Anatomia di una rivoluzione di Giuseppe De Marzo, una mia recensione pubblicata su Il manifesto dell’1 marzo 2013


Anatomia di una rivoluzione» di Giuseppe De Marzo. Un cambio di paradigma per salvare il pianeta.

È una specie di Summa (non Theologica, ma quasi) del pensiero, ma anche della prassi e delle sperimentazioni in corso, cioè dei saperi teorico-pratici altermondialisti.

Una sintesi di tantissimi spunti sviluppati nel corso degli ultimi decenni in tutto il mondo per creare le basi di un radicale «cambio di paradigma» nei meccanismi che regolano il rapporto tra uomo e natura e le tante forme di convivenza del genere umano: un paradigma che oggi è dominato dal pensiero e dalla prassi liberista, che è il volto assunto a livello ormai planetario dal capitalismo nella fase della sua globalizzazione; quello che ha portato il pianeta sull’orlo di un baratro economico, sociale, ambientale e culturale. Leggi tutto “Anatomia di una rivoluzione di Giuseppe De Marzo, una mia recensione pubblicata su Il manifesto dell’1 marzo 2013”

Materiali per la discussione interna di Alba

Chi o che cosa può aver spinto un gruppo di famiglie di agricoltori e di commercianti rimasti vittime della strage di Piazza Fontana ad andare a cercare fino a Catanzaro, per assumerlo come proprio patrono di parte civile nel processo per la strage, un giovane avvocato fascista, già dirigente cittadino del Movimento Sociale Italiano? Leggi tutto “Materiali per la discussione interna di Alba”

La Conversione Ecologica della Lombardia: il 24 novembre a Milano

Sabato 24 novembre la nuova ShaKe Libreria Interno4 di Milano ospiterà alle ore 18,00 un incontro sul tema “La Conversione Ecologica della Lombardia”.

A partire dal libro La conversione ecologica (NdA Press) l’autore Guido Viale e Andrea Di Stefano (direttore della rivista Valori, candidato alle primarie del centrosinistra per la Presidenza della Regione Lombardia) discutono di lavoro, sociale e conversione ecologica in vista delle elezioni per la Presidenza della Regione Lombardia.
Modera l’incontro Paolo Hutter (giornalista, direttore di Eco dalle Città).

A seguire buffet a cura di Milanima.

Informazioni:
ShaKe Libreria Interno4
Vicolo Calusca 10/F, Milano
tel. 02-58317306
www.shake.it
www.ndanet.it 

Decrescita o conversione ecologica? (“il manifesto”, 7 settembre 2012)

Lettera a il manifesto:

Sono due i motivi per i quali compro ogni mattina “Il manifesto”: per tenere in vita il giornale e perché è uno dei pochi luoghi ove sia possibile leggere analisi e proposte per una riforma della società e dell’economia più eque ed ecologicamente compatibili. E fra i tanti interventi che compaiono su questi argomenti, mi trovo spesso ad apprezzare e condividere quelli di Guido Viale. L’ultimo suo intervento, in ordine di tempo, l’ho letto sabato I settembre, dal titolo: “L’Ilva si controlla dal basso”. È su questo suo intervento che mi voglio soffermare perché, pur condividendo la sua tesi di fondo (il controllo dal basso) mi ritrovo a dissentire sulla sua reiterata tesi di critica alla decrescita, assimilata alla categoria della “visione bucolica dello sviluppo”. Leggi tutto “Decrescita o conversione ecologica? (“il manifesto”, 7 settembre 2012)”

La sostenibile leggerezza della riconversione (“Quale energia”, n.2 aprile-maggio 2012)

 L’orizzonte esistenziale delle nostre vite è dominato dalla crisi ambientale: non solo dai mutamenti climatici, che rappresentano ovviamente la minaccia maggiore; ma anche dalla scarsità di acqua e suolo fertile (non a causa della loro limitatezza naturale, ma dell’inquinamento e della devastazione a cui sono sottoposti); dalla distruzione irreversibile della biodiversità; dall’esaurimento del petrolio e degli altri idrocarburi (che sono anch’essi “risorse naturali”, anche se utilizzate prevalentemente per devastare la natura); dall’esaurimento di molte altre risorse, sia geologiche che biologiche e alimentari (il nostro “pane quotidiano”); dall’inquinamento degli habitat umani che riduce progressivamente la qualità della vita e delle relazioni interpersonali. A molte di queste minacce c’è chi pensa di poter fare argine con l’innovazione: nuovi materiali; nuovi processi; nuove tecnologie. È un’illusione: anche se fosse possibile affrontare così una o alcune delle grandi questioni ambientali, è la loro interconnessione in un sistema unico e complesso a imporre un approccio globale. Parlare di crescita economica, qualsiasi cosa si intenda con questa espressione, senza fare riferimento a questo quadro, è un discorso vuoto. Leggi tutto “La sostenibile leggerezza della riconversione (“Quale energia”, n.2 aprile-maggio 2012)”

Dobbiamo muoverci (“il manifesto”, 10 aprile 2012)

Crisi del mercato – italiano ed europeo – dell’auto, attacco governativo agli incentivi per le energie rinnovabili, movimenti NoTav, NoTem (Tangenziale esterna milanese) ed altri simili: sono fatti da prendere in considerazione insieme. E insieme, anche, a due altri problemi: chi deve tenere insieme quei fatti? E dove? Di questi tre problemi il più serio è il terzo: perché occorre ricostituire uno spazio pubblico – o molte sedi: una per ciascuno dei territori che sono interessati a quei fatti – dove affrontare la discussione in modo operativo. La soluzione del secondo problema coincide in gran parte con quella del terzo: una volta costituita una sede del genere, la partecipazione di una cittadinanza attiva, e di una schiera di lavoratori che aspettano solo di riprendere in mano il loro destino, è molto più facile: c’è nel paese una spinta alla partecipazione che da anni non si sentiva più (la Valle di Susa insegna). Quanto alla crisi dell’auto, agli incentivi per le rinnovabili e alla resistenza contro le Grandi opere, parlano da sé. Li possiamo riassumere così: Leggi tutto “Dobbiamo muoverci (“il manifesto”, 10 aprile 2012)”

I sei pilastri della conversione (“il manifesto”, 2 febbraio 2012)

Misurarsi con il Governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l’Europa, ma – e non con un programma, ma con ricatti e fatti compiuti – la finanza internazionale; che decide per entrambi. Le misure adottate – “salvaitalia” e “crescitalia” – non avranno alcun effetto di stabilità, come non ce lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavoro cucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di quei decreti (PIL +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18) ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compagine governativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembra placarsi, è perché Monti le ha dato un altro po’ di succo da spremere; esattamente come era successo in Grecia; fino a nuovo ordine. D’altronde Draghi ha spiegato che lo spread serve proprio a questo: rendere possibile quella spremitura che il lessico economico-politico chiama “riforme” e “modernizzazione”. Ma con un debito di 1900 miliardi e un patto di stabilità che pretende di dimezzarlo a nostre spese, gli agguati della finanza continueranno a restare alle porte. E finché la finanza internazionale potrà contare su risorse che valgono 10-15 volte di più del prodotto lordo del mondo non c’è governo che ne sia al sicuro; nemmeno erigendo una muraglia cinese contro i suoi assalti. Leggi tutto “I sei pilastri della conversione (“il manifesto”, 2 febbraio 2012)”

La conversione ecologica del trasporto merci (“il manifesto”, 29 gennaio 2012)

Il Governo Monti non porta nessuna responsabilità diretta per le condizioni che hanno provocato le rivolte dei “forconi” in Sicilia, (pescatori e agricoltori, ma soprattutto autotrasportatori) e che hanno bloccato la distribuzione delle merci anche in tutto il resto del paese. Le condizioni che stanno mettendo alla fame molti di questi lavoratori e operatori risalgono al modo in cui i rispettivi settori sono andati organizzandosi nel corso del tempo, sotto molti dei precedenti governi. Va detto però che nessuna delle misure ora adottate (in particolare le presunte liberalizzazioni di autostrade, assicurazioni e distribuzione di combustibili) apporta a questi lavoratori il minimo sollievo, mentre il Governo sembra orientato a cercare di pacificarli con una politica delle mance (sconto sulle tariffe autostradali e sulle accise sul carburante) già incorsa più volte in procedure di infrazione da parte della Commissione europea. Non è in questo modo, e gli autotrasportatori lo sanno, che si possono risolvere i loro problemi. Leggi tutto “La conversione ecologica del trasporto merci (“il manifesto”, 29 gennaio 2012)”

L’intervento al forum “La via d’uscita”, Firenze, 9 dicembre 2011

Riporto di seguito la scaletta che mi ero preparato per fare il mio intervento all’incontro di Firenze sulla via di uscita, precisando che non tutte le cose che sono scritte qui sono riuscito a dirle, per mancanza di tempo e per mia insufficienza oratoria

In una riunione che vuole avere una dimensione operativa (cercare una via d’uscita dalla crisi) la scelta più importante è che i problemi vengano affrontati in una dimensione globale, planetaria, e non solo nazionale. La crisi greca è stata affrontata come crisi nazionale; poi lo è stata anche quella italiana (e quella di tutti i paesi PIGS); ma ben presto si è visto che non erano tali: sono crisi che non si possono risolvere, e nemmeno affrontare, a livello nazionale, anche se questo è il compito che Monti si è dato, su imput di Draghi; e che ha dato a tutti noi.
La Grecia, sottoposta al trattamento “nazionale” imposto dalla governance europea non ha più alcuna possibilità di risollevarsi. L’Italia ha imboccato la stessa strada, e se continua a seguirla è destinata alla stessa fine. Per questo è sbagliato l’invito a “baciare il rospo”, chiunque sia; non solo perché è proprio un rospo; e le misure che ha adottato sono non solo inique ma soprattutto inutili. Ma perché la crisi del debito va affrontata per lo meno a livello europeo; e a questo livello non c’è nessun progetto all’altezza dei problemi. Manca in assoluto la consapevolezza dell’ordine di priorità dei problemi, che è anche quella che ci può permettere di affrontarli. Leggi tutto “L’intervento al forum “La via d’uscita”, Firenze, 9 dicembre 2011″

Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)

E l’ambiente? E’ scomparso dai radar, soffocato dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa; e in tutto il mondo. Non solo a livello locale, ma anche a quello globale.

Tra il 28 novembre e il 10 dicembre si terrà a Durban (Sudafrica) la COP 17, l’ultima conferenza sul rinnovo degli accordi di Kyoto per il contenimento delle emissioni che sono all’origine dei cambiamenti climatici. Scienziati di tutto il mondo, riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) insistono nel mettere in guardia i governi che il tempo per evitare una catastrofe irreversibile che cambierà i connotati del pianeta Terra e le condizioni di sopravvivenza della specie umana sta per scadere; e che misure drastiche devono essere adottate per realizzare subito un cambio di rotta. Ma a Durban, come a Cancun (2010) o a Copenhagen (2009) non succederà niente. La delegazione europea, che aveva le posizioni più avanzate, ha ormai rinunciato – a causa della “crisi” – a proporre agli altri governi vincoli più stretti (e quella italiana non ha mai avuto qualcosa da dire). Se stampa e media avessero dedicato alla minaccia di questa catastrofe imminente anche solo la metà dell’attenzione dedicata allo spread, il 99 per cento della popolazione mondiale sarebbe scesa in piazza con i forconi per costringere i rispettivi governanti a prendere provvedimenti immediati. Leggi tutto “Il primo vagito del governo: ripensare il nucleare (il manifesto, 20 novembre 2011)”