Il manifesto promosso da Confindustria e sottoscritto da CGIL, CISL e UGL insieme a tutte la associazioni datoriali italiane segna una ulteriore tappa – probabilmente non sarà l’ultima – nella marcia di asservimento dei sindacati alle logiche di una politica dettata dai cosiddetti “mercati”. Il “manifesto” accenna solo di sfuggita al ruolo dell’Unione Europea, e dei suoi squilibri interni, nel determinare le difficoltà in cui incorrono e incorreranno le politiche di bilancio dell’Italia; ma le “parti sociali” della terza economia dell’eurozona, al gran completo, si guardano bene dall’avanzare qualsiasi rivendicazione, o anche solo proposta, per affrontare di petto un problema che minaccia di travolgere l’intera costruzione europea: il trasferimento della sovranità dai popoli,tramite governi nazionali e governance europea, ai “mercati”, cioè alla finanza internazionale. Le proposte non mancherebbero: dall’assunzione e sterilizzazione di una parte almeno del debito dei paesi membri al finanziamento di un piano di investimenti che offra alle economie la cui crescita è e resterà bloccata per anni, almeno una chance di potersi risollevare, fino all’adozione di criteri di contabilità diversi per calcolare il deficit dei paesi membri, per scomputarne la quota non afferente alla spesa corrente. Ma è cosa che costringerebbe l’Europa a fare i conti con la finanza internazionale che la sta tenendo sotto scacco. E nessuno dei firmatari del “manifesto” ha la minima intenzione anche solo di misurarsi con questo problema. Leggi tutto “Il “manifesto” promosso da Confindustria e sottoscritto da CGIL, CISL, UGL e tutte le organizzazioni datoriali (il foglio, agosto 2011)”
Categoria: Lavoro bene comune
Precarietà, tassi di disoccupazione altissimi, frammentazione del fronte dei lavoratori a favore delle aziende… Serve altro?
Il Mayday di Milano (3 maggio 2011)
Nella giornata di domenica scorsa, come ormai da diversi anni, la ricorrenza del primo maggio a Milano ha dato una rappresentazione visiva di un tratto fondamentale della nostra società; e soprattutto delle sue dinamiche.
Al mattino la banda del Comune si è portata dietro, nel corteo “ufficiale, uno sparuto gruppo di affiliati alle tre confederazioni, un altrettanto sparuto gruppo di affiliati ai partiti di centro sinistra (più Sel e Rifondazione che PD) qualche rappresentanza di aziende in crisi e una piccola delegazione di migranti. Pochi slogan, niente musica se non quella della banda. Dietro, come tutti gli anni, diverse migliaia di militanti di Lotta Comunista, usciti dalla catacomba della loro quotidianità, dove nessuno mai li incontra e non incontrano mai nessuno, ma affluiti da tutta Italia per questo appuntamento annuale che gli restituisce “visibilità”. Leggi tutto “Il Mayday di Milano (3 maggio 2011)”
Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)
Ci risiamo. Adesso è il turno delle carrozzerie Bertone. Il ricatto è sempre quello: o fate quel che dico IO – rinunciate alla salute (quel poco che vi resta), ma anche ad ammalarvi; alla famiglia (vi aspettano diciotto turni più gli straordinari); ai diritti (quello di sciopero e quello di scegliere i vostri rappresentanti); ai ricorsi in tribunale (Marchionne è allergico ai giudici come Berlusconi; molto meglio gli “arbitri” introdotti da Sacconi) – o si chiude e me ne vado altrove. Leggi tutto “Su una possibile riconversione delle ex carrozzerie Bertone, ora della Fiat (il manifesto, 23 aprile 2011)”
Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)
Anche i quattro milioni di precari italiani, come i due milioni di disoccupati, e i milioni di lavoratori “scoraggiati” di cui le statistiche nemmeno tengono conto, anzi, soprattutto loro – e non solo i lavoratori delle aziende in crisi o votate a entrare in crisi in un prossimo futuro – hanno bisogno di una grande conversione ecologica. Leggi tutto “Precari e conversione ecologica (il manifesto, 18 aprile 2011)”
Sul nuovo feudalesio aziendale instaurato dall'”accordo” di Mirafiori (il manifesto, 19 febbraio 2011)
L’accordo sottoscritto a Mirafiori da tutti i sindacati tranne la Fiom e passato al vaglio di un referendum con un ristretto margine di voti, espressi sotto il ricatto di perdere per sempre il lavoro, rischia di ripiombare il paese in un vero e proprio “feudalesimo aziendale”.
Quell’accordo, che ogni lavoratore dovrà poi sottoscrivere individualmente se vuole essere riassunto dalla nuova società (NewCo) che nascerà alle Carrozzerie di Mirafiori, prevede una gravissima limitazione del diritto di sciopero e l’abolizione della rappresentanza elettiva a favore di una gestione dei contenziosi affidata ai sindacati firmatari. Ma senza alcun miglioramento delle condizioni di lavoro o della sicurezza dell’occupazione. Leggi tutto “Sul nuovo feudalesio aziendale instaurato dall’”accordo” di Mirafiori (il manifesto, 19 febbraio 2011)”
Ecco cosa sarebbe successo se nel referendum di Mirafiori avessero vinto i no (“il manifesto”, 19 febbraio 2011)
Nessuno si è chiesto che cosa sarebbe successo se a Mirafiori avessero vinto i no.
Non è una domanda peregrina; in fin dei conti i sì hanno vinto per pochi voti. Se avessero vinto i no, Marchionne, i sindacati gialli (Cisl, Uil, Fismic e compagnia) e Sacconi (in rappresentanza di un governo che non esiste più) avrebbero subito uno smacco ancora maggiore; ma nei fatti non sarebbe successo niente di diverso da quello che accadrà. Con la vittoria dei sì gli operai andranno in CIG per almeno un anno. Quando, e se, Mirafiori riaprirà, la situazione in Italia e nel mondo potrebbe essere molto cambiata. Nel frattempo verranno costituite, a Pomigliano, a Mirafiori, e poi in tutti gli altri stabilimenti Fiat, tante nuove società (all’inglese, NewCo) che assumeranno con contratti individuali e vincolanti gli operai che serviranno. Alla Zastava (l’impianto serbo della Fiat) ne stanno scartando tantissimi. Leggi tutto “Ecco cosa sarebbe successo se nel referendum di Mirafiori avessero vinto i no (“il manifesto”, 19 febbraio 2011)”
Il lavoro bene comune (“il manifesto”, 1 dicembre 2010)
L’effetto congiunto della globalizzazione, della crisi economica e dei cambiamenti climatici (tre processi interdipendenti) mette a rischio se non la sopravvivenza del nostro pianeta, certamente quella dell’umana convivenza. Stiamo entrando in un’epoca di grandi sconvolgimenti: ambientali, economici, geopolitici. Possono aprire la strada a immani catastrofi, al moltiplicarsi delle guerre, all’affermarsi di regimi sempre più autoritari, all’aggravarsi delle condizioni di vita di miliardi di esseri umani. Ma grandi sconvolgimenti comportano anche grandi cambiamenti: dentro i quali c’è spazio per prospettive che fino a pochi anni fa potevano sembrare utopiche. Per questo occorre tornare a pensare alla grande; osare imboccare vie nuove; confidando che quello che vogliamo noi stanno cercando di farlo, in condizioni e con modalità anche molto diverse, milioni e forse miliardi di altri come noi; e che le nostre strade potranno incontrarsi. Leggi tutto “Il lavoro bene comune (“il manifesto”, 1 dicembre 2010)”
Una recensione del libro di Marco Panara, “La malattia dell’Occidente” Laterza
Marco Panara, editorialista economico di Repubblica, ha pubblicato un libro sul rapporto tra il “valore del lavoro”, la crisi economica e la difficile ripresa dei paesi sviluppati (La malattia dell’Occidente, Laterza, pp. 151, € 16).
Leggi tutto “Una recensione del libro di Marco Panara, “La malattia dell’Occidente” Laterza”
Un articolo (a richiesta) sulle dichiarazioni di Marchionne a “Che tempo che fa” (26 ottobre 2010)
Per oltre quattro anni Sergio Marchionne è stato uno dei manager più discreti d’Italia: comunicava con il resto del paese attraverso i bilanci dell’azienda, gli interventi in consiglio di amministrazione e i suoi maglioncini. Da qualche tempo ha cominciato a fare delle clamorose uscite in pubblico.
Leggi tutto “Un articolo (a richiesta) sulle dichiarazioni di Marchionne a “Che tempo che fa” (26 ottobre 2010)”
Spin-off Fiat (il manifesto, 15 settembre 2010)
“E’ curioso notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20 miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat al governo per raddoppiare la produzione di auto nel paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture”. Così Massimo Mucchetti sul Corriere della sera del 13 settembre, analizzando significato e prospettive del cosiddetto spin-off del gruppo, cioè la separazione del comparto auto e relative componenti da quello dei veicoli industriali e delle macchine per il movimento terra.
Leggi tutto “Spin-off Fiat (il manifesto, 15 settembre 2010)”
