimilati alla “casta”, al mondo della politica così come ormai viene percepita dalla stragrande maggioranza della popolazione: un mondo che si occupa solo di se stesso e non delle sofferenze dei governati. E’ un rischio che già comincia a erodere il consenso raccolto dal movimento cinque stelle, che peraltro sembra culturalmente poco attrezzato per affrontare il tema in modo radicale. Leggi tutto ““Le catene del debito che uccidono i Comuni” pubblicato su il Manifesto del 20 aprile 2013″

Francesca Comencini presidente della Repubblica

Propongo di candidare alla Presidenza della Repubblica – e di sostenerne la candidatura con una mobilitazione articolata nelle forme e nelle sedi opportune – Francesca Comencini in quanto espressione del movimento “Se Non Ora Quando?” e per questo persona adatta a rappresentare l’aspirazione di tutte le donne italiane, e anche di un buon numero di maschi, a vedere una donna eletta alla più alta carica dello Stato. Leggi tutto “Francesca Comencini presidente della Repubblica”