Misurarsi con il Governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l’Europa, ma – e non con un programma, ma con ricatti e fatti compiuti – la finanza internazionale; che decide per entrambi. Le misure adottate – “salvaitalia” e “crescitalia” – non avranno alcun effetto di stabilità, come non ce lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavoro cucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di quei decreti (PIL +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18) ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compagine governativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembra placarsi, è perché Monti le ha dato un altro po’ di succo da spremere; esattamente come era successo in Grecia; fino a nuovo ordine. D’altronde Draghi ha spiegato che lo spread serve proprio a questo: rendere possibile quella spremitura che il lessico economico-politico chiama “riforme” e “modernizzazione”. Ma con un debito di 1900 miliardi e un patto di stabilità che pretende di dimezzarlo a nostre spese, gli agguati della finanza continueranno a restare alle porte. E finché la finanza internazionale potrà contare su risorse che valgono 10-15 volte di più del prodotto lordo del mondo non c’è governo che ne sia al sicuro; nemmeno erigendo una muraglia cinese contro i suoi assalti. Leggi tutto “I sei pilastri della conversione (“il manifesto”, 2 febbraio 2012)”
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Forum Rete dei Comuni per i Beni Comuni
Guido Viale ha partecipato al Forum Rete dei Comuni per i Beni Comuni a Napoli.
Questo è il video dell’intervista realizzata da Globalproject.info.
I beni comuni, via alla “pace giusta” (CIPAX Centro interconfessionale per la pace – cantiere 2011-12, 12 gennaio)
Il bene comune è una visione unitaria di una società in cui è possibile che tutti quanti – o per ragioni di convenienza o per ragioni morali – si trovino d’accordo su un unico obiettivo e abbraccia per così dire la totalità degli aspetti della condizione umana. È un’utopia in senso positivo, è un’aspirazione che alcuni di noi condividono, altri meno, ma comunque non coincide con l’affermazione che c’è stata negli ultimi tempi del concetto di beni comuni, che è plurale, perché i beni sono tanti – l’acqua, l’aria, il suolo, la biodiversità, poi la cultura, l’arte, l’informazione, i servizi pubblici locali e nazionali ecc. (se ne possono includere tanti o pochi) – ma sono singoli problemi, ciascuno dei quali presenta delle caratteristiche merceologiche, cioè delle caratteristiche fisiche diverse – gestire l’acqua è diverso da gestire la biodiversità o il suolo ecc. – e poi in condizioni storiche molto differenziate.
Recentemente si è andato affermando questo concetto di beni comuni: che è un fronte su cui va data battaglia e questa battaglia è essenziale alla garanzia delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione e a un progresso nel senso della sua vivibilità o addirittura nella possibilità di arrestare la catastrofe imminente che incombe sul pianeta dal punto di vista dei cambiamenti climatici e del deterioramento dell’ambiente.
Questo concetto recente rende completamente superata l’antica contrapposizione a cui siamo stati abituati dal dibattito politico dei decenni passati, cioè quella tra Stato e mercato, tra pubblico e privato. C’è chi diceva “più Stato e meno mercato”, chi diceva “più mercato e meno Stato”, pensando che la contrapposizione fosse tra una gestione privatistica e una gestione pubblica.
I sostenitori della gestione privatistica rivendicano che è l’unica in grado di garantire l’efficiente utilizzo del bene, perché soltanto il privato, per il fatto che ci fa sopra un profitto e proprio per farne un profitto, ha un interesse a utilizzarlo nella maniera migliore possibile, cioè nella maniera che risponde di più agli interessi di tutti.
I sostenitori della gestione pubblica sostengono invece che soltanto la gestione di enti pubblici – Stato, comuni, regioni o province – cioè di enti che facciano parte dell’ordinamento statuale, può garantire la difesa degli interessi di tutti, anche dei più deboli, perché nel mercato privato chi si avvantaggia è chi ha più risorse, più potere. Leggi tutto “I beni comuni, via alla “pace giusta” (CIPAX Centro interconfessionale per la pace – cantiere 2011-12, 12 gennaio)”
I beni comuni non sono una categoria merceologica (intervento al Cipax, 12 gennaio 2012)
I beni comuni non sono una categoria merceologica, né si riducono alle risorse naturali indispensabili alla vita, come l’acqua, l’aria, la biodiversità, ecc. Stefano Rodotà, che da tempo si occupa della materia, ha messo in guardia contro una recente tendenza a estendere la categoria di “bene comune” a cose che per loro natura non lo sono. Questa tendenza è riconducibile al tentativo di associare questioni che sono comunque al centro di una mobilitazione o di uno scontro politico a una battaglia che recentemente ha avuto il suo punto di forza nel risultato del referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Tipico da questo punto di vista è la parola d’ordine lanciata dalla Fiom oltre un anno fa secondo cui “il lavoro è un bene comune”. Leggi tutto “I beni comuni non sono una categoria merceologica (intervento al Cipax, 12 gennaio 2012)”
Il debito pubblico italiano è insostenibile (“il manifesto”, 28 dicembre 2011)
Il debito pubblico italiano non è sostenibile. Vale 1900 miliardi di euro e costa 85 miliardi all’anno di interessi, che l’anno prossimo saranno probabilmente di più: 90-100; a cui dal 2015 si aggiungeranno (ma nessuno ne parla) altri 45-50 miliardi all’anno, previsti dal patto di stabilità europeo, per riportare progressivamente i debiti pubblici dell’eurozona al 60 per cento dei PIL. Ma questa è solo la parte nota del nostro debito pubblico; ce ne è un’altra “nascosta”, che forse vale quasi altrettanto e che emergerà poco per volta, mano a mano che verranno a scadenza impegni che lo Stato o qualche Ente pubblico hanno assunto per conto di operatori privati sotto le mentite spoglie di una finanza di progetto. Il TAV (treno ad alta velocità) è l’esempio e il modello più clamoroso di questo sistema; comporta per la finanza pubblica – finora; ma non è finita qui. E Passera ci si è messo di impegno – un onere nascosto di circa 100 miliardi di euro. Ma secondo Ivan Cicconi dietro le circa 20mila Spa messe in piedi dalle diverse amministrazioni locali si nasconde un numero indeterminato di “finanze di progetto”, i cui oneri verranno alla luce poco per volta nei prossimi anni. Doppia insostenibilità. Colpa della “Politica”? Certamente. Ma soprattutto colpa delle “privatizzazioni”, che non sono un’alternativa agli sperperi della Politica, ma il loro potenziamento a beneficio della finanza privata e di profittatori di ogni risma. La vera alternativa alla cattiva politica è la trasparenza e il controllo dal basso della spesa e dei servizi pubblici: la loro riconquista come “beni comuni”. Leggi tutto “Il debito pubblico italiano è insostenibile (“il manifesto”, 28 dicembre 2011)”
Sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre (il manifesto, 21 ottobre 2011)
Il 15 ottobre scorso a Roma la rabbia di chi era deciso a manifestare la propria indignazione puntando ai “Palazzi” e ai simboli del potere è stata assai più facilmente “sfogata” a spese e contro il corteo e gli obiettivi di centinaia di migliaia di altre persone. Facendosene scudo e prendendole in ostaggio; e beneficiando, tra l’altro, di comportamenti delle forze dell’ordine che hanno enormemente facilitato quest’esito. Quelle persone si erano invece convocate e riunite per manifestare in tutt’altro modo: cioè pacificamente; e con tutt’altro obiettivo: quello di dare, innanzitutto a sé stessi, e poi al mondo intero, una immagine circostanziata e “aggiornata” delle forze e delle idee che si contrappongono alle scelte che stanno portando le loro vite, quella del nostro paese e quella dell’intero pianeta a imboccare una deriva senza ritorno. Leggi tutto “Sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre (il manifesto, 21 ottobre 2011)”
Sull’economia dei beni comuni (il manifesto, 9 luglio 2011)
La Grecia ha imboccato – a precipizio – la strada della decrescita. Lo ha fatto per “imposizione” della cosiddetta Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) di cui Papandreu si è fatto interprete ed esecutore a spese dei cittadini e dei lavoratori del suo paese. Nessun economista al mondo pensa più che l’economia della Grecia possa tornare a “crescere” in un numero ragionevole di anni. Né che possa mai più ripagare il debito che la opprime, neanche mettendo alla fame i propri sudditi e svendendo tutto quello che “possiede” (cioè i servizi pubblici e i “beni comuni” del popolo greco). Per anni ci hanno detto che le privatizzazioni sono necessarie per rendere efficienti i servizi pubblici. Adesso è chiaro che servono soltanto a “far cassa”, per pagare debiti contratti a copertura dei costi della corruzione, dell’evasione fiscale, degli armamenti, delle grandi opere e dei grandi eventi inutili. Dopodiché il diluvio; che l’Europa e mezzo mondo stanno aspettando senza sapere che fare. Leggi tutto “Sull’economia dei beni comuni (il manifesto, 9 luglio 2011)”
