Per una geografia politica dei sentimenti. Da dove riprende la battaglia contro la disumanizzazione

La battaglia trentennale promossa da Liliana Segre contro l’indifferenza (contro cui si scagliava anche Gramsci) è stata persa senza nemmeno combatterla. Ormai i sentimenti e gli atteggiamenti con cui fare i conti sono altri. Mentre guardavamo altrove un’ondata di odio, sospinta dai leader delle destre europee e, in forma sia diretta che non, dai principali media, ha tracimato e  invaso ogni angolo della società e delle nostre vite; un’onda moltiplicata dai social e da un linguaggio che degrada milioni di esseri umani a mere fonti di disturbo, di cui si può fare quello che si vuole – come spari seriali ad aria compressa contro neri e zingari, abusi sessuali su minorenni da parte di preti, passeur e chissà quanti altri – o a parassiti di cui occorre solo sbarazzarsi trattenendoli o respingendoli nei Lager libici. Odio e disprezzo cadono su un terreno reso fertile dall’egoismo promosso da una cultura della competizione universale che è l’altra faccia del servilismo: perché per andare avanti o anche solo per non restare indietro occorre entrare nelle grazie di chi sta sopra di noi. Ma anche del cinismo: così ci si compiace perché l’arrivo di profughi è diminuito pur sapendo benissimo che ne è di coloro che non arrivano più. Leggi tutto “Per una geografia politica dei sentimenti. Da dove riprende la battaglia contro la disumanizzazione”

Aprite i porti

La questione dei migranti – accogliere o respingere, e come? – è da tempo diventata una “faccenda” planetaria e, per quello che ci riguarda, di dimensione europea. Non si può affrontare in ordine sparso, nazione per nazione; e meno che mai ciascuno per proprio conto. Per alcuni anni è sembrato che politica ed establishment europeo fossero divisi tra due fronti – accogliere o respingere – che di fatto hanno assorbito, o fatto passare in secondo piano, quasi tutte le altre questioni. Non solo quelle economiche e sociali relative alle politiche di austerità, alla privatizzazione di tutto l’esistente, alla crescente diseguaglianza tra un numero infimo di ricchi e una platea sterminata di poveri, al peggioramento delle condizioni di vita della maggior parte della popolazione. Leggi tutto “Aprite i porti”

La conversione ecologica insieme ai migranti

Che cosa ci siamo dimenticati? Chiedeva Urbi et orbi, a Roma e al mondo, the Young Pope di Sorrentino. Ci siamo dimenticati i cambiamenti climatici e la conversione ecologica.

I cambiamenti climatici provocati dai combustibili fossili colpiscono tutto il pianeta. Ma devastano di più i paesi  fragili ed esposti, quelli da cui proviene la maggioranza dei profughi e dei migranti odierni, per lo più sfuggendo a guerre e conflitti innescati da una riduzione delle fonti di sopravvivenza e dall’appropriazione da parte di alcuni, o di pochissimi, delle terre e delle risorse ancora disponibili. Sono guerre e conflitti in gran parte alimentati anche da diversi Governi dell’Occidente e non, che hanno trasformato in rapina economica e degrado ambientale il controllo diretto che esercitavano quando quei paesi erano ancora le loro colonie.  Leggi tutto “La conversione ecologica insieme ai migranti”

Tutti contro i migranti

Alla fine Giuseppe Conte ha trovato d’accordo tutti. A spese dell’Italia. E, ovviamente, dei profughi. Il documento finale del vertice di Bruxelles è praticamente vuoto, ma mette in chiaro che le differenze in seno all’Unione europea non sono poi così profonde, anche se tra non molto la porteranno allo sfascio. Destre e sinistre sono infatti unite dall’assunto che il nemico dell’Europa, quello da cui dobbiamo difenderci e contro cui occorre erigere barriere sempre più alte, sono i profughi: gli esseri più miseri e disgraziati della Terra. Ma le unisce anche il fatto che Salvini, sul sentiero già tracciato da Minniti – benché con toni decisamente meno educati – sta lavorando, e continuerà a lavorare, “per il bene” di tutti gli Stati membri. Leggi tutto “Tutti contro i migranti”

Sommersi e affogati

Mentre due navi cariche di “carne umana”, cioè profughi, chiedevano da giorni che qualcuno in Europa si impegnasse a non restituirli all’inferno a cui erano appena sfuggiti e altri mille loro compagni di sventura erano stati invece appena catturati (a costo di quanti morti e dispersi non si saprà mai) dai predoni libici mascherati da “guardia costiera” – con navi, divise e assistenza tecnica  fornite dall’Italia – nessuno dei capi dei governi europei, riuniti per discutere di nient’altro che di loro, ha sentito il bisogno di rispondere a quell’appello: dovevano affogare o venir restituiti ai Lager gestiti da quello Stato fasullo che essi stessi stanno tenendo in piedi. E a farsi carico del lavoro sporco doveva essere l’Italia, il cui esecrabile governo comunque lavora per loro. Leggi tutto “Sommersi e affogati”

Una politica contro il rancore

Da almeno un decennio è ormai evidente che i profughi che cercano di raggiungere l’Europa dall’Africa o dal Medioriente – una frazione infima di quelli costretti ad abbandonare le loro terre – provengono dai paesi più colpiti dai cambiamenti climatici, dai conseguenti dissesti ambientali, dalle guerre e dai conflitti da questi generati. Ma di questa evidenza non si trova traccia nei discorsi dell’establishment politico europeo: per loro i migranti compaiono solo nel momento in cui si imbarcano o attraversano una frontiera. Ma dove ci stiano trascinando le politiche antimigratorie adottate era già stato scritto in un documento del Pentagono del 2004, riassumibile in questi termini:

“Le prossime guerre saranno combattute per ragioni di sopravvivenza. Milioni di persone moriranno a causa di guerre o carestie, finché gli abitanti del pianeta non saranno stati ridotti a un numero sostenibile. I paesi più ricchi, come gli Stati uniti e l’Europa si trasformeranno in “fortezze virtuali” per impedire l’arrivo di milioni di migranti espulsi dalle loro terre sommerse o non più in grado di produrre cibo per mancanza di acqua. I Governi incapaci di difendere i propri confini verranno spazzati via dal caos e dal terrorismo”. Leggi tutto “Una politica contro il rancore”

La fortezza Europa ringrazia Salvini

“Garantiamo una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”. Così il ministro della Repubblica Salvini, nell’atto di negare l’accesso ai porti italiani a una nave di Sos Mediterranée con a bordo con 629 profughi (non tutti “ragazzi”; ci sono anche 7 donne incinte, 11 bambini e 123 minori non accompagnati). Ora ad accoglierli sarà la Spagna. Ma poi c’è anche il blocco di una seconda nave, la Sea Watch, di altri 800 naufraghi salvati da navi mercantili e di decine di gommoni stracarichi che non troveranno più navi delle Ong a raccoglierli, per le quali si prospettano ulteriori e drammatiche strette.

La “vita serena in Africa” che Salvini offre a quei ragazzi è il ritorno in Libia: dove le donne vengono stuprate in modo seriale, gli uomini venduti come schiavi e tutti e tutte torturate, affamati, ricattate, ammazzati come insetti. Quanto a quella garantita ai “nostri figli”, anche per loro c’è l’emigrazione; certo in condizioni di maggiore sicurezza, ma per andare a fare i lavapiatti dopo una laurea o un diploma. Così si svuotano i paesi “periferici” delle forze migliori – dell’Africa, con politiche coloniali tutt’altro che finite; ma anche dell’Europa, con l’ “austerità” –  purché quelle peggiori continuino a governare. Leggi tutto “La fortezza Europa ringrazia Salvini”

La cassazione licenzia i cinque di Pomigliano

La Corte di cassazione, a nome e per conto dell’amministratore delegato della FCA, ha licenziato in via definitiva, annullando una precedente sentenza di appello che ne imponeva il reintegro sul posto di lavoro, cinque operai di Pomigliano (o, meglio, del reparto confino istituito da FCA nel cosiddetto Centro logistico di Nola): Mimmo Mignano, Antonio Montella, Massimo Napolitano, Marco Cusano e Roberto Fabbricatore, peraltro mai reintegrati nonostante il dispositivo della Corte di appello lo imponesse. Il “reato” che ha portato alla loro condanna definitiva è aver messo in scena davanti alla fabbrica, con una sagoma di cartone, un finto suicidio di Marchionne, per protestare contro i veri suicidi di un’operaia e di un operaio, e il tentato suicidio di diversi altri lavoratori, tutti quanti, come “i cinque di Pomigliano” e molti altri, discriminati da anni – usando come strumento la cassa integrazione – per il loro impegno e le loro lotte contro un regime di fabbrica oppressivo e feroce. Secondo la Corte di cassazione il “nesso causale” tra la discriminazione da cui quei lavoratori suicidi erano stati colpiti e il loro suicidio – sia portato a termine che solo tentato – non è provato, mentre sarebbe invece provata “la compromissione morale” dell’immagine del loro datore di lavoro provocata dalla messinscena del suo suicidio immaginario fatta con una sagoma di cartone. Povero Marchionne! Leggi tutto “La cassazione licenzia i cinque di Pomigliano”

Il razzismo ridà fiato al fascismo e ai governi xenofobi

La ricorrenza del 25 aprile ci impone di aprire una riflessione sul rapporto tra fascismo e razzismo. Fascismo e razzismo non sono la stessa cosa, ma sono parenti. Il razzismo era in auge anche prima dell’avvento del nazifascismo: il colonialismo veniva legittimato con la pretesa superiorità dell’”uomo bianco”. Ma è stato il nazismo, prima, e il fascismo, dopo, indipendentemente uno dall’altro, a fare della “difesa della razza”, poi dell’assoggettamento e infine dello sterminio delle “razze inferiori” le loro bandiere. Leggi tutto “Il razzismo ridà fiato al fascismo e ai governi xenofobi”

Il 68. Contro l’università + Il sessantotto tra rivoluzione e restaurazione edizione illustrata.

E’ disponibile dall’8 Marzo 2018, pubblicato dal mio editore Interno4 Edizioni, l’edizione aggiornata del libro Il sessantotto tra rivoluzione e restaurazione accompaganata in introduzione dal documento dell’occupazione di Palazzo Campana Contro l’università e da quasi 80 pagine a colori con le riproduzioni di manifesti, volantini, ciclostilati, libri, provenienti dall’archivio La lunga Rabbia e che documentano l’eccezionale produzione di materiali del movimento del lungo ’68 italiano.

Dalla scheda di presentazione: Il libro ripercorre le tappe della nascita e dello sviluppo del movimento sessantotto, in Italia e nel mondo, citando fatti luoghi e personaggi che ne furono protagonisti e ne determinarono le scelte, ricostruendone la storia e raccontandone la genesi dalle occupazioni universitarie del 1967 fino al percorso che ne seguì lungo tutto il decennio 1968-1978. Operai e studenti, il Vietnam e la Primavera di Praga, i cancelli di Mirafiori e le università occupate, l’internazionalismo e la strage di Stato. E ancora: Che Guevara, Rudi Dutschke, la Rivoluzione culturale cinese e Piazza delle Tre Culture a Città del Messico. In questo libro scritto da uno dei protagonisti della rivolta italiana e tra i fondatori di Lotta Continua, tutto viene ricostruito affiancando a date e documenti una lucida e militante analisi politica scritta “dentro i fatti”.
Questa nuova edizione contiene: manifesto-articolo dell’occupazione di Palazzo Campana “Contro l’università” scritto da Guido Viale e pubblicato per la prima volta sui Quaderni Piacentini nel 1968. La terza edizione completa e rivista, con nuova introduzione dell’autore, del libro “Il sessantotto tra rivoluzione e restaurazione” pubblicato per la prima volta nel 1978 delle Edizioni Mazzotta. Due interviste a Guido Viale, a cura di Marino Sinibaldi e Giovanna Ferrara, rispettivamente del 2007 e 2017. Ad accompagnare tutti questi scritti un ricco apparato illustrativo curato da Emiliano Sisto (Archivio La lunga rabbia) con la ristampa a colori di oltre cento manifesti, volantini, opuscoli e libri prodotti dal movimento. Tra questi il bellissimo manifesto di Guido Crepax, in formato poster estraibile, realizzato nel 1972 a sostegno della campagna per la verità sulla Strage di Stato di Piazza Fontana.