Milano, 9.06.2014
Carco di riportare sul piano dell’argomentazione un tema affrontato troppo male. Che la decisione di Barbara Spinelli di accettare un seggio nel Parlamento europeo – dopo aver dichiarato all’inizio e nel corso della campagna elettorale che non lo avrebbe fatto – possa suscitare critiche non solo legittime, ma anche comprensibili, è ovvio. Ma dovrebbero rimanere nell’ambito della buona educazione e del rispetto reciproco (“prima le persone”, proclama il nostro slogan: lo siamo tutte e tutti), soprattutto quando provengono dalle nostre file.
La critica più fondata, e la più condivisa, mi sembra essere che Barbara non ha mantenuto fede alla parola data. Non è una critica politica, ma ha un’indubbia rilevanza politica. Barbara dice di aver cambiato idea di fronte a un cambiamento sia del contesto che della sua posizione. Ricorda che cambiare idea si può; e che l’impegno che aveva preso era quello di annunciare in anticipo la sua intenzione di non impegnarsi nel nuovo Parlamento, esattamente come avevano fatto Moni Ovadia e Adriano Prosperi, mettendo a disposizione della lista nel modo più diretto i loro nomi, le loro facce, le loro storie. Non si trattava certo, come ha fatto rilevare, di stringere un “patto” con gli elettori mancando, del patto, la controparte. Anche di fronte a chi allora criticava quella scelta Barbara rispondeva che quelle dichiarazioni, sue e degli altri due candidati nella sua stessa situazione, riguardavano le condizioni del loro impegno nella campagna elettorale, e non avrebbero pregiudicato né il risultato elettorale della lista né il funzionamento della eventuale rappresentanza parlamentare conquistata. Niente di male se qualcuno non condivide queste argomentazioni.
Ma c’è un effluvio di indignazione – e di insulti nei confronti di una persona che ha contribuito più di ogni altra al successo della nostra lista; con tutto il rispetto per l’impegno e il contributo che ciascuno di noi ha dato in base alle proprie forze – o, nella migliore delle ipotesi, di sarcasmi che non invitano certo alla replica e all’argomentazione, che è violenza distruttiva nei riguardi della nostra impresa e che sembra non fermarsi di fronte a niente. Tanto che è difficile distinguere i commenti malevoli dei giornali e su internet, che ci hanno sempre osteggiato con il loro silenzio assoluto, per occuparsi di noi solo nei momenti di un contrasto (è il nostro mestiere! dicono, dimenticando che c’è una deontologia dell’informazione) dai peggiori interventi e dalle peggiori insinuazioni di chi ancora si considera parte della nostra comunità.
Se la decisione di Barbara Spinelli crea dei problemi – e indubbiamente li crea – bisognerebbe affrontarli tenendo la barra diritta (la “cura del processo”, come la chiama Corrado Oddi); non adoperandosi per fare affondare la barca. In questo clima, che in parte si intuisce navigando in internet, ma che sulle mail di Barbara Spinelli si sta rovesciando dieci volte più potente –accanto alle moltissime lettere argomentate di coloro che la sostengono nella sua scelta – è difficile pensare che una persona schiva come lei, non avvezza agli agoni oratori (non è un difetto), ritenga impossibile presentarsi in un’assemblea senza una adeguata protezione da parte dei garanti; che non c’è stata. Soprattutto perché la “torre d’avorio” in cui si sarebbe rinchiusa le è stata costruita intorno proprio da noi garanti, imponendole il silenzio fino a che non si fosse concluso in qualche modo il tentativo di arrivare a una soluzione condivisa tra tutte le parti in causa.
Quel tentativo aveva, sì, portato a un risultato importante: sia Fratoianni che Ferrero avevano concordato che Barbara Spinelli doveva comunque andare in Parlamento, perché questo era indispensabile per il bene della lista; ovvero perché era insostenibile il fatto che, lei disponibile, ne venisse esclusa. Ma in quel tentativo non si era poi provveduto, né da una parte né dall’altra, a coinvolgere Eleonora Forenza e Marco Furfaro. Se sono stati trattati come “carne da macello”, come dice quest’ultimo – ma mi pare un’espressione un po’ forte, perché in tal caso lo sarebbero stati anche tutti coloro che si sono adoperati in ogni modo a portare voti alla lista senza averne una ricompensa in termini di seggi – la responsabilità va ripartita in modo uguale tra entrambe le parti in causa. Purtroppo però quella “trattativa” prometteva chiaramente di prolungarsi alla calende greche e di mantenere sulle braci tutti, perché nessuno dei due interlocutori era disposto a rinunciare al “suo” parlamentare. Con le motivazioni più diverse: tutte legittime o per lo meno sensate, ma che non facevano che esaltare e mettere in evidenza che di spartizione effettivamente si trattava: tutti d’accordo a riconoscere prioritaria la presenza di Barbara Spinelli in parlamento; ma nessuno disposto a una rinuncia. Meglio rompere gli indugi piuttosto che arrivare e affidarsi alla roulette russa del sorteggio finale. Così anche ai garanti è stato imposto un aut aut: o rinunciare alla presenza di Barbara in Parlamento (e tutti l’hanno considerata una perdita insostenibile) o permetterle di assumersi la responsabilità di sciogliere il nodo in assoluta autonomia. E i garanti l’hanno assecondata. Barbara lo ha fatto nel modo più ovvio: scegliendo il collegio dove è residente, dove era capolista, dove ha avuto il numero maggiore di voti.
L’esito non sarebbe stato così traumatico se il caso non avesse voluto che i tre candidati si distribuissero – secondo quanto detto e ripetuto da innumerevoli protagonisti e commentatori – in base a un equilibrio da manuale Cencelli: un terzo a Sel, un terzo a Rifondazione e un terzo alla “società civile. Non mi stancherò mai di ripetere che la società civile non esiste (è un’antica idea di Hegel che ormai usa solo Paolo Flores); e meno che mai esiste “il partito della società civile”, portato in vita solo per inventarsi equilibri inesistenti. La società civile si affianca, e ormai soccombe, alla società incivile, decisamente preponderante; ed entrambe si spartiscono sia gli iscritti ai partiti che quelli che non lo sono (che però non amano vedersi affastellati in un unico raggruppamento parapartitico).
Ecco dunque le ragioni politiche – e dietro di loro quelle morali – per il cosiddetto “voltafaccia” di Barbara Spinelli, ovvero la decisione di rivedere le sue dichiarazioni iniziali. Barbara era la garante principale di un progetto unitario apartitico e inclusivo. Ma se il progetto si fosse trasformato, come in larga misura ha rischiato di fare già durante la campagna elettorale, e come oggi rischiava di fare in una spartizione di spoglie (un terzo, un terzo, un terzo) il suo ruolo le imponeva di interrompere questa deriva. E lo ha fatto, coinvolgendo i garanti, prima che la nostra delegazione nel Parlamento europeo si presentasse sotto forma di una riedizione di una “lista Ingroia con il quorum”. Non poteva finire così: ora siamo entrati in un gruppo parlamentare di dimensioni europee; abbiamo sfondato in Italia con le firme e con i voti, nonostante un silenzio stampa assoluto e una campagna calunniosa nei nostri confronti. Abbiamo davanti prospettive più serie e importanti.
Quello che il suo ruolo di garante le imponeva, Barbara lo poteva fare solo riportando l’attenzione su di sé come depositaria di un sapere e di un giudizio solido sui temi dell’Europa, che nessuno saprebbe trattare meglio di lei da parlamentare; ma soprattutto additando nel suo nome, nel suo lavoro e nella sua presenza in Parlamento, il carattere indiscutibilmente unitario della lista. Ora il risultato immediato sembra contraddire una scelta che è stata una vera assunzione di responsabilità verso gli elettori, verso la lista, verso i suoi attivisti, verso i garanti; ed è finita per passare – grazie soprattutto all’atteggiamento di chi non si è mai posto il problema: ma perché mai l’avrà fatto? – come un comportamento altezzoso di una signora rinchiusa (dai garanti) nel proprio castello. Quell’assunzione di responsabilità merita invece un riconoscimento, e un grazie, a Barbara Spinelli. Glielo dobbiamo tutti.
Lettera di Guido Viale ai candidati e ai comitati della lista L’altra Europa per Tsipras
Salve secondo me tutto parte dai colpi di coda di Sel con Migliore e lo stesso Vendola ed è per questo che sono pienamente d’accordo con la scelta di Barbara Spinelli.Poi vorrei capire chi gestisce la pagina su Facebook dell’Altra europa con Tsipras visto che mi hanno bloccato e dove non posso più scrivere i miei pensieri in merito alla decisione della Spinelli,il che è grottesco oltre che anti democratico se uno la pensa in maniera diversa ha il diritto di dire la propria,
Grazie
Migliore è stato già messo in minoranza al congresso, e lo sarebbe stato di nuovo senza troppi problemi, se non si fosse fatta questa operazione scellerata e autoreferenziale. L’unico risultato che si è ottenuto in questo senso invece è stato quello di tagliare le gambe a quanti in Sel (la maggioranza) si stavano battendo per continuare il processo dell’Altra Europa.
Ti piace questa versione di comodo? Bene, bravo. Poi quando vuoi parlare in termini più seri fammi sapere. La Spinelli non doveva proprio candidarsi, in quanto garante. Si è candidata derogando un regolamento che avevano fatto gli stessi “garanti”. Si è candidata con la sua parola d’onore che si sarebbe poi ritirata per far posto ai giovani (candidatura di scopo o qualcosa del genere l’ha chiamata… bella stronzata). Adesso però si scopre che il suo ripensamento è dovuto alle esternazioni di Migliore! Facciamo le persone serie con un minimo di argomentazione politica, per favore.
Io penso che se si vuole davvero proseguire vadano azzerati i garanti,si deve ripartire dai comitati elettorali,e le decisioni su persone e metodi le deve prendere la base.Su ciò che ha fatto e detto Spinelli mi trovo largamente d’accordo con Marco Furfaro
Dovreste ad un certo punto mettervi d’accordo voi garanti: se dovete raccontarci una storiella, sarebbe carino fosse almeno coerente nel tempo e nelle varie versioni che ci propinate.
1) La Spinelli stessa ha dichiarato che ha scelto il collegio centro perché era la sua scelta naturale (?) e poi ha detto (su Repubblica) che questa scelta era dovuta alle ambiguità di SEL nei confronti di PD/PSE (ambiguità che a quanto pare diventano irrilevanti quando arrivano dal compagno di merende Maltese, disposto lle medesime aperture). Ma se era naturale, perché non dire subito che il problema era solo sul vincitore del collegio centrale? Perché non rendere pubblico il sofferto dilemma? La verità è che cercavate una buona ragione per colpire SEL e avete anche trovato in una parte dei dirigenti di questo partito un facile bersaglio (grazie a Migliore, Fava and co.).
2) Facile scegliersi le critiche a poi rispondere a quelle più banali. La più fondata ovviamente non riguarda la violazione della parola data, che dimostra solo l’inaffidabilità della persona in questione. Quello che ha fatto la Spinelli, in buona compagnia dei “garanti”, è stato appropriarsi di un percorso comune, uccidendolo per dare sfogo ad una visione narcisistica che vede in voi garanti gli unici depositari della saggezza totale, come si legge anche in questo post. Avete deciso come se i voti fossero vostri e poteste farci quello che volete. Lo farete ancora per stabilire la linea politica (avete già iniziato). La “base” si contatta solo in campagna elettorale, cinque minuti dopo che stiano tutti in silenzio o si comportino come masse adoranti, ma non si azzardino a mostrare pensiero critico. Per questo “carne da macello” è riferito a tutti gli elettori ed i militanti: complimenti per averlo colto.
3) Davvero la Spinelli riceve tutte queste lettere e questo sostegno nella sua scelta? C’è da chiedersi allora perché abbiate avuto paura nel mettere la decisione in mano ai comitati. Disprezzo della democrazia in quanto tale? Non siete diversi dal ceto politico che per anni avete criticato. Aggiungo tra l’altro che per giustificare questa coletllata alle spalle della lista intera, la Spinelli si fa scudo dei voti ricevuti in due circoscrizioni, quando le regole volute da VOI garanti prevedevano l’impossibilità di candidarsi su più collegi per tutti… tranne che per i garanti, proprio perché comunque avrebbero rinunciato. Altra assurdità, oltre il limite della farsa “avevo promesso di rinunciare, ma avendo preso così tanti voti, cambio idea”. Quando pensava di rinunciare, pensava forse di farlo da non eletta?
4) Marco Furfaro non è un candidato di SEL è un candidato della Lista Tsipras, questo almeno stando alle parole dei garanti fino al giorno delle elezioni. Poi si scopre che invece il manuale cencelli voi lo avete ben piantato nella testa e per decidere chi fare fuori, invece di convocare tutti i candidati e parlarne in assemblea pubblica (vedi sopra) aprite una trattativa con Ferrero a Fratoianni. A che nome? Per quale motivo? La Lista non era una federazione di partiti: ci sono bastate le esperienze degli anni passati. Non sapremo mai cosa sia successo in modo chiaro e il problema è proprio qui: la trasparenza serve anche a garantire che le responsabilità siano adeguatamente assegnate. Se Fratoianni e Ferrero sono colpevoli quanto voi (hanno accettato l’elezione della Spinelli? Ma chi ci crede?) è bene lo dichiarino pubblicamente, ma se dovessero negare, la responsabilità ricadrà giustamente sulle uniche persone dotate di potere decisionale, i “garanti”, la Spinelli in primis.
5) Ho trovato le parole “depositaria del sapere” legate alla Spinelli in diversi post online, tutti ironici e comici. Alcuni anche belli. Questo in che categoria va?
Il senso del ridicolo è quello che ti manca. Se ci tenete al progetto rimettete il mandato oggi stesso e chiedete alla Spinelli di dimettersi immediatamente. Non farà un briciolo di danno a nessuno (o pensa di essere indispensabile in quanto “depositaria”?).
NB per anticipare la critica facile, no, non sono di SEL, sono in aperto contrasto con i dirigenti di quel partito che ho abbandonato un anno e mezzo fa proprio perché non ne sopportavo i processi proprietari e nascosti di mortificazione democratica e di preservazione di ceto politico esausto. Processi che caratterizzano anche Rifondazione e senza dubbio frustrano le aspettative anche dei compagni in quel partito.
La lista Tsipras adesso ci mostra come si possano usare gli stessi giochi per tutelare giornalisti ed intellettuali (!?) esausti invece di politici di professione. Dimmi tu dove sia il vantaggio.
quella Curzio Maltese è una porcata senza senso tutti uguali tutti banderuole
Non possiamo essere trattati da idioti però, questo no.
A posteriori si cerca sempre di formulare una giustificazione a tutto ciò che è stato perchè non c’è mai stato, in nessuno di voi, l’intento di aprire un processo democratico e partecipato. Avete sequestrato una speranza nelle vostre stanze impolverate e adesso cercate una qualsiasi forma di giustificazione.
Risparmiateci questo scempio e, sopratutto, risparmiatevi quel minimo di dignità che avete conservato con cura in uno dei vostri cassetti; perché son sicuro che ne avete messa da parte un pò, altrimenti oggi l’avreste finita.
L’unica cosa che vi posso dire è che faremo a meno di voi, piacevolmente a meno, perché il futuro appartiene a noi e a quel milione di persone che avete umiliato.
Pretendete rispetto? Allora ve lo dovete meritare, nulla è dato per sempre. Vi ringraziamo per i vostri scritti e tutto ciò che ci avete dato, ma adesso basta, non c’è più spazio.
Qualcuno sabato ci ha detto: “La vostra generazione è fin troppo educata.”. Cazzo quanto è vero, siamo cresciuti con i racconti epici di decine di compagn@ che si fregiavano di far parte di movimenti situazionisti, antagonisti, rivoluzionari, bande armate e adesso pretendete che lo scontro non possa avvenire neanche a parole?
Quelle che voi stessi ci avete lasciato e insegnato.
Ora le usiamo come diciamo noi, senza guardare in faccia a nessuno, perché a noi nessuno ci ha mai degnato di uno sguardo.
Con tanta rabbia e passione,
Livio Grillo.
il primo errore e’ stato questo:un garante non doveva essere candidato.
il secondo:non si cambiano le regole(anche quelle non scritte)in corsa
il terzo:si consulta la base ( comitati)per decidere
quarto:”prima le persone”va applicato….non solo scritto e detto
Non sono iscritto a partiti….per me un candidato o l’altro non faceva differenza…..potevano essere anche tutti di un partito solo.Garanti….avete dimostrato di non garantire la democrazia e le regole.
Gentilissimo dott. Viale, premetto che la stimo molto e che spesso mi ritrovo nelle varie posizioni che esprime.
Tuttavia, mi trovo assolutamente concorde con il commento del Sig. Fiore a questo articolo e ne condivido tutto.
Pertanto, evitando di ripetermi di nuovo, mi viene una domanda da fare a Lei e ai Suoi lettori: se nella prossima Assemblea Nazionale dei Comitati della Lista Tsipras si dovesse votare una mozione di sfiducia nei confronti di Barbara Spinelli per chiederne le dimissioni, per “tenere la barra dritta” come dice Lei, e rimettere insieme tutti i cocci -legittimamente esplosi- pensa che sarebbe disposta ad ascoltare “la base”? (in questo caso può assistere anche da Parigi se non se la sente di intervenire, immagino ci sarebbero molte persone a difendere comunque la sua posizione)
E, soprattutto, ritiene sia opportuno esporre un’intellettuale della sua caratura e spessore a questo pubblico ludibrio o sarebbe più opportuno consigliarla meglio prima di arrivare a questo scenario che, paradossalmente, potrebbe rappresentare la fase finale?(soprattutto da garanti che ne hanno sempre tutelato integrità e scelte)
Cordialmente.
No Guido, questa volta non mi hai convinto. Adesso mettiamo fine alle polemiche e andiamo avanti, ma evitiamo di ripetere questi scivoloni, per il futuro chiediamo maggior chiarezza nelle scelte pre e post elettorali.
Che la decisione di B.S. di non mantenere fede alla parola data avrebbe suscitato critiche, era ovvio. Apprendiamo altresì che tali critiche sono da ritenersi legittime e comprensibili.
Vediamo dunque cosa Ella opponga al legittimo, al comprensibile e a Monsieur de la Lapalise. Ovvero, stiamo buoni, se possano dirsi altrettanto legittime e comprensibili le ragioni avanzate da Spinelli per cui Ella la fa pari e patta con chi la critica.
1) Si assume che la critica: Fino a ieri avevi detto e ripetuto A, ma oggi che hai avuto il potere di fare A, hai fatto non A, non è una critica politica, ma ha semplicemente un’indubbia rilevanza politica.
Cavillosa assunzione, che del resto mi sembra del tutto
inutile per il prosieguo della Sua argomentazione, ma che ben lascia intravedere a cosa tenda. Quindi non passa.
Infatti:
1a) Fare A o fare non A, nel caso presente, è
fare la scelta politica, di accettare l’elezione a ricoprire una
carica politica. Anzi, pare due…Quindi chi critica, critica una
scelta politica e una condotta politica.
2a) A criticare B.S. per la sua scelta politica e per la condotta politica sua e dei garanti politici (e dei segretari dei partiti politici) sono dei soggetti politici: militanti politici, simpatizzanti politici e semplici elettori di politici – come me.
3a) I critici sono imbestialiti per ragioni di rappresentanza
politica e di pratiche politiche.
4a) Criticare una scelta politica opponendo ragioni
etiche o dottrinali come fa spesso la CEI è fare politica, nevvero?
Quindi, riassumendo, o Ella dimostra che esiste almeno una critica a una scelta e a una condotta politica, fatta da soggetti politici, per ragioni politiche, mentre fanno politica, che però contemporaneamente è una critica non politica; oppure duole dirlo, ma Ella ha tutta l’aria di assumere ciò che intende dimostrare.
2) In ogni mondo possibile, se si è cambiata idea, allora è necessariamente cambiato il contesto e la propria posizione rispetto ad esso.
Anche se, certo, sono reperibili definizioni un po’ meno ambigue, auspicabili argomentazioni un po’
meno tautologiche, preferibili spiegazioni un po’ più stringenti.
Perché anche il traditore e il voltagabbana e l’opportunista, per definizione, cambiano la propria posizione al mutare del contesto. E non certo confessando una malafede iniziale. Che del resto non è necessario attribuire loro per definirli. Mica si parla del truffatore o del baro! Detto altrimenti, ma sorprende di doverlo spiegare a dei gran garanti come B.S. ed Ella, si sostiene di aver cambiato idea PERCHÈ si è cambiata idea.
Il che poi, sarebbe legittimo, va da sé, perché sua se natura in buona fede, B.S. non meno di S.B., e non perché vi siano delle ragioni specifiche dando conto delle quali (cfr. accountability vs. promesse di accountability al termine della lettera di B.S. l’altro ieri) in un processo di condivisione (cfr. ciwati sui suoi dubbi governativi) si metta l’elettore in grado di giudicare la buona fede dell’eletto, che invariabilmente ne fa professione, sia esso il più pio degli ingiustamente accusati o il più sordido dei lestofanti.
3) Il capolavoro. (No, il capolavoro sono le doglianze per i sarcasmi. No, il capolavoro è la (de)negazione della torre d’avorio, che pietà!)
«Io e gli altri lo diciamo prima che non andremo, loro no.[..]
Berlusconi o Grillo invece baravano, non lo chiarivano. Anni fa Mirabelli dei Ds mi chiese di candidarmi a Milano per
l’Ulivo.[…] Accettai ma poi i consigli comunali si svolgevano il
lunedì e il giovedì e io ho una compagna teatrale, devo fare le turnée, da me dipendono gli stipendi degli altri. Dovetti
lasciare. Tutti furono molto affettuosi, solo un giornale di
destra mi schernì con un titolo, prendi i voti e scappa . Ripeto, per me è solo una rottura, lo faccio solo finché si ritiene utile. Ma non sono uno specchietto
per le allodole».
Ebbene, con simili dichiarazioni politiche (e con un simile curriculum politico) «non si trattava certo, come ha fatto rilevare, di stringere un “patto” con gli elettori mancando, del patto, la controparte».
Quindi se domani Tsipras appoggia i liberali, né sarebbe un
semplice baro come B. e G. che
hanno il nome sul simbolo elettorale lasciando il dubbio, né
certo sarebbe un traditore di patti con elettori che non sono che una controparte non data. Hahahah. Questa sì che sarebbe piaciuta a Hegel!
Eppure a ben vedere un patto c’era.
C’era eccome un patto con una controparte. C’era un patto con dei partiti – e con il loro elettorato, la non-controparte. Un patto che come ben ricorda un intervento precedente, per esempio prevedeva che gli unici a potersi candidare in più collegi fossero i garanti. Essendovi appunto la garanzia che ciò non avrebbe falsato il risultato. Perché nel contesto di stringere un patto, o di cuccarsi i voti di Sel e Rc come direbbero i sarcastici, la loro posizione era che se eletti si sarebbero dimessi. Un patto alle cui clausole alcuni, come Camilleri, per una ragione o per l’altra, si sono sottratti fin da subito. Un patto al quale alcuni altri, come Ovadia, si sono attenuti puntualmente.
4) La storia della scelta del collegio naturale lascia il tempo che trova, data appunto la situazione venutasi a creare tra Sel e Rc.
La Spinelli, i Garanti, e Tsipras, si sono presi di fatto,
avendola di diritto, la responsabilità di togliere rappresentanza politica in Europa al soggetto politico
probabilmente di gran lunga più corposo tra quelli coalizzati in Italia.
Cosa che non sarebbe successa con un sorteggio. Garbasse o meno ai delegati dei partiti. E ai garanti ingroiani come Ella.
E che le critiche sarebbero state tanto maggiori, quanto maggiori erano le dimensioni dell’arto mutilato, era banalmente prevedibile. Come prevedibile era lo stupore di cui Ella dà mostra, data la infallibile miopia di cui la nostra intellighenzia fa puntualmente sfoggio non appena glie se ne fornisca l’occasione.
Con questa classe intellettuale non vinceremo mai.
A mai più!
Voi non mi avete convinto e forse non vi rendete conto del solco che avete scavato con una parte della sinistra, che non è fatta solo di gruppi dirigenti, ma di persone in carne ed ossa e molta, molta dignità. Aver umiliato questa dignità è stato un grosso errore politico
Dividersi pro o contro Barbara Spinelli, pro o contro Marco è un esercizio perfettamente inutile, come è inutile dire andiamo avanti, si può e si deve andare avanti ma occorre avviare una nuova fase, c’è bisogno di tutti,c’è bisogno dell’esempio per dar vita allo slogan della campagna elettorale “prima le persone”.
Caro Guido, un grazie di cuore a Barbara Spinelli ed uno a te, per l’importante e perseverante lavoro di chiarificazione. Purtroppo sembra un lavoro inutile a giudicare dalle reazioni. Ma non lo è. I fatti sono fatti e rimangono. A prescindere dalle reazioni scomposte di chi non li condivide o se ne sente ferito.
però qui se non ci si rende conto che con tutte le sue problematiche Sel ha contribuito in maniera determinante al 4% …forse più della metà dei voti provengono dall’impegno dei suoi militanti..i garanti a questo punto dovrebbero aver esaurito il loro compito, spetta ai militanti eleggere democraticamente un nuovo coordinamento, se ciò non avviene, credo ceh l’esperienza della lista si possa ritenere conclusa…
È incredibile come ancora non si riesca a capire qual è il punto fondamentale: la totale autoreferenzialità e l’autoritarismo con cui è stata presa questa scelta. Si parla di cura del progetto, ecco, è proprio questa che è mancata.
Come si fa a non capire quanto sia stata arrogante la scelta di convocare un’assemblea e di tenerla all’oscuro e senza voce in capitolo su una questione così cruciale? Evidentemente voi garanti, che pure vi fregiate di essere degli intellettuali, non avete capito l’istanza principale posta da quanti hanno partecipato a questa esperienza: la partecipazione e la condivisione. Un nuovo modo di fare politica. Come si fa a dire che la scelta non è stata “in solitudine”, perché si è parlato “con i garanti e con i segretari di partito”? E chi se ne frega lo vogliamo dire? Non è forse questo un modo di fare politica che si è sempre condannato?
Un ultima cosa: io, come tanti altri, gradirei che non si sentisse più parlare dei sedicenti garanti, principali responsabili (per vostra stessa ammissione) del disastro cui abbiamo assistito.
Siamo in pieno provincialismo. Con questo spirito e con questi atteggiamenti non si va da nessuna parte.
Purtroppo ad ogni lettera invece di chiarire si fa peggio. Mi pare evidente, soprattutto ora, che la decisione di far tenere il seggio a Spinelli sia l’esatto opposto del garantire il progetto della lista, perché ha fatto il gioco di chi non voleva che SEL rimanesse nel proggetto (tra i quali anche quelli iscritti e in minoranza alla stessa SEL)
C’erano dissapori e diffidenze tra garanti e una delle parti in causa? Essere responsabili e tutelare il progetto avrebbe voluto dire disinnescare lo scontro per il bene comune, non fare rese dei conti spicciole che diventano forzature sulle regole, sui circoli, sui principi democratici.
E non credo nemmeno che sfugga al sig. Viale e ai garanti che mettere alla porta con tale scorrettezza un componente della lista e SEL in particolare rappresenta anche una scelta di linea politica operata con colpi di mano invece che con una costruzione inclusiva e una mediazione programmatica.
Una linea politica che non so nemmeno se ai garanti piacerà…
Forse per un deficit di buona fede nelle argomentazioni, i garanti “intellettuali” stanno rafforzando lo stereotipo negativo dell’intellettuale “radical chic” che i commentatori più beceri spesso cavalcano, fanno danno a loro ma soprattutto fanno danno a noi che crediamo nella necessità di una sinistra serie e credibile in questo paese. Locuzione in cui è tutto importante, ma in particolare lo è la parola “UNA”. Spero che tra le parti in causa riesca almeno SEL a mostrare un eccesso di responsabilità e trovi un modo per tenere tutto assieme nonostante i pasticci dei garanti.
Le monarchie dinastiche in Europa non vivono di chiarimenti, ma di gloria. Non scomodatevi in giustificazioni. Le jeux son faites. Noblesse oblige.
La proposta migliore… oops, la più interessante che ho letto è quella di sostituire i garanti – che hanno esaurito il loro compito e tralascio ogni giudizio – con un organismo composto dai più votati della Lista Tsipras (di cui farebbe quindi parte la Spinelli, ma anche Furfaro), che dovrebbe coordinare la nascita di un nuovo soggetto, democratico e partecipato.
No, così per dire, se legge i commenti mi sembra chiaro che più parla e più fa danni. Meglio tacere, direi, no?
Una discussione insopportabile.Io sono uscito dal PD,ho aderito a questo progetto perchè sento la necessità di costriure una sinistra ampia inclusiva radicata nel mondo del lavoro e nella società.Non ho interesse ad una discussione incentrata solo sulla rappresentanza.Barbara Spinelli(che ritengo un valore aggiunto )ha spiegato bene le ragioni della sua scelta che condivido,e che lo stesso Tsipras ha richiesto. Ora andiamo avanti,abbiamo un campo aperto davanti a noi.Finiamola di ricercare colpevoli a tutti i costi.Ai Garanti va ascritto il merito di un’intuizione importante e vincente,non accadeva da anni,e ciò con il lavoro di tutti noi. Oggi c’è la necessità di costruire un’organizzazione strutturata nei territori.Facciamo diventare l’appuntamento del 19 Luglio l’avvio di una COSTITUENDA della NUOVA SINISTRA in Italia.Ma smettiamola per piacere con il “cupio dissolvi”.Un saluto a tutti.
buon viaggio
Il fine non giustifica mai un mezzo sbagliato dal punto di vista umano e culturale. Una bugia è una bugia e non diventa una virtù a fin di bene. Le giustificazini della Spinelli e di Viale sono sale sulla ferita di una prassi che a Sinistra abbiamo visto più volte: l’autoreferenzialità. La decisione della Spinelli avrebbe dovuto essere presa in una assise ampia e con una discussione più articolata. Presa (la decisione) sulla base di una considerazione “privata” anche se non “rinchiusa” e su valori alti – e pure in parte condivisibili – ma da un punto di vista oggettivo, contraddice in un sol colpo il senso stesso della partecipazione e della trasparenza. Senza di queste la Spinelli diventa parte del problema e non la soluzione.
A Guido Viale e a tutti i Garanti voglio rivolgere un appello:contattateci,informateci,rendeteci partecipi della discussione.e anche delle decisione da assumere.Costruiamo una rete ben strutturata: nel 2015 abbiamo il voto regionale attrezziamoci. Ciao.
Che la decisione di B.S. di non mantenere fede alla parola data avrebbe suscitato critiche, era ovvio. Apprendiamo altresì che tali critiche sono da ritenersi legittime e comprensibili.
Vediamo dunque cosa Ella opponga al legittimo, al comprensibile e a Monsieur de la Lapalise. Ovvero, stiamo buoni, se possano dirsi altrettanto legittime e comprensibili le ragioni avanzate da Spinelli per cui Ella la fa pari e patta con chi la critica.
1) Si assume che la critica: Fino a ieri avevi detto e ripetuto A, ma oggi che hai avuto il potere di fare A, hai fatto non A, non è una critica politica, ma ha semplicemente un’indubbia rilevanza politica.
Cavillosa assunzione, che del resto mi sembra del tutto
inutile per il prosieguo della Sua argomentazione, ma che ben lascia intravedere a cosa tenda. Quindi non passa
Infatti:
1a) Fare A o fare non A, nel caso presente, è
fare la scelta politica, di accettare l’elezione a ricoprire una
carica politica. Anzi, pare due…Quindi chi critica, critica una
scelta politica e una condotta politica.
2a) A criticare B.S. per la sua scelta politica e per la condotta politica sua e dei garanti politici (e dei segretari dei partiti politici) sono dei soggetti politici: militanti politici, simpatizzanti politici e semplici elettori di politici – come me.
3a) I critici sono imbestialiti per ragioni di rappresentanza
politica e di pratiche politiche.
4a) Criticare una scelta politica opponendo ragioni
etiche o dottrinali come fa spesso la CEI è fare politica, nevvero?
Quindi, riassumendo, o Ella dimostra che esiste almeno una critica a una scelta e a una condotta politica, fatta da soggetti politici, per ragioni politiche, mentre fanno politica, che però contemporaneamente è una critica non politica; oppure duole dirlo, ma Ella ha tutta l’aria di assumere ciò che intende dimostrare.
2) In ogni mondo possibile, se si è cambiata idea, allora è necessariamente cambiato il contesto e la propria posizione rispetto ad esso.
Anche se, certo, sono reperibili definizioni un po’ meno ambigue, auspicabili argomentazioni un po’
meno tautologiche, preferibili spiegazioni un po’ più stringenti.
Perché anche il traditore e il voltagabbana e l’opportunista, per definizione, cambiano la propria posizione al mutare del contesto. E non certo confessando una malafede iniziale. Che del resto non è necessario attribuire loro per definirli. Mica si parla del truffatore o del baro! Detto altrimenti, ma sorprende di doverlo spiegare a dei gran garanti come B.S. ed Ella, si sostiene di aver cambiato idea PERCHÈ si è cambiata idea.
Il che poi, sarebbe legittimo, va da sé, perché sua se natura in buona fede, B.S. non meno di S.B., e non perché vi siano delle ragioni specifiche dando conto delle quali (cfr. accountability vs. promesse di accountability al termine della lettera di B.S. l’altro ieri) in un processo di condivisione (cfr. ciwati sui suoi dubbi governativi) si metta l’elettore in grado di giudicare la buona fede dell’eletto, che invariabilmente ne fa professione, sia esso il più pio degli ingiustamente accusati o il più sordido dei lestofanti.
3) Il capolavoro. (No, il capolavoro sono le doglianze per i sarcasmi. No, il capolavoro è la (de)negazione della torre d’avorio, che pietà!)
«Io e gli altri lo diciamo prima che non andremo, loro no.[..]
Berlusconi o Grillo invece baravano, non lo chiarivano. Anni fa Mirabelli dei Ds mi chiese di candidarmi a Milano per
l’Ulivo.[…] Accettai ma poi i consigli comunali si svolgevano il
lunedì e il giovedì e io ho una compagna teatrale, devo fare le turnée, da me dipendono gli stipendi degli altri. Dovetti
lasciare. Tutti furono molto affettuosi, solo un giornale di
destra mi schernì con un titolo, prendi i voti e scappa . Ripeto, per me è solo una rottura, lo faccio solo finché si ritiene utile. Ma non sono uno specchietto
per le allodole».
Ebbene, con simili dichiarazioni politiche (e con un simile curriculum politico) «non si trattava certo, come ha fatto rilevare, di stringere un “patto” con gli elettori mancando, del patto, la controparte».
Quindi se domani Tsipras appoggia i liberali, né sarebbe un
semplice baro come B. e G. che
hanno il nome sul simbolo elettorale lasciando il dubbio, né
certo sarebbe un traditore di patti con elettori che non sono che una controparte non data. Hahahah. Questa sì che sarebbe piaciuta a Hegel!
Eppure a ben vedere un patto c’era.
C’era eccome un patto con una controparte. C’era un patto con dei partiti – e con il loro elettorato, la non-controparte. Un patto che come ben ricorda un intervento precedente, per esempio prevedeva che gli unici a potersi candidare in più collegi fossero i garanti. Essendovi appunto la garanzia che ciò non avrebbe falsato il risultato. Perché nel contesto di stringere un patto, o di cuccarsi i voti di Sel e Rc come direbbero i sarcastici, la loro posizione era che se eletti si sarebbero dimessi. Un patto alle cui clausole alcuni, come Camilleri, per una ragione o per l’altra, si sono sottratti fin da subito. Un patto al quale alcuni altri, come Ovadia, si sono attenuti puntualmente.
4) La storia della scelta del collegio naturale lascia il tempo che trova, data appunto la situazione venutasi a creare tra Sel e Rc.
La Spinelli, i Garanti, e Tsipras, si sono presi di fatto,
avendola di diritto, la responsabilità di togliere rappresentanza politica in Europa al soggetto politico
probabilmente di gran lunga più corposo tra quelli coalizzati in Italia.
Cosa che non sarebbe successa con un sorteggio. Garbasse o meno ai delegati dei partiti. E ai garanti ingroiani come Ella.
E che le critiche sarebbero state tanto maggiori, quanto maggiori erano le dimensioni dell’arto mutilato, era banalmente prevedibile. Come prevedibile era lo stupore di cui Ella dà mostra, data la infallibile miopia di cui la nostra intellighenzia fa puntualmente sfoggio non appena glie se ne fornisca l’occasione.
Con questa classe intellettuale non vinceremo mai.
A mai più!
Io non avevo seguito troppo bene la storia della rotazione. Ho votato Spinelli, sono contenta che ci sia, non avrei appoggiato nessuno degli altri due, che mi sembrano meno interessanti. E basta ‘sta polemica. Abbiamo visto tanta corruzione, tanta doppiezza, tanto arrivismo d’altre parti, non mi sembra il caso questa volta. Un cambio di decisione, anche in seguito ai richiami di tanti come me. N’a bella persona, spero faccia un ottimo lavoro.
Perché la sinistra in Italia è la meno votata tra i Paesi europei anche della fascia mediterranea? Vedi Francesca sono proprio questi atteggiamenti ambigui, questo snobismo degli intellettuali di sinistra, questo modo di operare sottobanco tra garanti, tipico della peggiore burocrazia comunista anni ’50. Solo in Italia. E solo in Italia la sinistra prende meno voti di un movimento settario e territoriale come la lega. Ti pare una polemica? Io credo che sia ora di attuare un processo “rivoluzionario” che spazzi via questo modo di agire “a sinistra” e apra la strada verso un dialogo continuo orizzontale tra pari. Barbara è una bella persona e nessuno si è mai permesso di attaccarla sul livello personale. Ma su quello politico sì, perbacco! Spero sinceramente anch’io che faccia almeno un ottimo lavoro. Saprà riconciliarsi con i fatti, spero.
Saro’ sicuramente una radical-chic ex sessantottina ora in disuso, Anzi allo sfascio. Ma io quelli di sel non li scelgo e non li voto. Barbara Spinelli si. Anche Ingroia ho votato. Per una volta, il voto non è andato buttato, ed io sono contenta. Mi dispiace che per tutti questi panni lavati in pubblico, la forza della lista Tsipras e meno forte, e indebolita dai suoi propri elettori.
Io ho fatto politica, ho anche avuto qualche incarico di responsabilità…. e so che essere puri e duri e bellissimo. Ma anche che chi e votato e passa ottiene un blasone senza macchia, una nuova verginità. Rifatta, al silicone?
Non saprei. Vediamo cosa fanno e poi giudicheremo come e andata. Mi dispiace per voi, perchè avete appoggiato una lista e preso niente. Ma era unna scommessa buona, e valeva la pena di giocarsela tutta.
Questo è il bello di questa lista, Francesca. E spero che questo progetto vada avanti così come è impostato. Per dirla alla SEL, credo che siamo sulla “strada giusta”. Non importa se tu non sostieni SEL o Rifondazione, importa invece che tu sia presente in questo progetto di sinistra e al di là delle mie critiche, come tutti i progetti nuovi ci sono delle imperfezioni che però con il tempo si aggiusteranno. Io la vedo bene e pazienza se Furfaro non ce l’ha fatta. Oggi all’assemblea nazionale di SEL è stato confermato il sostegno al progetto perché l’obiettivo è quello di riunificare la sinistra, mantenendo ciascuno le proprie caratteristiche ma avendo in comune gli stessi obiettivi: lotta all’austerità e all’europa della Troika. Ciao.
Caro Guido, non trovo le parole… non sono d’accordo su nulla di quanto hai scritto e le tue argomentazioni le trovo veramente arroganti. Bell’esempio di “garanti” infatti. Avete agito più come despoti che come persone attente al movimento politico nella sua interezza. Al di là dei ripensamenti della Spinelli, non avete garantito il fatto che non si candidasse, non avete garantito il fatto che ci ripensasse (e oggi confessate anche le vostre colpe). Avete snobbato l’assemblea dei comitati elettorali, ovvero gente per bene che si è fatta un mazzo tanto VOLONTARIAMENTE per far crescere una speranza di un nuovo progetto politico (ma come vi permettete?), che sembra pure che funzioni. La tua “apparizione” in assemblea è stata formalmente un nulla di fatto e poi te la sei svignata, la Spinelli se ne stava addirittura a Parigi (sic!), Curzio chi l’ha visto, ma per fortuna solo i due ottimi ragazzi, ovvero Furfaro e Forenza erano lì e hanno parlato con tutti. Sono loro il futuro di questo progetto, voi garanti è tempo che ve ne andiate. Ah! Avete per caso dato qualche indicazione su come strutturare l’assemblea pubblica per il 19? Torna ad essere il suk di quella di giugno? Lasciate stare, non sforzatevi. Ci penseremo noi dei comitati territoriali a dare una strutturazione elettiva.