Premetto che continuo a considerarmi membro a tutti gli effetti de L’Altra Europa perché ho condiviso e continuo a condividere l’appello iniziale L’Europa a un bivio, che peraltro ho contribuito a redigere, e perché sono stato prima tra i promotori e poi tra i garanti di questo progetto. Non ho sottoscritto il documento Siamo a un bivio perché è in aperto contrasto con la lettera e lo spirito di quel primo appello. Leggi tutto “Lettera aperta alle compagne e ai compagni de l’altra europa”
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Dopo le elezioni, l’altra Europa da costruire (considerazioni)
Buon giorno. Benvenuti
Questo è un incontro di ascolto, come quello dei candidati della scorsa settimana e si inserisce in un percorso generale che dobbiamo definire oggi. Vogliamo consolidare il nostro risicato ma importante successo elettorale con un impegno a continuare insieme a impegnarsi e a lottare per gli obiettivi e le ragioni contenute nei dieci punti della nostra lista.
La nostra non era e non è una lista di scopo destinata a sciogliersi dopo le elezioni, nessuno di noi lo ha mai pensato.
Abbiamo degli obblighi verso i nostri elettori, che si aspettano molto, forse persino troppo da noi; verso i nostri parlamentari a cui dobbiamo offrire nei territori un ancoraggio sicuro alle battaglie che condurranno con il GUE, insieme ai parlamentari di tanti altri paesi europei. Abbiamo degli obblighi verso tutti noi, cioè verso tutti coloro che si sono impegnati, a volte fino allo stremo, in questa campagna, a partire dalla raccolta delle firme.
Siamo stati bravi e dobbiamo esserne fieri.
Oggi prenderanno la parola soprattutto i comitati, come la scorsa settimana lo hanno fatto i candidati. Vogliamo sapere (in interventi di 5minuti ciascuno) come hanno lavorato e che problemi hanno incontrato. Ma soprattutto che cosa si aspettano da tutti noi e quali impegni hanno già preso o intendono prendere per il futuro.
Innanzitutto sul piano politico: cioè quali battaglie e quali iniziative considerano prioritarie. Poi sul piano organizzativo: cioè come pensano di tenere insieme la nostra comunità e quali strutture pensano più adatte a rispondere ai loro bisogni, sia a livello locale che a quello nazionale, con le quali sostituire il gruppo dei garanti e il comitato operativo che ormai hanno esaurito il loro mandato e devono essere sostituiti con qualche cosa d’altro.
Non dobbiamo avere fretta e stringere troppo tempi e vincoli, ma nemmeno permettere che si disperda quello che con tanta fatica abbiamo messo insieme fino ad ora. Per questo garanti e comitato operativo si sono trovati d’accordo nel proporre una assemblea generale a metà luglio (il 19) che va preparata con cura nei territori. Se siete d’accordo da essa dovrà nascere l’organismo del nostro coordinamento futuro, ma anche del collegamento con il nostro gruppo parlamentare. Con tutto il GUE: da oggi facciamo parte di una importante famiglia europea e le nostre iniziative dovranno sempre più avere questo orizzonte.
Abbiamo davanti a noi tre ordini di problemi che circoscrivono e definiscono i nostri impegni futuri: lavoro, democrazia e ambiente.
L’obiettivo primario dell’austerità è la distruzione di tutto quello che di positivo il movimento operaio ha saputo creare nel secolo scorso. Attraverso delocalizzazione, disoccupazione, precariato e azzeramento del diritto del lavoro (che é il succo del decreto Poletti e del job act, ma prima di esso dei decreti Harz tedeschi, che fanno della Germania il loro modello) vogliono imporci di sostituire alla solidarietà la concorrenza tra i lavoratori. Dobbiamo capire e imparare a rispondere a questo attacco, che è globale, in modo altrettanto generale, con grandi parole d’ordine come reddito di cittadinanza o di base, lotta alle delocalizzazione, requisizione e riconversione della aziende che chiudono, piano generale del lavoro (per questo, tra l’altro, abbiamo aderito al progetto new deal4europe); ma dobbiamo imparare a rispondere anche in modo specifico, impresa per impresa, categoria per categoria, territorio per territorio.
Anche la democrazia è sotto attacco: in Italia con il ddl elettorale e è le riforme costituzionali; ma anche con il patto di stabilità che priva i comuni della loro autonomia per costringerli a cedere le loro funzioni ai privati. In europa con l’abbandono progressivo del progetto federalista, democratico e pacifico su cui era nato il disegno dell’unione europea, consegnando tutto il potere a organi non elettivi, espressione diretta dell’alta finanza. Leggi tutto “Dopo le elezioni, l’altra Europa da costruire (considerazioni)”