Sulla conversione ecologica, Convegno nazionale di Alba (Torino, 6-7 ottobre 2012)

La conversione ecologica, nella sua duplice dimensione, soggettiva (o se vogliamo, culturale e morale) e oggettiva (cioè relativa al che cosa, come, per chi e dove produrre) è elemento di immediata connessione tra il tema del lavoro, in tutte le sue manifestazioni – dal supersfruttamento alla disoccupazione, dal problema delle tutele giuridiche, contrattuali ed economiche al lavoro di cura non retribuito – e l’obiettivo generale della giustizia ambientale e sociale. Leggi tutto “Sulla conversione ecologica, Convegno nazionale di Alba (Torino, 6-7 ottobre 2012)”

Per l’elaborazione di un documento sul lavoro per il nodo Alba di Milano

Alla luce della crisi ambientale, sociale e poi economica e finanziaria con cui si è aperto il nuovo secolo il lavoro si presenta in una molteplicità di sfaccettature (più che il lavoro, i lavori) che è difficile ridurre ad unità sia nell’analisi che, a maggior ragione, nelle rivendicazioni e nell’elaborazione programmatica. Volendo semplificare, abbiamo di fronte per lo meno cinque grandi categorie di attività e di condizioni esistenziali – e un numero anche maggiore di problematiche – a cui ricondurre il concetto di lavoro.

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I beni comuni, via alla “pace giusta” (CIPAX Centro interconfessionale per la pace – cantiere 2011-12, 12 gennaio)

Il bene comune è una visione unitaria di una società in cui è possibile che tutti quanti – o per ragioni di convenienza o per ragioni morali – si trovino d’accordo su un unico obiettivo e abbraccia per così dire la totalità degli aspetti della condizione umana. È un’utopia in senso positivo, è un’aspirazione che alcuni di noi condividono, altri meno, ma comunque non coincide con l’affermazione che c’è stata negli ultimi tempi del concetto di beni comuni, che è plurale, perché i beni sono tanti – l’acqua, l’aria, il suolo, la biodiversità, poi la cultura, l’arte, l’informazione, i servizi pubblici locali e nazionali ecc. (se ne possono includere tanti o pochi) – ma sono singoli problemi, ciascuno dei quali presenta delle caratteristiche merceologiche, cioè delle caratteristiche fisiche diverse – gestire l’acqua è diverso da gestire la biodiversità o il suolo ecc. – e poi in condizioni storiche molto differenziate.

Recentemente si è andato affermando questo concetto di beni comuni: che è un fronte su cui va data battaglia e questa battaglia è essenziale alla garanzia delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione e a un progresso nel senso della sua vivibilità o addirittura nella possibilità di arrestare la catastrofe imminente che incombe sul pianeta dal punto di vista dei cambiamenti climatici e del deterioramento dell’ambiente.

Questo concetto recente rende completamente superata l’antica contrapposizione a cui siamo stati abituati dal dibattito politico dei decenni passati, cioè quella tra Stato e mercato, tra pubblico e privato. C’è chi diceva “più Stato e meno mercato”, chi diceva “più mercato e meno Stato”, pensando che la contrapposizione fosse tra una gestione privatistica e una gestione pubblica.

I sostenitori della gestione privatistica rivendicano che è l’unica in grado di garantire l’efficiente utilizzo del bene, perché soltanto il privato, per il fatto che ci fa sopra un profitto e proprio per farne un profitto, ha un interesse a utilizzarlo nella maniera migliore possibile, cioè nella maniera che risponde di più agli interessi di tutti.

I sostenitori della gestione pubblica sostengono invece che soltanto la gestione di enti pubblici – Stato, comuni, regioni o province – cioè di enti che facciano parte dell’ordinamento statuale, può garantire la difesa degli interessi di tutti, anche dei più deboli, perché nel mercato privato chi si avvantaggia è chi ha più risorse, più potere. Leggi tutto “I beni comuni, via alla “pace giusta” (CIPAX Centro interconfessionale per la pace – cantiere 2011-12, 12 gennaio)”

Mobilità urbana (per la rivista “Asilo politico”)

La mobilità di uomini e merci in una città è come la circolazione del sangue nel corpo umano: ciò che li tiene in vita. Se poi aggiungiamo anche i mezzi per la raccolta dei rifiuti e le auto e i bus con cui ciascuno di noi torna a casa dal lavoro, stanco e sfatto, accanto alla circolazione arteriosa avremo anche quella venosa Per il governo di una città il controllo della mobilità é quindi un compito irrinunciabile, non delegabile a un cuore artificiale, esterno, estraneo al corpo urbano, che obbedisce a un’altra logica. Ma lo stesso vale per molti altri servizi pubblici locali, a partire dall’acqua (andata e ritorno: servizio idrico integrato), energia (gas ed elettricità), mercati generali e macelli: tutte cose che sono la linfa e l’alimento della vita urbana. Per non parlare dei circuiti culturali, che sono ciò attraverso cui la città pensa e si mette in grado di autogestirsi. Certo, in tutti questi campi, accanto al necessario c’é anche il superfluo, e non é detto che tutto debba circolare lungo gli stessi canali. Ma se uno, molti, o tutti questi circuiti vengono consegnati a una società commerciale (una SpA, pubblica, privata o mista), la cui logica é, e non può non essere, fare profitti, “fare finanza”, crescere; e per crescere allontanarsi dai destinatari dei servizi erogati, che sono servizi “di prossimità”, il governo della città passa nelle mani di questa società e il sindaco si ritrova con un pugno di mosche in mano. Se la SpA é ancora pubblica o mista, incasserà degli utili, con cui provvedere a qualche necessità non più finanziata dai trasferimenti statali: ma sono denari pagati dai cittadini: dividendi sul loro asservimento. Leggi tutto “Mobilità urbana (per la rivista “Asilo politico”)”

Ho scritto per la rivista “Parole chiave” un articolo sul tema del riuso

La Terra non ci appartiene. Siamo noi che apparteniamo alla Terra. Nessuna porzione o pezzo della Terra può appartenere veramente a chicchessia, perché noi nasciamo e moriamo, mentre la Terra esisteva prima di noi e continuerà a esistere – e a lungo – dopo di noi. Quello che abbiamo avuto in eredità da chi è vissuto prima di noi non è innanzitutto la “proprietà” che qualche nostro parente ci ha lasciato, ma la terra nel suo insieme, perché solo quell’insieme ci consente di vivere e riprodurci, anche se qualche porzione di questa Terrà – e magari proprio quella in cui viviamo – è stata già manomessa o rovinata da chi è vissuto prima di noi: e magari fin dai primordi degli insediamenti umani, come è successo con la scomparsa dei grandi mammiferi nell’America Centrale, con la desertificazione del Sahara in seguito all’overgrazing, con la salinizzazione del suolo della Mesopotamia per un eccesso di irrigazione, con il disboscamento di tante pendici montuose trasformate in superfici sterili e franose. E soprattutto, ovviamente, da quando la rivoluzione industriale ha messo al lavoro in misura massiccia i combustibili fossili, con la saturazione dell’atmosfera con gas di serra, con l’inquinamento dell’aria, delle acque e dei suoli con sostanze di sintesi che gli organismi prodotti dall’evoluzione naturale non sono predisposti a metabolizzare e a reinserire in un nuovo ciclo trofico in tempi accettabili, con l’introduzione di potenti e sempre più gigantesche macchine per il movimento terra, in grado di spianare intere montagne e aprire voragini nelle viscere del pianeta, con l’impermeabilizzazione di una quota crescente del suolo per farci correre sopra le nostre automobili, far decollare e atterrare i nostri aerei, depositare a terra milioni di container in attesa di essere trasportati da una parte all’altra del globo. Eccetera. Leggi tutto “Ho scritto per la rivista “Parole chiave” un articolo sul tema del riuso”

Inserisco la scaletta del mio intervento alla settimana della politica (Università di Torino) sul tema crimine e ambiente (5 marzo 2011)

Non sono un giurista: ho quindi molte difficoltà nel praticare un campo non mio. Ma è inevitabile: aspetto contributi. Parto dalla distinzione tra CRIMINE e REATO.

Il REATO è definito da una legge di diritto positivo attraverso specifiche fattispecie e sanzionato. In Italia si lamenta l’insufficienza delle declaratorie e delle sanzioni, tanto che i reati ambientali non sono contemplati in quanto tali nel codice penale. Leggi tutto “Inserisco la scaletta del mio intervento alla settimana della politica (Università di Torino) sul tema crimine e ambiente (5 marzo 2011)”

Prefazione al libro di Cohn Bendit, “Osare di più” (Edizioni dell’asino)

In questo libretto, che raccoglie alcuni dei suoi più recenti interventi legati al lancio della lista Europe Écologie, come in tutta la sua ormai lunga biografia politica e culturale – a partire dalla sua partecipazione al gruppo 22 marzo, che era stato il fattore di innesco del maggio francese più di 40 anni fa, e passando per la costituzione del gruppo francofortese Revoltionär Kampf e poi alla promozione del partito dei Verdi della Repubblica federale tedesca – Daniel Cohn-Bendit unisce passione, intelligenza e impegno. Leggi tutto “Prefazione al libro di Cohn Bendit, “Osare di più” (Edizioni dell’asino)”