Come sarà l’Italia in mano ai partiti razzisti?

Come sarà l’Italia in mano a partiti razzisti? Bisogna cominciare a chiederselo. Combattere la solidarietà verso profughi e “stranieri” non la rafforza tra i “nativi”, ma distrugge anche quella: promuove il sospetto, l’invidia, l’insensibilità per le sofferenze altrui, la crudeltà. E affida “pieni poteri” a chi governa: non solo per reprimere e tener lontane le persone sgradite, ma anche per giudicare sgradite tutte quelle che non obbediscono. La società che respinge e perseguita gli stranieri non può che essere autoritaria, intollerante, violenta. La storia del secolo scorso ci ha insegnato che questo è un piano inclinato da cui è sempre più difficile risalire. Leggi tutto “Come sarà l’Italia in mano ai partiti razzisti?”

Razzismo, un piano inclinato sul quale stiamo scivolando

La memoria della Shoah e del Porrajmos, cioè dello sterminio di ebrei, rom e sinti da parte del nazismo – una memoria da coltivare non un giorno solo, ma tutto l’anno – dovrebbe essere per noi una lente attraverso cui esplorare il nostro presente tenendo conto della dinamica del razzismo: sia del suo esito estremo, ma anche dei suoi inizi; perché la Shoah non è cominciata con le camere a gas, ma con il disprezzo, e anche l’invidia, del diverso. Di Shoah e Porrajmos va ricordato e ribadito soprattuuuo che il loro fine non era lo sfruttamento del lavoro schiavo, pur largamente praticato nei tanti campi secondari costruiti accanto ad alcuni di quelli dedicati allo sterminio. Il fine principale era il genocidio, la cancellazione dalla faccia della terra di interi popoli. Non è vero che il popolo tedesco, e poi tutti i popoli dei paesi soggiogati dalle sue truppe, dove rastrellamenti e deportazioni erano state immediatamente attivate, non ne sapessero niente; sapevano tutto o quasi, anche se non lo avevano sotto gli occhi perché non c’erano ancora i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi. Se gli ebrei italiani “in viaggio” verso Auschwitz sapevano quello che li aspettava – e ne abbiamo testimonianza – lo sapevano anche gli altri. Lo scopo fondamentale del genocidio era renderne tutti complici, seppur, per lo più, indirettamente. Leggi tutto “Razzismo, un piano inclinato sul quale stiamo scivolando”

E’ in libreria (disponibile anche in e-book) il libro: Slessico familiare. Parole usurate, prospettive aperte.

A distanza di quattro anni dalla pubblicazione del suo ultimo libro di inediti, l’autore milanese ritorna in libreria con un repertorio per i tempi a venire, una cassetta per gli attrezzi per aiutarci a guardare il mondo da un punto di vista diverso da quello del pensiero dominante:

SLESSICO FAMILIARE. PAROLE USURATE, PROSPETTIVE APERTE (Interno4 Edizioni, distribuzione Messaggerie Libri)

Più di 100 parole, come: Atomi, Crescita, Fortezze, Merito, Proprietà, Sinistra, Terra, Trovarsi, vengono analizzate e rivisitate in 14 capitoli come: Territori del patriarcato, Deserti della vita, Natura e Cultura, Uso e riuso. “Le parole della politica – ma anche quelle dell’economia, della psicologia, del giornalismo, dell’accademia, perché tutto ormai è politica – sono logorate dall’uso che ne fa la cultura mainstream, che è da sempre quella delle classi al potere” dice Guido Viale. “Dal patriarcato al capitalismo finanziario, dalla gabbia in cui è stato intrappolato l’individuo contemporaneo ai problemi che l’arrivo di tanti stranieri porta con sé, dal cinismo che anima un’economia che saccheggia il pianeta alle prospettive aperte da un modo alternativo di concepire il nostro rapporto con il vivente e la natura, questo testo invita a rivisitare gli schemi sottostanti a molti dei nostri pensieri. Non è facile, ma si può fare: a patto di voler costruire insieme una prospettiva di vita più sana, più ricca di esperienze, più soddisfacente per tutti”.

Con questo nuovo libro Guido Viale prova a stilare un repertorio per i tempi a venire, cercando di dare nuove prospettive a parole usurate con cui tutti conviviamo ma che meritano nuove interpretazioni, nuova linfa vitale.

Guido Viale è nato a Tokyo nel 1943 e vive a Milano. Laureato in filosofia all’Università di Torino, ha partecipato al movimento degli studenti del ’68 e militato nel gruppo Lotta Continua fino al 1976. Ha lavorato come insegnante, precettore, traduttore, giornalista e ricercatore. Ha svolto studi e ricerche economiche con diverse società e amministrazioni locali e lavorato a progetti di cooperazione internazionale per conto della Banca Mondiale, della Commissione Europea e del Ministero degli Affari Esteri. Ha fatto parte del comitato tecnico scientifico dell’ANPA (oggi ISPRA). Tra le sue pubblicazioni, Il Sessantotto (Mazzotta, 1978), Un mondo usa e getta (Feltrinelli, 1994 e 2000), Tutti in taxi (Feltrinelli,1996), A casa (L’ancora del Mediterraneo, 2000), Governare i rifiuti (Bollati Boringhieri, 2000), Vita e morte dell’automobile (Bollati Boringhieri, 2004), Virtù che cambiano il mondo (Feltrinelli, 2013). In questi anni ha pubblicato la nuova edizione de Il Sessantotto, Prove di un mondo diverso, La conversione ecologica, Rifondare l’Europa insieme a profughi e migranti, con le edizioni NdA Press.

Slessico familiare sarà pubblicato dalle neonate Interno4 Edizioni, casa editrice con sede a Rimini, diretta da Massimo Roccaforte e nata grazie alla collaborazione tra l’Associazione Culturale Interno4 e Goodfellas distribuzione. Interno4 Edizioni raccoglierà e svilupperà il decennale percorso editoriale della casa editrice NdA Press la cui direzione editoriale da Settembre del 2017 non è più curata da Massimo Roccaforte.

“Patriarcato, capitalismo, servilismo e aggressione alla natura si alimentano a vicenda e si devono affrontare e combattere insieme. In questo libro-mosaico si cerca di mostrare perché e come.”

Slessico Familiare di Guido Viale, pp. 184, formato 14cmx21cm, 14,00 euro, Isbn 978-88- 85747-02-9, Interno4 Edizioni, distribuzione Messaggerie Libri, in libreria dal 30 Ottobre 2017.

Un mondo di tutti

A seguito delle decisioni prese al vertice di Abidjan, nei prossimi mesi l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, agenzia dell’Onu, evacuerà (se ci riesce) 15mila profughi detenuti nella Libia di Serraje. Costo previsto, 80 milioni: 5.300 euro a testa. L’Oim calcola che imbottigliati o imprigionati in Libia ci siano da 700mila a un milione di migranti. Evacuarli tutti costerebbe dunque da 37 a 50 miliardi: Più dei fondi, pubblici e privati, che l’Europa ha promesso di mobilitare per il cosiddetto piano Marshall per l’africa; solo l’evacuazione li assorbirebbe tutti. Ma a quei profughi il viaggio fin lì è costato spesso anche di più, senza contare i riscatti pagati dalle famiglie per salvare quelli di loro sotto tortura; il che, aggiungendovi i 660mila profughi sbarcati in Italia dal 2013, ci dà la misura del drenaggio dai paesi di origine, non solo di uomini e donne nel pieno dell’età e del vigore, ma anche di denaro: a beneficio di mafie e bande armate. Leggi tutto “Un mondo di tutti”

Sui vaccini. La mia relazione al convegno di Torino “Costituzione, comunità, diritti” 19 Novembre 2017

La mia relazione riguarda un tema di grande attualità, emerso già con forza nella riunione della mattina: il rapporto tra vaccini, integrità e diritti della persona visto da un sociologo. Non sono né medico, né biologo, né giurista. Quindi mi asterrò nella misura del possibile dall’entrata in argomenti tecnici su cui non ho competenze. E’ nota la vicenda dei motori diesel della Volkswagen, truccati con un software che ne riduceva drasticamente le emissioni inquinanti nei test di prova, per poi spararle “a tutto gas” sulle strade in fase di esercizio. Il trucco è stato “scoperto” quando il Governo degli Stati uniti ha mobilitato l’EPA, la sua agenzia per l’ambiente, per mettere un freno alla concorrenza delle vetture tedesche; ma probabilmente era noto da tempo a tutti gli addetti al settore. I dirigenti della Volkswagen, il Governo tedesco e gli organismi di controllo preposti ad autorizzare la circolazione delle nuove vetture hanno fatto finta di “cadere dal pero”; ma per molti anni avevano mandato avanti questo fondamentale meccanismo di inquinamento delle strade, dell’aria che respiriamo, dei nostri polmoni, del nostro sangue e dei nostri tessuti sempre più spesso aggrediti da tumori di ogni tipo.

E’ attuale la vicenda del glifosato, l’erbicida più diffuso nel mondo. Lo IARC di Lione, istituto che si occupa di ricerche sul cancro, che è una succursale dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità (agenzia delle Nazioni Unite, che viene però finanziata per l’80 per cento da privati: Big Pharma e fondazioni come quella di Bill Gates) aveva commissionato a un gruppo di studiosi una ricerca sugli effetti di questo erbicida. Ma al momento di renderlo pubblico, il draft sui risultati della ricerca è stato cambiato da una mano ignota, trasformando l’erbicida da cancerogeno a innocuo. Un risultato rafforzato da un giudizio dell’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza degli alimenti) che ha espresso il suo giudizio sulla base di una documentazione fornita dalla Monsanto, cioè dal produttore. Questo ha permesso al Parlamento europeo di autorizzare per altri cinque anni, e forse più, l’avvelenamento dei campi con questo prodotto. Non si tratta ovviamente dei due unici pareri in proposito: la pericolosità del glifosato è documentata da molti altri studi, ma soprattutto dal peggioramento crescente della salute di chi lavora in agricoltura, anche se per gli addetti al settore è difficile separare effetti dei tanti veleni che usano nei loro campi: un processo che ha fatto delle campagne un ambiente più nocivo e letale di quello delle città, invertendo un rapporto – campagna = salute; città = malattie – che risale agli albori della civiltà urbana.

I casi di occultamento o travisamento dei risultati della ricerca, ovvero di ricerche fasulle, fatte e commissionate per contraddire evidenze della vita quotidiana sono centinaia: in parte sono dovuti a veri e propri meccanismi di compravendita di tecnici, esperti, scienziati e ricercatori: cioè corruzione. In parte, invece a semplice conformismo: per fare carriera nella scienza e nella ricerca conviene non contraddire teorie e posizioni dominanti.

Ma in parte dipendono dal meccanismo di finanziamento dell’Università e della ricerca. Lo Stato vi provvede sempre meno e per mandarle avanti occorre ricorrere ai finanziamenti dei privati; al punto che la vera professionalità di uno scienziato o di un ricercatore non si manifesta tanto nella qualità dei risultati, quanto nell’abilità nel procacciare finanziamenti: l’intendence suivra; cioè il risultato scientifico dipende dai soldi che si mettono insieme.

Succede un po’ in tutti i campi; ma in quello sanitario, dominato da poche multinazionali straricche e potenti, il condizionamento è certo maggiore. Il meccanismo è poi ancora più perverso perché ad esso vanno ad aggiungersi altri due fattori. Il primo è il fatto che nella manipolazione di elementi e sostanze di origine organica, come è in gran parte il lavoro di ricerca in campo medico e farmacologico, la replicabilità di un esperimento – paradigma della scienza in tutte le sue espressioni – è per lo più scarsa, in quanto difficilmente le sostanze utilizzate nei laboratori possono essere rigorosamente uguali; per cui occorre affidarsi, molto di più che in altri campi, alla buona fede di chi pubblica le sue ricerche.

 Il secondo è il fatto che la ricerca farmacologica è di fatto finanziata dallo Stato: ma non in maniera diretta, bensì caricandone il costo sul prezzo dei farmaci coperto dal servizio nazionale (che così finanzia anche il costo, non dichiarato, del marketing, che spesso è pura e semplice corruzione dei medici: regali, crociere e finti convegni in cambio di prescrizioni, ecc.). Così le case farmaceutiche dispongono a modo loro dei margini realizzati. Questo meccanismo però non funzionerebbe se alla fine del circuito finanziario non ci fosse una sanzione pubblica da parte degli organismi preposti alla validazione dei prodotti. Nel caso dei farmaci, in Italia, questo organismo è l’Aifa, l’Agenzia del farmaco; balzato all’onore delle cronache per innumerevoli esempi di corruzione (solo una piccola parte dei tanti che verosimilmente non sono stati scoperti) e, attualmente, per lo stretto intreccio tra dirigenti del Ministero, che è l’organo di controllo, l’Agenzia e le aziende farmaceutiche o le loro fondazioni private: un sistema che in Italia si chiama “conflitto di interessi” (e dovrebbe chiamarsi invece coincidenza di interessi), ma che in tutto il mondo è noto invece come sistema delle porte girevoli (sliding doors): personaggi che vengono premiati con incarichi in azienda dopo aver servito con funzioni di controllo in ruoli pubblici. O vice versa.

Sono meccanismi da tener d’occhio quando si parla di vaccini: l’unico “atto medico” al mondo praticato senza alcuna forma di diagnosi. Un atto particolarmente invasivo, più del particolato nei nostri polmoni e nel nostro sangue e più del glifosato in quello che mangiamo.

La legge Lorenzin ne ha resi obbligatori dieci (all’inizio erano 12 + 4 “fortemente consigliati”, da quattro che lo erano prima) per tutti i minori di 16 anni. E’ una legge varata in ottemperanza a un impegno preso dalla ministra in un incontro della Global Health Security Agenda promossa dal G7 di tre anni fa, che ha fatto dell’Italia il paese capofila per le strategie vaccinali; in questo impegno, la ministra è stata sospinta da un dirigente del Ministero della Salute poi pescato con le mani nel sacco di interessi farmaceutici illeciti. Quest’obbligo ha spinto molti a chiedersi il perché di tutti quei vaccini. A che cosa servono? Non sono pericolosi? Domande che molti, come anche il sottoscritto, non si erano mai posti prima. Così sono diventate chiare, o possono diventare chiare a tutti, alcune cose:

1) si tratta di un esperimento in cui ai minori italiani è stato assegnato il ruolo di cavie, in vista dell’estensione di misure analoghe a tutti i paesi del mondo: dove ci sono mezzi, con il finanziamento dei rispettivi Stati; dove non ci sono, con l’aiuto, temporaneo e sempre revocabile delle fondazioni che finanziano le campagne vaccinali sia attraverso l’OMS che direttamente.

2)i vaccini da rendere obbligatori non sono solo 10, ma, in prospettiva, molti di più; perché le malattie infettive note sono più di 50 e le varianti di queste malattie sono forse dieci volte tanto. Un po’ per volta bisognerà arrivare a vaccinarci contro tutte: ovviamente con confezioni pluridosi, come lo sono già oggi il quadrivalente e l’esavalente inflitti anche a chi ne richiederebbe uno solo, perché dalle altre malattie è già stato dichiarato immune.

3) un po’ per volta la misura riguarderà tutta la popolazione e non solo i minori di 16 anni, come già oggi sta succedendo a chi lavora nella scuola o negli ospedali. Se infatti vale il dogma, mai dimostrato, a detta di molti operatori del settore e di numerose evidenze statistiche, della cosiddetta ”immunità di gregge”, tutti si dovranno vaccinare per non mettere a rischio, non solo a scuola o in ospedale, ma sui tram, ai giardinetti, sulle spiagge, al cinema, allo stadio, ecc. la salute di coloro che non possono essere immunizzati. I quali dovranno comunque continuare a vivere tra mille attenzioni, perché i pericoli che li minacciano sono infiniti e non provengono solo dalle persone non vaccinate.

4) queste vaccinazioni, poi, dovranno essere ripetute periodicamente, a distanze comprese tra i quattro e i dieci anni o poco più, perché l’immunità che conferiscono (se la conferiscono; il che non avviene sempre) non è permanente; a differenza dell’immunità naturale ricevuta da chi ha contratto e superato la malattia, che, per quello che riguarda le malattie esantematiche, non solo è permanente, ma, a quanto affermano molti medici sulla base della loro esperienza, si trasmette di madre in figlio per tutti i primi anni di età: fino a che non arriva l’età in cui è opportuno che le si contragga per acquisire a propria volta l’immunizzazione naturale. Mentre chi quell’immunità non l’ha ricevuta attraverso il cordone ombelicale o il latte materno, la deve sì acquisire con il vaccino, ma con una durata limitata; il che espone chi non ha né l’una né l’altra, o ha un’immunizzazione “scaduta”, al rischio di contrarre la malattia nell’età più pericolosa: tra i 16 e i 25 anni.

5) i vaccini sono pericolosi, sia per gli effetti collaterali che possono avere – spesso assai più pesanti di quelli di una malattia esantematica contratta all’età giusta – sia perché un numero consistente di pediatri e di medici sostiene, sulla base della propria pratica professionale, che dura anche da 30-40 anni, che le persone vaccinate sono più fragili ed esposte alle malattie di quelle non vaccinate. E’ una tesi che viene contestata dai sostenitori dei vaccini a tutti i costi, perché non è suffragata da analisi statistiche. Il che è vero; ma quelle ricognizioni statistiche non si fanno, nonostante che non siano molto impegnative per chi ha accesso ai dati raccolti dalle Unità sanitarie e, soprattutto, si nega l’accesso anche ai pochi dati disponibili. Per costringere l’Aifa a pubblicare i dati sulle reazioni avverse ai vaccini negli ultimi anni in Italia è dovuto intervenire il Tribunale di Torino. Perché nasconderli? Ma anche così non si riesce a sapere di che tipo e di che gravità siano state le reazioni avverse registrate; che sono comunque solo una piccola parte di quelle intervenute, perché medici e pediatri non sono tenuti a prenderne nota e a registrarle; e molti non hanno nemmeno le cognizioni che potrebbero permettere la connessione, spesso non immediata, tra vaccino e reazione.

6) la IV commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, nata per indagare sulle connessione tra carcinomi, per lo più mortali, riconducibili all’esposizione dei militari coinvolti nelle missioni in Bosnia durante la guerra nell’ex Jugoslavia, è arrivata alla conclusione che la somministrazione di un numero di vaccini superiore a cinque (ben al di sotto, quindi, dei dieci prescritti dalla legge Lorenzin) è stata indubitabilmente una delle cause del diffondersi di quelle patologie, anche più dell’esposizione alle radiazioni dell’uranio impoverito, che sicuramente ha giocato la sua parte. Ma su questa inchiesta è calato un silenzio tombale.

7) il punto più controverso è la connessione tra vaccini e autismo. E’ indubbio che autismo e altri disturbi mentali irreversibili, soprattutto quelli regressivi, che intervengono non alla nascita, ma dopo alcuni mesi o anni di vita, sono in fortissimo aumento; ma chi intende dissociare questo fenomeno dai vaccini sostiene che le cause potrebbero o dovrebbero essere cercate altrove: soprattutto nel crescente inquinamento dell’ambiente e dei cibi. Tutti i sostenitori dei vaccini a tutti i costi citano, anche perché non ne hanno altri a disposizione, il caso Wakefield: il primo medico che ha ipotizzato una connessione tra questi due eventi e che è stato radiato dall’ordine con un’accusa di corruzione per la quale non è mai stato processato e perché i dati su cui basava le sue affermazioni erano stati raccolti in modo irregolare. Nessuno vi dirà però che uno dei coautori della stessa ricerca, colpito dalla stessa sanzione, è stato poi reintegrato (mente Wakefield non lo è stato perché non ne ha fatto richiesta, avendo trasferito altrove la sua attività); soprattutto perché quella radiazione era stata più il frutto di una campagna orchestrata da alcuni media legati a Big Pharma che la conseguenza di una intenzionale alterazione dei dati. Nessun comunque vi dirà che il CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, un’agenzia del Governo degli Stati uniti) è stato denunciato al Congresso per aver nascosto e falsificato dati che quella connessione invece la provavano. E’ l’oggetto del film Vaxed, la cui proiezione è stata impedita al parlamento Europeo, al Senato italiano, nelle sale di Londra e in molti altri posti. Di ricerche su questo tema che portano a conclusioni opposte ce ne sono parecchie e su di esse non mi pronuncio perché non ho le competenze per farlo. Ma è accertato che due additivi presenti in quasi tutti i vaccini per garantire efficacia ai virus depotenziati – il mercurio, ora eliminato, e l’alluminio, ancora largamente utilizzato – possono avere pesanti effetti sul cervello. Anche qui, in mancanza di ricognizioni condotte in modo rigoroso su campioni rappresentativi della popolazione, ci soccorre, oltre alla denuncia di centinaia di genitori che hanno visto i loro figli rovinati, non alla nascita, ma dopo il vaccino, la conferma di molti medici. Questi elementi evidentemente non bastano a “far testo”; ma il rischio di vedere la vita dei propri figli rovinata per sempre è talmente intollerabile che dovrebbe spingere, ma non lo fa, le autorità sanitarie a metter in cantiere una ricerca seria sul tema. E soprattutto un dibattito pubblico e aperto a tutte le voci.

8) ad aprire questo confronto e a rendere edotta tutta la popolazione delle contrapposte posizioni e delle rispettive ragioni miravano le decine e decine di manifestazioni a favore della libera scelta, di cui tre a carattere nazionale, che si sono svolte in Italia a cavallo dell’approvazione della legge Lorenzin; animate da posizioni diverse, che vanno dal rifiuto totale alla richiesta di subordinare la somministrazione dei vaccini al rilascio di un consenso informato, o alla rivendicazione di poter scegliere quali e quanti vaccini accettare sulla base di una esaustiva diagnosi del soggetto e della situazione epidemiologica nella regione interessata. Manifestazioni su cui i media hanno taciuto.

9) invece ci hanno propinato fino allo sfinimento il prof Roberto Burioni, per assicurarci che lui le cose le sa, che non stanno come dicono coloro che contestano la legge Lorenzin, che lui non ne può discutere con chi non ha studiato, perché “la scienza non è democratica”, e che chi lo contraddice è un “asino ragliante”, espressioni poi riprese nel titolo del suo insulso libro, La congiura dei somari. Burioni evidentemente non sa che gli asini, oltre che dolcissimi, sono animali molto intelligenti e che se “l’asino raglia” è perché, giustamente, “vuol fieno e non vuol paglia”. Lascio a voi l’interpretazione di che cosa sia fieno e che cosa paglia. Nessun confronto diretto con un medico o un biologo che abbia maturato sui vaccini delle posizioni differenti. La“Scienza” di Burioni è la stessa di coloro che si facevano beffe e perseguitavano il dottor Semmelweis quando mostrava loro che lavandosi le mani il numero delle donne che morivano di parto calava drasticamente. Loro erano “La Scienza” e Semmelweis un praticante. Così per Burioni l’esperienza e le osservazioni di centinaia di medici e pediatri che segnalano rischi e danni anche gravi a seguito di vaccini non hanno alcun valore; contano solo gli studi statistici; quelli che non ci sono perché l’Aifa non li fa. Quindi non resta che lui, Burioni, che le cose le ha studiate…

10)  si sostiene che i vaccini costano poco e che le case farmaceutiche guadagnerebbero molto di più con i farmaci per curare le malattie contratte per non essersi vaccinati. Intanto è da dimostrare che senza vaccini ci si ammalerebbe comunque, mentre con i vaccini si resta sani; il che è contestato. Ma va ricordato che in Italia si sta sperimentando un sistema destinato a venir esteso a tutto il mondo, cosa che moltiplica tendenzialmente i relativi guadagni di molte volte. Ma soprattutto che si sta introducendo un meccanismo irreversibile, grazie al quale si avrà sempre più bisogno di vaccini e sempre più di nuovi vaccini. E l’economia insegna che quando si innesta un meccanismo irreversibile poi chi controlla il mercato può fare il bello e il cattivo tempo, soprattutto sui prezzi.

11) a riprova di ciò basti dire che contestualmente al varo della legge Lorenzin sono stati introdotti nel mercato dei vax-bond: prodotti finanziari presentati come “sicuri” perché legati alla diffusione e alla moltiplicazione dei vaccini resi obbligatori, che costituiscono il loro cosiddetto “sottostante”. Così, senza neanche accorgercene, contraiamo, con i nostri corpi, un debito verso le case farmaceutiche che hanno già venduto sul mercato finanziario i proventi che si attendono dalla nostra soggezione.

12) come leva per imporre i vaccini decisi dalla ministra è stata introdotta la minaccia di esclusione dei non vaccinati dalla scuola dell’infanzia; minaccia che non ha potuto essere replicata per la scuola dell’obbligo in quanto in aperta contraddizione con il diritto universale e costituzionale all’istruzione. Così i genitori inadempienti verranno soltanto multati. Ma contestualmente si prospetta la creazione di classi differenziali per gli alunni non vaccinati e contro di essi si è lanciata una vera e propria caccia agli untori. Caccia promossa e sostenuta anche dal prof. Burioni, voce parlante del ministero, che così si è espresso: “In un asilo romano una mamma No Vax che voleva far entrare a tutti i costi il figlio tenuto fuori dalla legge è stata allontanata non tanto dai carabinieri ma dalle altre mamme; questo secondo me è un segno importante perché chi non vaccina i propri figli inizia a essere percepito giustamente come un incivile”.

13) infine, è da almeno quarant’anni che, sulle orme delle ricerche dell’epidemiologo Thomas McKeown, presentate in un libro da me a suo tempo tradotto, è stato dimostrato che, con l’eccezione degli antibiotici, i farmaci, vaccini compresi, hanno avuto ben poco peso nella scomparsa di malattie letali, mentre un ruolo fondamentale, in Occidente, lo hanno avuto l’acqua potabile, le reti fognarie e soprattutto una alimentazione adeguata; il che spiega come mai malattie che da noi erano considerate innocue, ed anzi salutari, come quelle esantematiche, in paesi dove si soffre la fame e la mancanza di acqua potabile e di trattamento dei reflui esse continuino a essere devastanti, come lo erano in Europa e negli Stati uniti quando ancora quegli standard non erano stati raggiunti. Che malattie come il tifo, la poliomielite o il vaiolo, che decenni fa seminavano il terrore anche nei nostri paesi, abbiano cominciato a scomparire in seguito a un declino iniziato ben prima dell’introduzione dei vaccini obbligatori è peraltro comprovato dalle serie statistiche relative alla diffusione nel tempo di questi flagelli. Senza per questo negare che dove la malattia era ancora diffusa, l’obbligo vaccinale abbia avuto comunque effetti diretti positivi.

Niente vaccini allora? No. Vaccini quando sono necessari: in tutti i paesi ancora esposti a quei flagelli a causa delle condizioni igieniche e alimentari della popolazione; per tutti coloro che vanno in viaggio in quei paesi; e nei paesi da tempo immuni, uno per volta e solo in presenza di un rischio reale o di una epidemia conclamata – e non inventata come quelle segnalate dalla ministra Lorenzin e avallate dal prof. Burioni. Sempre tenendo conto che la cosiddetta immunità di gregge deve ancora essere dimostrata. Tutto questo per mostrare che la questione dei vaccini non è un aspetto secondario dell’assetto politico, sociale e costituzionale in cui viviamo, ma una manifestazione, non la sola, ma in prospettiva una delle principali, di una spinta a sottomettere gli esseri umani a una medicalizzazione e “chimicizzazione” sistematiche attraverso cui si possono aprire le vie a molte altre forme di intrusione nelle nostre vite, nei nostri corpi e nella nostra psiche; come lo sono già oggi la gestione dei dati relativi a tutti gli aspetti delle nostre vite raccolti, senza che ce ne accorgiamo, e venduti, senza che lo consentiamo, dai grandi gestori mondiali della rete. E come lo è l’inquinamento che viene imposto all’ambiente in cui viviamo e al cibo di cui ci nutriamo da parte delle società che controllano, insieme alla tecnologia e alla ricerca, anche le istituzioni pubbliche dello Stato che dovrebbero difenderci.

La democrazia intesa come autogoverno, fondato sia sulla partecipazione informata dei cittadini e delle cittadine che sul conflitto contro chi vorrebbe imporci le sue scelte e i suoi interessi grazie al suo potere, che oggi è soprattutto potere finanziario, è l’unica forma di vera democrazia. Ma non è né realizzabile né perseguibile senza schierarsi anche su questa frontiera, che è quella del controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite.

Unione europea, morto che cammina.

Assistiamo al progressivo svuotamento dell’Unione europea intesa come organismo politico di governo sia di ciò che succede nei territori di sua competenza, sia dei rapporti con gli altri paesi con cui è in relazione. È la sua riduzione a pura entità contabile addetta a tradurre in prescrizioni le decisioni dell’alta finanza, senza alcuna capacità o volontà di condizionarne o prevenirne le scelte letali. A vigilare sulla obbedienza dell’Unione e degli Stati membri c’è la BCE che controlla la borsa: non il denaro che la grande finanza mette in circolazione e poi usa secondo convenienze alle quali anche la BCE si deve adeguare, come mostra il rimpolpamento delle casse delle banche svuotate dailoro amministratori; bensì il denaro che circola tra i cittadini e tra le imprese per mandare avanti le proprie attività, e che senza denaro vengono meno; ma che ormai sopravvivono sotto la minaccia di venir paralizzate, come in Grecia due anni fa. Leggi tutto “Unione europea, morto che cammina.”

Papa Francesco, i movimenti e il libro in edicola con il Manifesto

Per Francesco la terra è innanzitutto il campo: la sede in cui si svolge e da cui dipende la vita di quei contadini di e quei braccianti che, insieme ai recuperatori di rifiuti e di strutture abbandonate, costituiscono la base sociale principale dei movimenti popolari radunati dal papa per offrire loro una sede dove coordinarsi, definire i propri obiettivi, far sentire la propria voce. A loro sono infatti rivolti tre dei principali discorsi che hanno caratterizzato la svolta che Francesco ha cercato di imprimere al ruolo della chiesa con il suo pontificato. Ma campo è inseparabile dal lavoro che lo rende fertile; e lavoro è un diritto di tutti, che va rivendicato con forza ed a cui va restituita la dignità negata dallo sfruttamento di un sistema fondato sul dominio incontrastato del dio denaro. Ed è inseparabile anche da tetto, il diritto a una casa, che fin dal suo primo discorso rivolto ai movimenti popolari Francesco declina nel senso di comunità, di vicinato, mutuo aiuto: il “fuori” senza il quale il “dentro” della casa si risolve in una prigione.

Ma Terra – questa volta con la maiuscola – è anche il pianeta in cui si svolge e da cui dipende la vita di noi tutti: un ambiente indissolubilmente trasformato dallo sviluppo storico, dalle opere, dai manufatti e dalle produzioni in cui si è concretizzata l’attività del genere umano, che è anche e soprattutto lavoro; come è inseparabile dal concetto di dimora: il luogo in cui le facoltà umane di ciascuno si possono sviluppare attraverso la convivenza e l’interscambio con il territorio e gli altri esseri umani che lo abitano.

In questa connessione tra il locale e il globale, tra il mondo del vissuto quotidiano e le prospettive dello sviluppo storico, tra il comportamento di ciascuno – analizzato fin nei minimi e apparentemente insignificanti particolari – e le scelte politiche da cui dipende il futuro dell’umanità e del pianeta sta la grandezza del pensiero di Francesco, che non ha eguali in nessuno dei leader politici e del personale di governo che oggi opprimono la popolazione del pianeta.

Francesco è un papa: si ritiene, e viene da molti considerato, il vicario di dio in terra; il suo pensiero è indissolubilmente legato al suo ruolo; e non potrebbe essere altrimenti. Per lui la Terra è parte del “creato”. Ma anche così, o proprio per questo, la Terra assume nel suo pensiero una propria autonomia e, attraverso i suoi cicli e i suoi equilibri, un ruolo regolativo nel definire che cosa è lecito e che cosa non è lecito nei comportamenti umani: non si può distruggere o sottrarre agli esseri umani campo, lavoro e tetto, ossia un ambiente sano, la possibilità di agire nella storia e le condizioni di una convivenza fondata sulla giustizia – che certo non esclude, ma anzi impone, il conflitto, e su questo Francesco è perentorio – senza far venir meno le possibilità di sopravvivenza per tutto il genere umano.

L’essere umano è per lui parte della Terra; non può contrapporsi più di tanto ai meccanismi che ne regolano cicli ed equilibri e ad essi si deve conformare. Non, quindi, la ubris del dominio sulla natura e sugli altri esseri, come per secoli è stato interpretato il messaggio biblico, bensì una consonanza con essi che fa del genere umano il custode, o uno dei custodi del, creato. Sono sanciti così sia l’abbandono di una concezione antropocentrica, prevalsa soprattutto con l’avvento dell’era moderna, sia l’adesione alla visione propria di quell’ecologia profonda che sta affermandosi, pur con grandi difficoltà, in molti campi della cultura e in gran parte dei movimenti autorganizzati del nostro tempo: una visione che Francesco abbraccia senza remore nell’enciclica Laudato sì.

E’ solo così, infatti, che si può riportare il lavoro, insieme alle sue finalità, ai suoi prodotti, ai suoi effetti sull’ambiente e sugli esseri umani, entro i limiti della sostenibilità, restituendo agli emarginati della Terra dignità e qualità della vita. Perché le vittime dell’aggressione alle risorse del pianeta sono soprattutto i poveri e sono loro, per forza di cose, quelli maggiormente interessati alla salvaguardia e al risanamento di tutto l’ambiente in cui vivono: dal “campo” al pianeta Terra; dall’aria che respiriamo e dal cibo che mangiamo – o che vorremmo mangiare – agli equilibri climatici globali. Per questo la giustizia sociale non è perseguibile al di fuori della giustizia ambientale, del rispetto della Terra, della salvaguardia dei suoi cicli e di tutto il vivente.

E’ in questo contesto che si situa l’impegno di Francesco a favore dell’accoglienza e dell’inclusione di tutti i migranti, che considera la conseguenza più evidente degli squilibri ambientali e sociali del mondo d’oggi: quelli che costringono milioni di esseri umani a fuggire da paesi che al momento, e forse per un lungo periodo, e forse anche per sempre, non danno loro più alcun accesso a un campo, a un tetto e a un lavoro, spingendoli a cercare queste cose in paesi lontani e sempre più ostili. E’ un impegno non privo di ondeggiamenti e contraddizioni, come quelli testimoniati dagli scarti tra il discorso di Francesco in vista della giornata mondiale del migrante del 2018, e quel “primo, quanti posti ho?” pronunciato in aereo, di ritorno dall’America Latina, che ha dato modo a una parte della gerarchia ecclesiastica di fornire un assist immediato agli obbrobriosi respingimenti del ministro Minniti; per poi contraddirsi ancora nell’invito ad accogliere tutti i migranti “a braccia aperte”; aperte come il colonnato di san Pietro: quello sotto cui Francesco aveva invitato a trovar rifugio i senzatetto di Roma prima che le gerarchie vaticane li cacciassero di nuovo per non turbarne il decoro. Sono segni evidenti del fatto che quando dalle enunciazioni di principio si scende ai fatti, si aprono conflitti a tutto campo che non risparmiano nessuno, costringendo a continui ondeggiamenti.

Ma l’approccio che unisce giustizia sociale a giustizia ambientale resta comunque il tema di fondo che attraversa e domina tutta l’enciclica Laudato sì: un testo che riposiziona radicalmente le priorità e le prospettive della politica, della cultura e dell’agire quotidiano. Per i cattolici, nel solco di una continuità, che Francesco rivendica, con encicliche di precedenti pontefici; per i non credenti, in piena sintonia sia con il pensiero ecologista più radicale sia con le culture indigene, soprattutto quelle dell’America Latina, che hanno giocato un ruolo fondamentale in questa elaborazione.

La pubblicazione, per iniziativa del manifesto, di un libro – che contiene, oltre ad alcune note di commento e di contestualizzazione, il testo integrale dei tre discorsi che Francesco ha rivolto al mondo in occasione degli incontri mondiali con i movimenti popolari – è anch’esso il segno di una volontà di rinnovare il proprio repertorio politico attingendo a fonti ed ambiti fino a pochi anni fa quasi impensabili.

 

Quanti posti abbiamo?

Certamente papa Francesco era consapevole che l’assist dato alle politiche migratorie del governo italiano avrebbe avuto l’effetto di rinfocolare la canea antiprofughi delle destre razziste, non solo italiane ma anche europee, di cui peraltro le strategie del ministro Minniti – e prima di lui le parole di Renzi – ricalcano i punti fondamentali: l’abbiamo sempre detto “non c’è più posto”; caso mai, “aiutiamoli a casa loro”, ecc.

Francesco ha voluto evidenziare che: non c’è accoglienza senza integrazione; senza la capacità di dare casa, lavoro, reddito, scuola e servizi sociali a chi si è visto costretto a cercare tra noi rifugio o speranza di sopravvivere. Ha anche ricordato che la questione dei profughi e dei migranti, insieme a quella del clima – tra loro strettamente legate – è la questione centrale del nostro tempo: tanto per il “cuore”, cioè per lo spirito da cui ciascuno di noi si deve sentire guidato, quanto per la “politica”, cioè per le scelte che ogni paese deve fare. Leggi tutto “Quanti posti abbiamo?”

Torna in campo il movimento per la libera scelta

Si riaprono le scuole e il problema principale che insegnanti, allievi, genitori, autorità scolastiche e personale amministrativo si troveranno di fronte non sarà la mancanza di docenti, i ritardi nelle nomine, o il disastro della “Buona scuola” di Renzi, ma il mare di scartoffie imposte dalla legge sui dieci vaccini resi improvvisamente obbligatori. Leggi tutto “Torna in campo il movimento per la libera scelta”