Una risposta alle critiche Luigi Cavallaro alle mie posizioni sul Sessantotto

I trent’anni che la pubblicistica ha definito “gloriosi” erano stati caratterizzati in Occidente dall’egemonia del fordismo: la concentrazione dei lavoratori in grandi stabilimenti integrati, l’omogeneizzazione delle loro condizioni, la parcellizzazione e il degrado del loro lavoro, l’impiego a tempo indeterminato, la localizzazione degli stabilimenti nei paesi “sviluppati”. Parallelamente all’organizzazione del lavoro fordista, la scolarizzazione di massa era stata proposta e vissuta come un “ascensore sociale” in grado di trasformare, nell’avvicendarsi delle generazioni, i contadini in lavoratori dell’industria, gli operai in impiegati e gli impiegati in quadri, manager o in o liberi i professionisti: per alcuni decenni era stata questa la risposta del sistema alle aspettative di emancipazione sociale delle classi sfruttate. Fabbrica, scuola e welfare avevano costruito nei paesi dell’Occidente un contesto di relativa stabilità e sicurezza per tutti. Ma i costi del welfare, la crescita dei salari e, soprattutto, la modificazione, “concertata” o conflittuale, dei rapporti di forza nelle fabbriche avevano finito per erodere i profitti delle imprese, mentre la saturazione dei posti qualificati offerti dall’organizzazione del lavoro aveva messo in crisi il mito della scuola come ascensore sociale, aprendo le porte a una conflittualità studentesca che dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Europa all’America latina, aveva contrassegnato tutta la seconda metà degli anni Sessanta. Leggi tutto “Una risposta alle critiche Luigi Cavallaro alle mie posizioni sul Sessantotto”

Il Mayday di Milano (3 maggio 2011)

Nella giornata di domenica scorsa, come ormai da diversi anni, la ricorrenza del primo maggio a Milano ha dato una rappresentazione visiva di un tratto fondamentale della nostra società; e soprattutto delle sue dinamiche.

Al mattino la banda del Comune si è portata dietro, nel corteo “ufficiale, uno sparuto gruppo di affiliati alle tre confederazioni, un altrettanto sparuto gruppo di affiliati ai partiti di centro sinistra (più Sel e Rifondazione che PD) qualche rappresentanza di aziende in crisi e una piccola delegazione di migranti. Pochi slogan, niente musica se non quella della banda. Dietro, come tutti gli anni, diverse migliaia di militanti di Lotta Comunista, usciti dalla catacomba della loro quotidianità, dove nessuno mai li incontra e non incontrano mai nessuno, ma affluiti da tutta Italia per questo appuntamento annuale che gli restituisce “visibilità”. Leggi tutto “Il Mayday di Milano (3 maggio 2011)”

Sul razzismo (il manifesto, 10 maggio 2011)

Volevano liberare il territorio patrio, e quello delle nazioni conquistate – il loro Lebensraum – dalla presenza degli ebrei; per impedire che gli contaminassero razza e costumi; ma non pensavano ancora allo sterminio. Prima avevano cercato di chiuderli nei ghetti: ma “loro” erano troppi e ancora troppo visibili. E si erano resi conto che con i pogrom – famoso è quello della notte dei cristalli – non avrebbero mai risolto il “loro” problema. Poi avevano pensato di deportarli in un paese lontano, in Madagascar; ma era troppo difficile, soprattutto in tempo di guerra. Allora hanno cominciato a ucciderli dove li avevano appena rastrellati, fucilandoli sull’orlo delle fosse comuni che gli avevano fatto scavare. Ma lo spettacolo era sconvolgente e gli schizzi di sangue gli macchiavano le divise. Alla fine hanno inventato le camere a gas e i campi di sterminio: un sistema “asettico”, dove hanno convogliato per sopprimerli sei milioni di ebrei. E’ la storia della Shoah. Leggi tutto “Sul razzismo (il manifesto, 10 maggio 2011)”

Il servilismo (il manifesto, 30 aprile 2011)

La piaga che affligge il paese è il servilismo. Non è una piaga esclusivamente nostrana; è diffusa in tutto il mondo, e per ragioni strutturali che poco hanno a che fare con i “valori” propugnati da chi lo pratica. Ma in nessun paese è così pervasiva, consolidata e ostentata come da noi. Non è un fenomeno esclusivo del nostro tempo; è vecchio come il mondo. Gli antichi Greci disprezzavano gli schiavi – prigionieri catturati in guerra o comprati e venduti – perché avevano preferito servire invece di morire. Il feudalesimo – un regime da non rimpiangere, per molti versi riproposto da alcuni tratti della nostra epoca – era fondato su un patto personale che implicava l’asservimento a tutti i livelli gerarchici. Ma quella fedeltà era regolata da un codice che impegnava tanto il signore che il vassallo. Oggi invece il servilismo è “nomade”: si offre e materializza di volta in volta a seconda delle convenienze: la compravendita di deputati con cui l’Italia si governa e fa mostra di sé al resto del mondo ne è una delle manifestazioni più esplicite. Leggi tutto “Il servilismo (il manifesto, 30 aprile 2011)”

Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)

Ci risiamo. Adesso è il turno delle carrozzerie Bertone. Il ricatto è sempre quello: o fate quel che dico IO – rinunciate alla salute (quel poco che vi resta), ma anche ad ammalarvi; alla famiglia (vi aspettano diciotto turni più gli straordinari); ai diritti (quello di sciopero e quello di scegliere i vostri rappresentanti); ai ricorsi in tribunale (Marchionne è allergico ai giudici come Berlusconi; molto meglio gli “arbitri” introdotti da Sacconi) – o si chiude e me ne vado altrove. Leggi tutto “Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)”

Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)

Anche i quattro milioni di precari italiani, come i due milioni di disoccupati, e i milioni di lavoratori “scoraggiati” di cui le statistiche nemmeno tengono conto, anzi, soprattutto loro – e non solo i lavoratori delle aziende in crisi o votate a entrare in crisi in un prossimo futuro – hanno bisogno di una grande conversione ecologica. Leggi tutto “Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)”

Intervista su “La conversione ecologica” (18 aprile 2011)

Il suo ultimo libro si chiama La conversione ecologica e ha un sottotitolo che colpisce: Non c’è alternativa. Possiamo riassumere in poche parole la tesi centrale del su libro?

La tesi centrale di questo libro, che non è un saggio unitario, ma una raccolta di testi, ovviamente rivisti, pubblicati nel corso del tempo e in occasione e organi di stampa differente può riassumersi in poche parole: la crisi n corso non è solo finanziaria o economica; è soprattutto occupazionale e ambientale e non è possibile rimediare ai guasti crescenti che crea nel tessuto sociale di tutti i paesi del mondo se non imboccando la strada di una radicale trasformazione in senso ecologico, cioè ambientalmente e socialmente compatibile, di tutto l’apparato produttivo e dei modelli di consumo che lo sorreggono. A questa prospettiva non c’è alternativa, se non un esito catastrofico per tutti. Leggi tutto “Intervista su “La conversione ecologica” (18 aprile 2011)”

“Repubblica” ha pubblicato una mia breve nota sulle origini dell’ambientalismo

I tagli purtroppo l’hanno massacrata. Qui la ripropongo nella sua forma originale.

All’origine di quell’amalgama che è oggi l’ambientalismo si possono individuare diversi filoni con paternità e sviluppi differenti.

Il primo è l’ecologismo in senso stretto: un approccio alla natura che individua nell’interconnessione tra le diverse specie che popolano un territorio le condizioni della loro esistenza, della loro evoluzione, della loro diffusione: tre fattori che in ogni ecosistema concorrono a costituire equilibri che non devono essere alterati troppo rapidamente. La “capacità di carico” di un ecosistema è un limite oltre i quali la diffusione di una determinata specie si arresta perché compromette le basi della sua sopravvivenza. Questo vale anche per il “carico” che la specie umana impone all’ambiente. Pioniere di questo approccio, con una forte impronta etica, era stato il naturalista statunitense Aldo Leopold (1887-1948). Leggi tutto ““Repubblica” ha pubblicato una mia breve nota sulle origini dell’ambientalismo”

L’Apocalisse è già qui (il manifesto, 17 marzo 2011)

Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l’apocalisse scatenata dal maremoto che ha colpito la costa nordorientale del Giappone?

Non o non solo – come sostengono più o meno tutti i media ufficiali – che la sicurezza (totale) non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l’infrastruttura e l’organizzazione di un paese moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall’infinita potenza di una natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte – e per lo più – moltiplicano quei danni, com’è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami. Leggi tutto “L’Apocalisse è già qui (il manifesto, 17 marzo 2011)”

Ho scritto per la rivista “Parole chiave” un articolo sul tema del riuso

La Terra non ci appartiene. Siamo noi che apparteniamo alla Terra. Nessuna porzione o pezzo della Terra può appartenere veramente a chicchessia, perché noi nasciamo e moriamo, mentre la Terra esisteva prima di noi e continuerà a esistere – e a lungo – dopo di noi. Quello che abbiamo avuto in eredità da chi è vissuto prima di noi non è innanzitutto la “proprietà” che qualche nostro parente ci ha lasciato, ma la terra nel suo insieme, perché solo quell’insieme ci consente di vivere e riprodurci, anche se qualche porzione di questa Terrà – e magari proprio quella in cui viviamo – è stata già manomessa o rovinata da chi è vissuto prima di noi: e magari fin dai primordi degli insediamenti umani, come è successo con la scomparsa dei grandi mammiferi nell’America Centrale, con la desertificazione del Sahara in seguito all’overgrazing, con la salinizzazione del suolo della Mesopotamia per un eccesso di irrigazione, con il disboscamento di tante pendici montuose trasformate in superfici sterili e franose. E soprattutto, ovviamente, da quando la rivoluzione industriale ha messo al lavoro in misura massiccia i combustibili fossili, con la saturazione dell’atmosfera con gas di serra, con l’inquinamento dell’aria, delle acque e dei suoli con sostanze di sintesi che gli organismi prodotti dall’evoluzione naturale non sono predisposti a metabolizzare e a reinserire in un nuovo ciclo trofico in tempi accettabili, con l’introduzione di potenti e sempre più gigantesche macchine per il movimento terra, in grado di spianare intere montagne e aprire voragini nelle viscere del pianeta, con l’impermeabilizzazione di una quota crescente del suolo per farci correre sopra le nostre automobili, far decollare e atterrare i nostri aerei, depositare a terra milioni di container in attesa di essere trasportati da una parte all’altra del globo. Eccetera. Leggi tutto “Ho scritto per la rivista “Parole chiave” un articolo sul tema del riuso”