Le tre parole chiave del programma di A.L.B.A

Ogni giorno nel nostro paese assistiamo a un peggioramento delle condizioni materiali di vita, come di quelle di miliardi di altri esseri umani nel mondo. Ogni giorno la crisi miete le sue vittime, consuma diritti, alimenta conflitti, distrugge speranze, cancella futuro. Dal 2007 la crisi finanziaria prima e quella economica poi stanno sgretolando ciò che rimane della democrazia, mettendo in evidenza l’assenza di una governance globale che sappia indicare la strada per uscirne. Anche a livello europeo il quadro è drammatico. Un Europa costruita su rigide basi monetarie e non fondata sui diritti e sulla politica è entrata in crisi. La diarchia dei governi tedesco e francese allontana i popoli dall’integrazione mettendoli gli uni contro gli altri mentre sostiene banche e grandi interessi finanziari e commerciali. Proprio questi ultimi sono coloro che hanno scatenato la crisi finanziaria e che oggi dopo aver drenato soldi dal sistema pubblico sono al punto di far fallire un paese sovrano: la Grecia. La situazione greca è l’emblema del processo di spoliazione dei diritti, di distruzione dell’economie locali e nazionali, di ogni statuto dei lavoratori, di ogni concetto di res pubblica e di beni comuni, svenduti con le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Siamo davanti allo stesso tempo alla crisi della rappresentanza ed a quella della sovranità. La finanza internazionale ricatta interi paesi e liquida la democrazia. Leggi tutto “Le tre parole chiave del programma di A.L.B.A”

Intervento al dibattito “Beni comuni: che fare?” (Sherwood festival, 18 giugno 2012)

Più di trecento persone hanno partecipato lunedì 18 giugno al primo dei dibattiti previsti all’interno del programma di Sherwood Festival, quello intitolato “Beni comuni, che fare?”.
Un tema di straordinaria attualità, diventato ormai un’importantissima parola d’ordine per molteplici movimenti che, dalle realtà locali fino al livello globale, si battono intorno al controllo della proprietà e alla gestione di risorse, beni e servizi, dal territorio e l’ambiente ai saperi.

Foto di Sherwood Festival.

Al dibattito coordinato da Vilma Mazza hanno partecipato, oltre a Guido Viale, Beppe Caccia, Marco Bersani, Antonio Musella e Giuliana Beltrame.

Questo è il video dell’intervento di Guido Viale.

www.sherwood.it

La bancarotta dei tecnici (articolo inedito, 4 giugno 2012)

Come poteva prevedere qualsiasi persona di buon senso, purché onestamente informata, il decreto “Salvaitalia” non ha salvato né salverà l’Italia, ma la sta portando al disastro; il decreto “Crescitalia” non l’ha fatta né la farà crescere; il decreto “semplificazione” ha complicato la vita a tutti (basta pensare al calcolo dell’Imu). In compenso la nuova normativa sulle pensioni ha allontanato per tutti e tutte l’età del pensionamento, lasciando alcune centinaia di lavoratori senza stipendio né pensione e togliendo altrettante opportunità di lavoro ai giovani che ne cercano uno; la legge sul mercato del lavoro distruggerà le poche garanzie di cui ancora godevano i lavoratori occupati, senza niente dare ai precari e devastando il sistema degli ammortizzatori sociali; e questo mentre la disoccupazione ufficiale è sopra l’11 per cento, quella reale sopra il 17, quella dei giovani sopra il 36 (e gli ultimi 600mila nuovi disoccupati li ha fatti proprio il Governo Monti). Per concludere, la “riforma” dell’art. 81 della Costituzione ha messo fuori legge Keynes e la migliore scienza economica del ‘900 (gli spiccheranno contro anche un mandato di cattura?), privando non solo i cittadini italiani, ma anche il loro governo, del più importante strumento di gestione della politica economica. Ora i partiti che sostengono il governo Monti stanno manomettendo anche le regole fondamentali del costituzionalismo: la separazione tra potere legislativo e potere esecutivo. A che cosa dobbiamo tutto ciò? Leggi tutto “La bancarotta dei tecnici (articolo inedito, 4 giugno 2012)”

Intervento alla rassegna I Dialoghi di Trani

Sabato 16 giugno alle ore 18 il programma della rassegna letteraria e culturale I Dialoghi di Trani, ospitata all’interno del Castello Svevo della città pugliese dal 14 al 17 giugno, propone un’interessante tavola rotonda dal titolo “La crisi sulla pelle”.
Intervengono Massimo Brutti, Giovanni Vecchi, Guido Viale, Giorgio Zanchini.

Il motore economico sembra spostarsi fuori dall’Occidente in un’area emergente, quella del BRIC, all’interno della quale l’India e la Cina registrano una forte crescita del Pil. È in corso una trasformazione epocale del capitalismo? È ancora possibile per l’Eurozona una crescita diversa e comune? Come si misura la ricchezza di una Nazione? Una globale crisi economica travolge i tradizionali parametri di riferimento che determinavano la solidità di un paese: Pil, debito pubblico, indici di borsa, le pagelle delle Agenzie di rating, tirannide finanziaria, tutto sembra tramare contro la vivibilità dell’homo sociale rispetto all’homo economicus che si dibatte angustiato dalla domanda: crescere per uscire dalla crisi o decrescere per ritornare felice? E davanti lo spettro del “default”.

A seguire un reading di Marluna teatro.

 

Intervista di Maurita Cardone per “Quale Energia”, maggio 2012

Le politiche su energia e mobilità del governo Monti favoriscono i combustibili fossili e non migliorano le condizioni di vita della popolazione. Secondo Guido Viale, economista ed esperto di ecologia, bisogna sostituire l’obiettivo del profitto, implicito nella green economy, con un modello che metta al centro sostenibilità e benessere.
Sono tanti i fronti su cui la politica di Monti delude e la società civile cerca delle alternative. QualEnergia.it ha intervistato l’economista Guido Viale, per fare il punto sulle scelte dell’attuale Governo e immaginare un’altra strategia.

Leggi tutto “Intervista di Maurita Cardone per “Quale Energia”, maggio 2012″

La sostenibile leggerezza della riconversione (“Quale energia”, n.2 aprile-maggio 2012)

 L’orizzonte esistenziale delle nostre vite è dominato dalla crisi ambientale: non solo dai mutamenti climatici, che rappresentano ovviamente la minaccia maggiore; ma anche dalla scarsità di acqua e suolo fertile (non a causa della loro limitatezza naturale, ma dell’inquinamento e della devastazione a cui sono sottoposti); dalla distruzione irreversibile della biodiversità; dall’esaurimento del petrolio e degli altri idrocarburi (che sono anch’essi “risorse naturali”, anche se utilizzate prevalentemente per devastare la natura); dall’esaurimento di molte altre risorse, sia geologiche che biologiche e alimentari (il nostro “pane quotidiano”); dall’inquinamento degli habitat umani che riduce progressivamente la qualità della vita e delle relazioni interpersonali. A molte di queste minacce c’è chi pensa di poter fare argine con l’innovazione: nuovi materiali; nuovi processi; nuove tecnologie. È un’illusione: anche se fosse possibile affrontare così una o alcune delle grandi questioni ambientali, è la loro interconnessione in un sistema unico e complesso a imporre un approccio globale. Parlare di crescita economica, qualsiasi cosa si intenda con questa espressione, senza fare riferimento a questo quadro, è un discorso vuoto. Leggi tutto “La sostenibile leggerezza della riconversione (“Quale energia”, n.2 aprile-maggio 2012)”

Videointervista realizzata a Modena da Libera.tv

Libera.tv di Modena ha intervistato Guido Viale, giornalista e scrittore esperto di problematiche economiche ambientali, nonché Promotore dell’Alleanza Lavoro Beni comuni, Ambiente (ALBA).
L’intervista è stata realizzata a Modena il 25 maggio nell’ambito dell’iniziativa “Crisi come uscirne, prove di utopie concrete” promossa dalla rete Lilliput, Casa per la Pace, Laboratori Multimediali Alkemia e dal circolo territoriale de Il Manifesto.

Ascoltando Macao (“il manifesto”, 25 maggio 2012)

La vostra politica crea il vuoto”: la foto di questo striscione che campeggia su un cerchio di seggiole vuote nel cortile di Palazzo Citterio dove si sono tenute le ultime assemblee di Macao, scattata subito prima dell’irruzione di polizia, carabinieri ed esercito venuti per cacciar via gli occupanti, è il miglior commento ai risultati della tornata elettorale dello scorso weekend. Per capire quel 51 per cento di astensioni – o il successo di Grillo, che miete là dove hanno seminato per anni centinaia di iniziative locali senza rappresentanza ed esposte all’ostilità e all’ostruzionismo delle politiche statali, dei partiti ufficiali e delle amministrazioni locali – basta un colpo d’occhio a quella foto. Sulla Giunta Pisapia, portata al governo di Milano da un’ondata di entusiasmo che aveva per alcuni mesi coagulato larga parte di quelle iniziative in un processo politico vincente, rischia purtroppo di ricadere la responsabilità di aver dato il via a questi sgomberi (e forse a molti altri che potrebbero seguirli nel resto del paese): sia con l’aperta ostilità espressa dal suo Assessore alla cultura; sia con l’acquiescenza, in nome della prevenzione di un “vandalismo” di cui non c’era neppure l’ombra, ai diktat di un’opposizione responsabile, lei sì, del vandalismo che ha devastato la città e calpestato ogni istanza culturale nei decenni di governo delle giunte precedenti; sia con una scelta politica che rimette nelle mani delle autorità costituite – Sovraintendenza, Assessore, Ministri dei Beni culturali e dell’interno, Polizia, Esercito; e Ligresti – il compito di stabilire che cosa è cultura e che cosa no, e di amministrarla in nome e per conto di tutti. Leggi tutto “Ascoltando Macao (“il manifesto”, 25 maggio 2012)”

Benecomunisti, che orrore (“il manifesto”, 11 maggio 2012)

Propongo di non usare mai più il termine “benecomunista”: è orribile, ridicolo, equivoco e neogotico. Sembra il nome di una congregazione iniziatica fantasy. Poi, per evitare disquisizioni dotte ma superflue, chiamando magari in causa persino san Tommaso, propongo una distinzione netta tra il concetto di bene comune, senza ulteriori determinazioni, e quello di beni comuni; che può anche essere declinato al singolare come bene comune, ma solo se riferito a entità specifiche e circoscritte, anche se globali e diffuse: come lo sono per esempio l’acqua, l’atmosfera, l’informazione, i saperi, la scuola. Bene comune rinvia a una concezione armonica e unitaria della società, dei suoi fini ultimi, dei suoi interessi, della convivenza. Il tema dei beni comuni rimanda invece al conflitto: contro l’appropriazione, o il tentativo di appropriarsi, di qualcosa che viene sottratto alla fruizione di una comunità di riferimento. Una comunità che non include mai tutti, perché si contrappone comunque a chi – singolo privato o articolazione dello Stato – da quel bene intende trarre vantaggi particolari, escludendone altri. In questa accezione il rapporto con i beni comuni comporta, sia nella rivendicazione che nell’esercizio di un diritto acquisito, forme di controllo diffuso e di partecipazione democratica alla loro gestione o ai relativi indirizzi che integrino le forme ormai sclerotizzate della democrazia rappresentativa. Leggi tutto “Benecomunisti, che orrore (“il manifesto”, 11 maggio 2012)”