Decrescita o conversione ecologica? (“il manifesto”, 7 settembre 2012)

Lettera a il manifesto:

Sono due i motivi per i quali compro ogni mattina “Il manifesto”: per tenere in vita il giornale e perché è uno dei pochi luoghi ove sia possibile leggere analisi e proposte per una riforma della società e dell’economia più eque ed ecologicamente compatibili. E fra i tanti interventi che compaiono su questi argomenti, mi trovo spesso ad apprezzare e condividere quelli di Guido Viale. L’ultimo suo intervento, in ordine di tempo, l’ho letto sabato I settembre, dal titolo: “L’Ilva si controlla dal basso”. È su questo suo intervento che mi voglio soffermare perché, pur condividendo la sua tesi di fondo (il controllo dal basso) mi ritrovo a dissentire sulla sua reiterata tesi di critica alla decrescita, assimilata alla categoria della “visione bucolica dello sviluppo”. Leggi tutto “Decrescita o conversione ecologica? (“il manifesto”, 7 settembre 2012)”

I danni di una classe dirigente disastrosa (“il manifesto”, 5 settembre 2012)

Il Governo della Bulgaria ha reso noto di non avere più alcun interesse all’ingresso nell’Unione Europea, per lo meno fino a che questa non avrà risolto i suoi problemi. Niente forse come questa dichiarazione ci dà la misura di quanto il sogno di un’Europa unita, promosso dai suoi padri fondatori e condiviso da milioni di cittadini di tutto il continente, ad Est come a Ovest, sia stato tradito, avvilito e calpestato da chi oggi tiene in mano le redini dell’Unione. Non che le politiche della Comunità, poi Unione, Europea siano mai state tali da accendere l’entusiasmo dei suoi cittadini; ma la crisi scoppiata nel 2008, che ha visto le politiche europee ridursi a una corsa affannosa prima per salvare le banche responsabili del dissesto, e poi per “rassicurare” i cosiddetti mercati, cioè gli speculatori che ingrassano sui debiti pubblici dei paesi membri – si tratta sempre degli stessi soggetti, protagonisti del potere senza legge della finanza internazionale – hanno portato le istituzioni dell’Unione a una resa dei conti. Mentre i governi si trastullano con gli spread in una serie di riunioni inconcludenti che ne evidenziano incapacità, o impotenza, ma sostanzialmente la resa ai poteri della finanza internazionale, la coesione sociale della compagine europea – di cui l’economia non è che una manifestazione, e neanche la principale – ha ormai imboccato la strada della dissoluzione. Leggi tutto “I danni di una classe dirigente disastrosa (“il manifesto”, 5 settembre 2012)”

L’Ilva si controlla dal basso (“il manifesto”, 1 settembre 2012)

L’Ilva (già Italsider) di Taranto inquina e uccide da cinquant’anni la città e i suoi abitanti, insieme a diversi altri impianti che ne occupano il territorio. Tuttavia, nonostante numerosi tentativi, in corso da anni, di portare la situazione all’attenzione dell’opinione pubblica, Taranto è diventata un “caso nazionale” solo ora: innanzitutto per l’impegno di un magistrato coraggioso che ha scelto di obbedire alla legge e non ai padroni della città; ma soprattutto per l’iniziativa del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, che ha rotto la cappa di omertà nei confronti delle malefatte dell’azienda che le forze politiche – e gran parte di quelle sindacali – avevano steso da anni sulla fabbrica e sulla città: in uno stile “sovietico” che calza a pennello a un territorio cui è stato assegnato il destino di “città dell’acciaio”; e null’altro. Leggi tutto “L’Ilva si controlla dal basso (“il manifesto”, 1 settembre 2012)”

L’aut aut di Monti (“Il manifesto”, 20 agosto 2012)

È L’ECONOMIA, STUPIDO!

“It’s the economy, stupid!”: era stato questo lo slogan vincente di Bill Clinton nella campagna presidenziale contro George Bush (senior) vent’anni fa. Forse oggi è il caso di riprendere quelle stesse parole contro il ragionier Monti, illustre economista di fama mondiale, che non riesce a spiegarsi come mai, avendo “messo i conti in ordine”, lo spread dell’Italia continua a essere il doppio o il triplo di quello di altri paesi quasi altrettanto indebitati e senza quell’avanzo primario (la differenza tra entrate e spese dello Stato, destinata al pagamento degli interessi) che nessun altro in Europa può vantare. Leggi tutto “L’aut aut di Monti (“Il manifesto”, 20 agosto 2012)”

Sull’orlo del baratro (“L’altra pagina”, luglio-agosto 2012)

di Paolo Calabrò

Lo stato di “incertezza stabile” di fronte al quale ci troviamo non consente di ipotizzare alcun piano di risanamento. Manca la capacità di elaborare un pensiero strategico

GuidoViale, leader nel ’68 della protesta studentesca ed ex-dirigente di Lotta continua, è membro del Comitato tecnico-scientifico dell’ Agenzia Nazionale per la protezione dell’Ambiente (Ispra). Collabora con Repubblica e il manifesto. Blog personale: www.guido.viale.it. A lui abbiamo chiesto una valutazione sulla attuale situazione economica italiana ed europea. Leggi tutto “Sull’orlo del baratro (“L’altra pagina”, luglio-agosto 2012)”

Risposta a un lettore de “il manifesto”: Il futuro è già qui

Ho letto l’ultimo articolo di Viale sul Manifesto del 25-07-12 e con mio grande dispiacere ho notato che ha riconfermato la sua abitudine a proporre azioni politiche che guardano al lontano futuro e mai al presente (oggi, domani, subito).

Io sono stato, fino a poco tempo fa, un estimatore del pensiero di Viale. Condivido il discorso sull’ambiente e la riconversione ecologica, ma non può ignorare la necessità di dare risposte, ora, su ciò che accade. L’ unione europea e l’euro stanno saltando e la proposta che riformula è quella solita di una costruzione della società futura. Leggi tutto “Risposta a un lettore de “il manifesto”: Il futuro è già qui”

Una nuova economia per una nuova Europa (“il manifesto”, 25 luglio 2012)

Una classe dirigente inetta, incolta, arrogante, asservita sta portando alla rovina l’Europa e con essa le principali conquiste che il movimento operaio e la cultura democratica avevano realizzato nel corso di un secolo di lotte: contrattazione collettiva, “pieno impiego”, diritti sindacali, sanità, pensione, istruzione, ricerca e cultura come diritti universali: promossi per il bene di tutti e non nel solo interesse di chi li paga o ne beneficia. La combinazione e l’emersione contemporanea di tante manchevolezze nelle nostre classi dirigenti è riconducibile all’adesione di tutte, per molti esplicita e per gli altri sottintesa (in base all’assunto che “non c’è alternativa”) alla teoria liberista che affida il governo della società al mercato; anzi, ai “mercati”: sempre meno identificati come un sistema di relazioni tra soggetti indipendenti e sempre più come un insieme di potenze imperscrutabili nelle cui mani è riposto il destino del mondo.  Leggi tutto “Una nuova economia per una nuova Europa (“il manifesto”, 25 luglio 2012)”

L’alternativa all’austerità (“il manifesto”, 12 luglio 2012)

A otto mesi dall’insediamento del governo Monti bisognerebbe chiedersi: l’economia italiana sta meglio o peggio? E sta meglio o peggio la democrazia ad essa legata a doppio filo? Quanto a occupazione, redditi popolari e del lavoro, servizi sociali stiamo sicuramente peggio; ma siamo ripagati in termini di migliori prospettive? Abbiamo subito un decreto “salvaitalia”, ma, usando gli indicatori di chi ci governa, spread e rapporti debito/PIL e deficit/PIL, il paese non si è allontanato di un centimetro dal baratro. Abbiamo subito due decreti per la “crescita” – il terzo è in arrivo – che hanno massacrato servizi, pensioni e lavoratori del privato e del pubblico impiego; ma, a parte le cifre a suo tempo sparate dal Premier “tecnico” (le ricordo: PIL +11% per cento; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti +18), ci stiamo avvicinando – per usare la sua metafora – più alla Grecia che alla Germania. O forse anche la Germania sta avvicinandosi a noi. Leggi tutto “L’alternativa all’austerità (“il manifesto”, 12 luglio 2012)”

Il grande bluff europeo (“il manifesto”, 4 luglio 2012)

A Bruxelles l’Europa non è certo uscita dal coma in cui l’ha gettata la crisi dell’euro. Né le risorse economiche, né – e meno che mai – quelle politiche messe in campo sono adeguate per resistere a una speculazione in buona parte promossa da quelle stesse banche e istituzioni finanziarie che tengono sotto scacco la moneta unica, ma che ne sono anche le principali beneficiarie. I governi degli Stati membri, sia quelli forti che quelli deboli, sono di fronte a un’alternativa secca: o salvare banche, finanza e assetto istituzionale dei cosiddetti “mercati”; o salvare i diritti: quelli del lavoro, quello al lavoro e al reddito, quelli alla sicurezza, all’esercizio della cittadinanza, alla dignità della persona. Leggi tutto “Il grande bluff europeo (“il manifesto”, 4 luglio 2012)”