In risposta a una domanda spiritosa di Rossana Rossanda (28 ottobre 2010)

“Perché – chiede Rossana Rossanda sul manifesto di venerdì scorso – Guido Viale non propone di chiudere la Fiat?”

Perché la Fiat, quella di Termini Imerese, l’ha già chiusa Marchionne; e quella di Pomigliano la chiuderà presto, se gli operai, senza diritti, senza pause e senza giornate libere da passare in famiglia, non gli produrranno 240mila veicoli all’anno invece dei poco più di mille attuali (cosa altamente probabile); o anche se non riuscirà a venderli tutti (cosa ancora più probabile).
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Spin-off Fiat (il manifesto, 15 settembre 2010)

“E’ curioso notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20 miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat al governo per raddoppiare la produzione di auto nel paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture”. Così Massimo Mucchetti sul Corriere della sera del 13 settembre, analizzando significato e prospettive del cosiddetto spin-off del gruppo, cioè la separazione del comparto auto e relative componenti da quello dei veicoli industriali e delle macchine per il movimento terra.
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Sulla presunta fne della lotta tra operai e padroni (“il manifesto, 30 agosto 2010)

Per Marchionne, per la Marcegaglia e per molti altri che hanno frequentato il meeting di Comunione e liberazione la lotta di classe è un residuo di un passato da superare, così come lo è la conflittualità sindacale o la lotta “tra operai e padroni”.
Così si capisce meglio dove mirassero le tante polemiche fuori tempo massimo contro il ’68 e la sua cultura distruttiva. Però, come giustamente ha fatto notare Adriano Sofri sulla sua piccola posta, la frase “basta lotta tra padroni e operai” prende una sfumatura diversa a seconda che a pronunciarla sia un operaio o un padrone.
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Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)

Lo scorso dicembre, al COP15 di Copenhagen, tutti i governi del mondo si erano trovati d’accordo nel riconoscere la gravità della minaccia climatica che incombe sul pianeta e la necessità di adottare misure drastiche e urgenti per farvi fronte. Ma quanto a trovare un accordo che ripartisse tra i diversi paesi l’onere delle misure da adottare, o anche solo decidere misure unilaterali che indicassero agli altri la strada da seguire, il fallimento è stato totale. Perché? Leggi tutto “Riconversione produttiva (tratto da “il manifesto”, 11 agosto 2010)”

Marchionne al meeting di Comunione e Liberazione (tratto da “il foglio 27.08.10)

(questa è la versione originaria dell’articolo, prima dei tagli resi necessari dall’impaginazione)

DAL PATTO PER L’ITALIA A FABBRICA ITALIA

Il manager più riservato e internazionale del mondo industriale italiano, tutto Svizzera e lavoro (in Italia e negli Usa, ma anche in Messico, Brasile, Turchia, Serbia, Polonia, India, Cina e altro), rimasto per anni estraneo ai riti confindustriali e paragovernativi, si è sfilato il maglioncino di ordinanza (ma se lo cambierà mai o è sempre lo stesso?) per presentarsi in maniche di camicia a sostenere le ragioni della Fiat, cioè la sue, al meeting di Comunione e Liberazione: la più governativa delle associazioni del paese (basta guardare il parterre degli invitati, e la dose di applausi tributati a questo e a quello); beninteso dopo le “squadre della libertà” di Vittoria Brambilla, sguinzagliate da Berlusconi in vista delle elezioni. Perché?
Perché il Governo Berlusconi è di fatto diventata la “cinghia di trasmissione” tra le pretese del mondo delle imprese italiane, messo alle strette dalla globalizzazione, e i sindacati di stretta osservanza governativa: Cisl e Uil (la Fismic è una nuova edizione di un vecchio sindacato aziendale). Leggi tutto “Marchionne al meeting di Comunione e Liberazione (tratto da “il foglio 27.08.10)”

Un raccolta di articoli sul tema della riconversione a proposito della Fiat di Termini Imerese, Pomigliano, Mirafiori (luglio 2010)

TERMINI IMERESE

Un’”anticipazione” di Repubblica del 21 aprile scorso attribuiva alla Fiat un ambizioso piano industriale Fiat-Chrysler da 5,5 milioni di vetture all’anno per il 2015 (2,7 milioni Fiat e 2,8 milioni Chrysler). Un piano molto vicino, anche senza Opel, ai 6 milioni di auto all’anno che mesi fa Marchionne aveva fissato come obiettivo irrinunciabile per non scomparire in un mercato dell’auto sempre più competitivo. Leggi tutto “Un raccolta di articoli sul tema della riconversione a proposito della Fiat di Termini Imerese, Pomigliano, Mirafiori (luglio 2010)”